di Letizia Bognanni

I Re-TROS (ovvero Rebuilding the Rights of Statues: non cercate grandi significati in questo nome, per quanto suggestivo: è solo un assemblaggio di parole scelte, una a testa, dai membri della band) vengono da Pechino e si sentono molto cinesi, anche se a sentire il loro post-punk dichiaratamente debitore a Joy Division, Bauhaus, Pere Ubu, Television, li si potrebbe immaginare germanici DOC. Di “molto cinese” sembrano avere un’etica del lavoro e un perfezionismo che sono stati la causa principale – oltre a un riassestamento interno dovuto a un nuovo batterista – del lungo intervallo di tempo intercorso fra il secondo lavoro Watch Out! Climate Has Changed, Fat Mum Rises…, uscito nel 2009 (prima c’era stato l’EP Cut Off!) e il nuovo Before The Applause. Il cammino alla ricerca del suono perfetto li ha portati fra l’altro a lavorare con Brian Eno e ad aprire i concerti dei Depeche Mode in Europa. Ma non in Italia, dove finalmente avremo modo di vederli il 30 giugno all’Indierocket Festival di Pescara.
Di Cina, concerti, (non) improvvisazione e altro abbiamo parlato con il frontman Hua Dong.

Come dite nel documentario sul vostro tour europeo, “fuori dalla Cina siamo ancora una nuova band”. Come presentereste e spieghereste i Re-TROS a un potenziale nuovo pubblico?

“Non saprei come presentare i Re-TROS, così come non so come presentare me stesso. Se dovessi farlo, credo che direi che I Re-TROS sono un’eccellente band di Pechino, andate a vedere i loro live e capirete cosa intendo”.

Cito ancora dal documentario: “Musicalmente siamo molto molto occidentali ma cerchiamo di esprimere le nostre idee o i nostri sentimenti sotto questa veste musicale occidentale. Ma il corpo è molto cinese. I testi o le storie. Queste cose sono il cuore della nostra musica. Lo facciamo in cinese”. Puoi spiegare questa “cinesità” a un ascoltatore molto occidentale?

“Non so bene come spiegarlo. È più come un ricordo e un’esperienza che è stato con me da quando ero bambino. E tutto questo ha formato tutta la mia vita e I miei sogni. Mettiamola così, è come il cibo italiano, non puoi davvero descrivere l’”italianità” a parole (perché la maggior parte delle volte, anche quando lo descrivi, non corrisponde davvero al piatto), ma quando lo provi, sicuramente dirai “sì, è italiano”.

In un nostro editoriale, parlando proprio dei Re-TROS, ci si chiedeva come mai è così difficile per un gruppo non americano o inglese emergere e non rimanere intrappolato nell’etichetta di “world-music”. Hai qualche idea a riguardo? Come mai non troviamo così strano leggere uno scrittore cinese o guardare un film asiatico, ma ci sorprendiamo se una band cinese apre per i Depeche Mode?

“Il gusto per quanto riguarda moderno mainstream rock è costruito nel sistema e nelle regole inglesi e americane, e totalmente dominato dalla lingua inglese. Quindi, è difficile per chi non parla inglese amalgamarsi nel sistema. Credo sia più o meno lo stesso per le band italiane, francesi, norvegesi o di molti altri paesi europei. Onestamente, non solo voi, quando abbiamo sentito che avremmo aperto I concerti dei Depeche Mode anche noi eravamo scioccati. Ma forse eravamo sorpresi in modo diverso da voi. Eravamo sorpresi dalla notizia perché conosciamo bene i Depeche Mode e conosciamo la cultura occidentale, mentre voi sarete rimasti sorpresi per via della nostra nazionalità perché prima dei Re-TROS probabilmente non sapevate niente dei musicisti cinesi”.

Io trovo uno humour black e un po’ british nei vostri testi, soprattutto in titoli come At mosp here o Red rum aviv, sbaglio?

“In parte è vero, c’è del “black humour”, o semplicemente dello humour. Ma non credo che sia british, né cinese, è solo nostro. At Mosp Here si intitola così solo perché non volevamo che fosse ricollegata ad Atmosphere dei Joy Division; e per quanto riguarda Red Rum Aviv è Viva Murder scritto al contrario, ci sembrava più interessante”.

C’è un momento, sempre nel documentario, in cui sembrate molto delusi dalla vostra città. Com’è la vita di un musicista a Pechino?

