
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 10 al 16 giugno 2024
Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

John Cale – POPtical Illusion (Domino)
Ad appena un anno dal precedente Mercy il leggendario fondatore dei Velvet Underground è già pronto per tornare con il suo diciottesimo album in studio, dimostrandosi in un momento di profonda ispirazione. Come preannuncia il titolo, il disco sarà puramente pop, anche se l’obiettivo dell’artista è quello di utilizzare l’apparente leggerezza di questo stile per attuare una forte critica sociale del nostro tempo, divisa tra rabbia e speranza.

Moby – always centered at night (always centered at night)
Per celebrare il venticinquesimo anniversario dall’uscita del suo grande classico Play, l’artista newyorchese ha deciso di pubblicare un nuovo album in studio, il ventiduesimo, che segna il ritorno verso brani originali, dal momento che i suoi due precedenti dischi contenevano rivisitazioni di brani del passato. Un album pronto a mostrare la versione matura di quel ragazzo che nel 1999 si ritagliò uno spazio nell’albo della storia della musica, con l’aiuto di alcuni ospiti come serpentwithfeet, Lady Blackbird, Gainaa e Benjamin Zephaniah.

The Decemberists – As It Ever Was, So It Will Be Again (YABB/Thirty Tigers)
Sono trascorsi ben sei anni dall’uscita del precedente I’ll Be Your Girl e ora la band indie rock capitanata da Colin Meloy è tornata con il suo nono album in studio. Il disco, caratterizzato dall’ennesimo cambio di etichetta e di produzione, segna un ritorno verso le origini stilistiche del gruppo, quelle tendenti all’indie folk e al cantautorato, salvo poi concedersi anche qualche rara esplorazione in territori progressive e psichedelici.

John Grant – The Art Of The Lie (Bella Union/[PIAS])
Il cantautore americano ex leader dei Czars torna con il suo sesto album in studio, che arriva a tre anni dal precedente Boy From Michigan. Un disco dalle molteplici influenze 80s, tra cui spicca il synthpop, che si impone rispetto all’indie folk degli esordi, di cui l’artista si serve per dare una visione molto critica della società americana del 2024. Molto eloquenti a questo proposito risultano essere il titolo e la copertina dell’opera.

NxWorries – Why Lawd? (Stones Throw)
Il fantasmagorico duo composto da Anderson Paak e Knxwledge, dopo il disco d’esordio Yes Lawd! del 2016 e svariati progetti paralleli, arriva oggi a realizzare il suo seguito, che si collega, quindi, già dal titolo al suo predecessore. Un disco che sarebbe riduttivo definire hip hop per via dei numerosi stili che vi si fondono nelle varie tracce: R’n’B, soul e gospel, tutti riuniti per creare un mix di grande efficacia.

KNEECAP – Fine Art (Heavenly Recordings/[PIAS])
A sei anni di distanza dal disco di debutto 3CAG il trio hip hop irlandese composto da Mo Chara, Móglaí Bap e DJ Próvaí finalmente torna con il suo secondo album in studio. Lo stile che lo contraddistingue è unico: rapping in irlandese puro, contaminazioni poliedriche come quelle di funk e indie (non a caso in uno dei brani è presente Grian Chatten dei connazionali Fontaines DC) e focus su tematiche sociali trattate in modo satirico e umoristico.

Paul McCartney & Wings – One Hand Clapping (MPL Communications)
Sono trascorsi cinquant’anni dalle registrazioni tenutesi ad Abbey Road di questo documentario/album dal vivo in studio e dopo continue comparse di bootleg e richieste di pubblicazione ufficiale, finalmente il progetto è riuscito a vedere la luce. Un’ora e mezza di esibizione di una band all’apice del suo successo e della sua forma, divisa tra brani originali, riproposizione di classici dei Beatles e cover tratte dal repertorio di alcune delle proprie fonti d’ispirazione.

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