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di Manuel Graziani

Nella primavera del 1999 mi fiondai in edicola a prendere la mia copia di Bassa Fedeltà, il meraviglioso bimestrale di punk’n’roll lo-fi nato all’interno della redazione di Rumore. Di quel dodicesimo numero, che conservo come una reliquia di Padre Pio, rimasi colpito dalla recensione del singolo del mese firmata da Luca Frazzi. Si trattava di I’m Young, Dumb & Full Of Cum (un titolo, un programma) degli statunitensi The Whittingtones. Sulla copertina in bianco e nero campeggiava un fantastico juke-box Wurlitzer 2204 Console del 1958, nel retrocopertina il suo amplificatore valvolare. Ne rimasi particolarmente colpito perché dall’entusiastica recensione di Luca scoprii con malcelato stupore che a stampare quel dischetto in vinile era una neonata etichetta della mia piccola città di provincia. Scrissi subito una lettera – sì una lettera fatta di carta – all’indirizzo in calce alla recensione e qualche giorno dopo mi ritrovai nel salotto di Gabriele Di Gregorio a sorseggiare Montepulciano d’Abruzzo mentre le casse dello stereo sparavano blues punk sgangherato.

Gabriele Di Gregorio e Bobby Hussy dei The Hussy nel 2018

Scomodando i Dream Syndicate, da quei giorni di vino e rose sono passati vent’anni. Io e Gabriele ci frequentiamo regolarmente, con o senza il r’n’r di mezzo. La Goodbye Boozy Records ha raggiunto lo status di etichetta culto al pari della In The Red e della Goner Records di Eric Oblivian. Solo per citare i nomi più noti: nei primi anni zero la GB ha fatto un salto in Canada pubblicando i primi singoli di BBQ, aka Mark Sultan, e dell’istrionico pard King Khan. Nel 2007 si è spostata in California tirando fuori dalle cantine Traditional Fools e Charlie And The Moonhearts, ovvero i primi gruppi di Ty Segall e Mikal Cronin: a cui ha subito pubblicato gli esordi solisti e persino un singoletto assieme. Alle soglie degli anni ’10 è sbarcata in Australia facendo luce sulla fiorentissima scena di Geelong dei vari Frowning Clouds, Hierophants, The Living Eyes, Ausmuteants, ecc. Senza dimenticare qualche sporadica puntata nel Belpaese, vedi Movie Star Junkies, The Rippers e i glocal heroes Inutili.

La sigla Goodbye Boozy in realtà ha fatto la sua comparsa nel 1995, ai tempi ancora senza la bottiglia con bicchiere annesso che marchierà il celebre logo, tutta attaccata è impressa all’interno del disco sperimental-plagiarista Sprut di Giustino Di Gregorio, fratello maggiore di Gabriele. “In quel periodo ero in fissa per il blues delle origini, avevamo bisogno di un nome e venne fuori Goodbye Boozy mutuato appunto da un vecchio disco blues. Per essere più precisi il termine Boozy lo lessi all’interno del primo 7” Rock N Roll Paper Route dei californiani Captain 9’s & The Knickerbocker Trio. Unii le due cose ed ecco questo nome che mi piaceva perché suonava bene”, puntualizza Gabriele, “a seguito del disco di mio fratello, che fu accolto benissimo dalla stampa specializzata, ci arrivò una montagna di demo di band italiane allora sconosciute tipo Julie’s Haircut. Molte erano band punk rock che non c’entravano nulla con la sperimentazione. Avendo ricevuto tutto questo materiale di cui sono sempre stato appassionato, abbiamo deciso di fare delle compilation su cassetta ma non limitandoci a pubblicare i pezzi così com’erano, Giustino ci rimetteva sempre le mani sopra con un risultato a volte molto distante dall’originale”. E ancora: “… dai primi anni novanta ero in contatto con etichette americane dalle quali acquistavo dischi in vinile, tramite quei contatti nel 1999 ho iniziato a fare le cose sul serio con l’etichetta stampando 45 giri oramai introvabili in Italia. Nell’era pre-internet con i gruppi ci si scriveva per posta tradizionale, ci mandavamo lunghe lettere, foto, disegni, cartoline. Ricordo le cartoline di Michael Lucas a cui stampai il 7” dei suoi The Highlander Two’s e i disegni di King Khan. James Arthur mi chiese di inviargli tre cose tipiche della mia terra, al che gli spedii una scatola con dentro una musicassetta di canti folk tradizionali dei contadini abruzzesi, una bottiglietta di un nostro liquore tipico a base di alcol puro e ciliegie selvatiche e un paio di sassi raccolti sulla riva del mare. Ryan King, a cui ho pubblicato diversi dischi dei suoi progetti come Kill-A-Watts, Sagger, Monitors e Ramma Lamma, mi chiese di trovargli il poster di Profondo Rosso: non ci riuscii, però gli mandai l’album della colonna sonora dei Goblin”.

Nel 2019, zitta zitta, la Goodbye Boozy è arrivata a spegnere 20 candeline lasciandosi alle spalle oltre 160 produzioni, tutte su vinile, quasi tutte a 45 giri nel formato 7” con buco grande. L’ultima fatica è un 7” EP con pezzi di Buck Biloxi, Trampoline Team, PScience e Michael He-Man: quattro gruppi del sud degli Stati Uniti imbarcati, a mo’ di circo freak, in un lungo tour europeo che dal 21 agosto si fermerà in Italia per sei date. Farà tappa anche a Teramo per festeggiare i primi 20 anni della Goodbye Boozy. Chiudo con il testo dell’invito che Gabriele ha spedito ai suoi contatti. Poche righe che ci fanno capire molto del suo approccio alla musica. Un approccio che definirei GGG, Genuino, Garbato, Geniale: “Ciao, sabato 24 agosto, al Sound di Teramo, festeggio i 20 anni della Goodbye Boozy Records e per l’occasione suoneranno alcuni gruppi punk wave di New Orleans: Buck Biloxi and the Fucks, Trampoline Team, PScience, Michael He-Man. L’ingresso è a offerta libera, oppure puoi far parte della cordata che sosterrà le spese della serata. Il costo è di soli 5 euro, i primi 50 che aderiranno alla cordata riceveranno in omaggio un 7” della Goodbye Boozy e potranno scegliere tra il singolo omonimo dei P.O.S. o My Car dei Datenight. Mi farebbe veramente piacere averti con noi, ancor più se vorrai far parte della cordata. Grazie mille!”

Grazie a te, Gabriele. Lunga vita al rock and roll, Lunga vita alla Goodbye Boozy.


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