“Onestamente, essere una band a Pechino non è così difficile. Non è dura come fare una vita da musicista a New York, Londra o Tokyo. Credo che sia soprattutto perché, in Cina, il business dei festival/concerti si sta sviluppando molto velocemente. Molte band possono trovare festival o location in cui esibirsi che rispecchiano il loro stile. Inoltre, andare ai concertì è diventato parte della vita quotidiana delle nuove generazioni. Quindi, non è così dura essere un musicista a Pechino. Quello che mi disturba davvero sono gli svantaggi del sistema di amministrazione della città, che fa sentire le persone, specialmente quelle che vengono da fuori, straniere e a disagio”.

Avete detto che la lunga pausa fra Watch Out e Before The Applause è stata dovuta al desiderio di fare un disco perfetto. Pensate di esserci riusciti?

“Voler fare un disco perfetto è solo una delle ragioni. Abbiamo sempre quest’idea di fare un album perfetto. La ragione per cui ci è voluto tanto per questo nuovo lavoro è che abbiamo provato ad aggiungere nuovi elementi alla nostra musica. E ci è voluto tempo anche per l’inserimento del nuovo batterista. Non credo di dover dire io se il disco è perfetto o no ma gli ascoltatori. Per me, abbiamo sempre lavorato duro per avvicinarci alla perfezione”.

Le vostre canzoni sono strutturate in modo abbastanza inusuale, tanto che qualcuno vi definisce “prog”. Com’è il vostro processo di scrittura e registrazione?

“Prima di tutto, non creiamo mai niente improvvisando. Non mi piace e non mi dà fiducia. Tutte le nostre canzoni sono costruite precedentemente a casa, e completiamo il quadro durante le prove aggiungendo qualche altra idea. Ma tutto starà dentro la cornice che abbiamo costruito. Con i Re-TROS tutto è calcolato e pianificato, non potrai vedere molti “tentativi”senza significato”.

Sembrate anche molto attenti a non ripetervi. Puoi darci qualche anticipazione di quello che ascolteremo in futuro, e di quando lo ascolteremo? Dovremo aspettare tanto com’è stato per Before The Applause?

“Esatto, cerchiamo di non ripeterci e di ampliare le nostre caratteristiche verso sempre nuove possibilità. Quindi non sono sicuro di che tipo di musica faremo in futuro, ma sono abbastanza sicuro che per il prossimo EP non ci vorrà molto. Sono sicuro di questo”.

I vostri riferimenti musicali sono molti e vari. È piuttosto facile sentire nei vostri brani Steve Reich e la Clapping Music, Bauhaus, Joy Division, Television, Pere Ubu, Blonde Redhead, Modest Mouse, Nick Cave, Einstürzende Neubauten, etc. Ma c’è qualche influenza che non ci aspettiamo, qualcosa che non immagineremmo fra i vostri ascolti, o magari qualche influenza extra-musicale?

“Sono un fan di Ryuichi Sakamoto, specialmente di molti dei suoi lavori al piano solo. Amo molto anche molti album ambient di Brian Eno. Allo stesso tempo, mi piace certa musica anni 80 di Hong Kong… cose che potrebbero non essere visibili direttamente nella nostra musica, ma che hanno un impatto per osmosi”.

Con Brian Eno ci avete lavorato per il vostro primo EP, com’è andata? E ha influenzato in qualche modo anche le vostre produzioni successive?

“È stato nel 2005, quando Brian Eno era a Pechino per un suo progetto musicale, e aveva bisogno di uno studio per un mix. Così qualcuno gli ha raccomandato i ModernSky studios, dove stavamo mixando il nostro primo EP. E ci siamo conosciuti. Ricordo che dicevo che avrei voluto aggiungere dei synth e gli ho chiesto se aveva qualche idea, e lui ha risposto “posso aiutarvi”. Così, è semplicemente successo. Onestamente, non lo ascoltavo molto all’epoca, sapevo solo che era un famoso musicista e produttore. Mi ci è voluto qualche anno per riscoprire la sua musica e capirla, e realizzare che i suoi lavori sono più che straordinari”.

Com’è stato lavorare con Hector Castillo?

“È stato davvero un piacere, è andata molto bene. Lo conosciamo e siamo amici da molti anni, e abbiamo anche lavorato insieme a New York, dove abbiamo costruito la nostra fiducia e comprensione reciproca. è un grandi produttori. Ha lavorato con Philip Glass, Yoyo Ma, David Bowie, Björk, etc. Averlo a Pechino per aiutarci con il disco ha reso tutto molto rilassante”.

Ci puoi consigliare qualche band o musicista cinese che dovremmo ascoltare?

Duck Fight Goose, di Shangai, e Snapline, di Pechino”.

Cosa dobbiamo aspettarci dai vostri live?

“Venite a vederci una volta, e credo che tornerete”.