I 20 dischi più attesi di marzo 2018

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Abbiamo selezionato 20 fra gli album più importanti e attesi
in uscita a marzo.

Venerdì 2 marzo

Moaning – Moaning (Sub Pop)
Sean Solomon, Pascal Stevenson e Andrew MacKelvie debutta con un disco che “nasce dalle esperienze dei membri con l’amore e la sofferenza, creando un sound caratteristicamente dark e sincero. Una delle infinite possibilità dell’arte è incontrarsi con la paura e i dubbi su un futuro incerto.

Anna Von Hausswolff – Dead Magic (City Slang)
Per presentare il suo quarto album, la cantautrice svedese cita una poesia di Walter Jungquist: “Ahimè! Ecco perché non ci sono leggende in questi tempi. Il nostro tempo è privato del silenzio e dei segreti; in loro assenza non può nascere nessuna leggenda”.

The Breeders – All Nerve (4AD)
Riecco i Breeders in tutto il loro nervosismo, a dieci anni dall’ultimo Mountain Battles ma soprattutto a venticinque da Last Splash, l’ultimo realizzato nella storica formazione con cui sono tornati: Kim e Kelley Deal, Josephine Wiggs e Jim Macpherson.

The Men – Drift (Sacred Bones)
Con il suo settimo album, la band di New York torna in casa Sacred Bones ed “esplora la spaziosità che il precedente Devil Music l’aveva aiutata a trovare”, con i songwriter Mark Perro e Nick Chiericozzi che “inseguono le loro muse in una dozzina di elettrizzanti rabbit hole”.

Jonathan Wilson – Rare Birds (Bella Union)
Il poliedrico artista definisce il suo terzo album una cura, un ringiovanimento, una riconciliazione. A dargli una mano in questo processo di “guarigione” musicale ci sono Father John Misty, Lucius, Lana del Rey e il guru della musica New Age Laraaji.

Lucy Dacus – Historian (Matador)
Il secondo album di Lucy Dacus è molto autobiografico e “pieno di brucianti realizzazioni, dichiarazioni dolorose e momenti di pace conquistata a fatica, espressi in testi che sembrano destinati a venire citati in annuari infiniti e primi tatuaggi”.

Superorganism – Superorganism (Domino)
Come il loro “animale guida”, la balena, sono un superorganismo che ha al suo interno tutto un ecosistema, fatto in questo caso, come scrivevamo sul nostro 18×18, “di un mix di Architecture In Helsinki, Gorillaz, Beck, indie pop e, perché no, j-pop”.

Venerdì 9 marzo

David Byrne – American Utopia (Todomundo/Nonesuch)
Con l’aiuto di, fra gli altri, Brian Eno, Daniel Lopatin e Sampha, David Byrne torna dopo 14 anni con una raccolta di canzoni che “non descrivono un posto immaginario o possibilmente impossibile ma cercano di descrivere il mondo in cui viviamo adesso.

Young Fathers – Cocoa Sugar (Ninja Tune)
Sui dizionari, alla voce “ha ancora senso parlare di generi, dividere il rock dalla black music, l’anima bianca da quella nera?” ormai si legge “Young Fathers”. Al terzo album, gli scozzesi sono sempre più decisi a scardinare qualsiasi etichetta.

Oneida – Romance (Joyful Noise)
Un disco che intende “rivelarsi dopo molti ascolti attenti”, registrato da nomadi dopo la perdita dello studio di Brooklyn e “costruito intorno all’idea di desiderio, brama, e un abbraccio multi-modale della fallibilità umana”.

Venerdì 16 marzo

Mount Eerie – Now Only
Un lutto sconvolgente, la morte della moglie per un cancro a soli 35 anni, e un’elaborazione pubblica, cominciata con A Crow Looked At Me, che continua con Now Only, in uno struggente tentativo di tirare fuori vita e bellezza anche dal dolore più scuro.

Yo La Tengo – There’s A Riot Going On (Matador)
Quella degli Yo La tengo è un’anti-rivolta in musica, creata con la consapevolezza che “ci sono tempi in cui quello che serve è un balsamo che ti ricordi cosa significa sognare, un suono che ti si avvolga intorno e sciolga i nodi che hai nel collo”.

Venerdì 23 marzo

Preoccupations – New Material (Jagjaguwar)
Questo “nuovo materiale” degli ex Viet-Cong è stato registrato in totale isolamento, cosa che sarà stata di aiuto per restare fedeli alle atmosfere oscure e senza tempo, fedeli alla linea della retromania versante post-punk.

Earthless – Black Heaven (Nuclear Blast)
Il trio psych rock di San Diego, dopo una carriera pluridecennale, pubblica per la prima volta per l’etichetta Nuclear Blast un album composto da sei brani, densi di riff e frecciate heavysoul. Il disco è stato prodotto da Dave Catching degli Eagles Of Death Metal.

Ben FrostAll That You Love Will Be Eviscerated (Mute)
A un anno dall’ultimo The Centre Cannot Hold, il producer australiano torna con un nuovo lavoro che include brani inediti e remix ad opera di Steve Albini e Alva Noto e che, almeno a giudicare dalle anticipazioni, avrà toni molto scuri.

Jack White – Boarding House Reach (Third Man Records)
A giudicare dai numerosi brani già condivisi, Jack White non vede l’ora di farci ascoltare la sua ultima creatura, registrata con una nuova band e rigorosamente con strumenti vintage, quelli che il musicista aveva a disposizione “quando avevo quindici anni”.

Bonny Doon – Longwave (Woodsist)
A un anno dal debutto, la band di Detroit torna con una “ininterrotta conversazione con se stessi. Spogliato del superfluo, un cuore spirituale gentile ma deciso si rivela come la spina dorsale della musica cosmico-americana dei Bonny Doon”.

Baustelle – L’Amore e La Violenza vol. 2 (Warner)
Annunciato a sorpresa con una serie di teaser horror/vintage e anticipato da singolo e video romantico/noir, arriva il nuovo capitolo dell’indagine musicale dei Baustelle sull’amore, la violenza e tutto quanto.

Venerdì 30 marzo

The Voidz – Virtue (Cult)
Via il nome del leader, probabilmente per chiarire che i The Voidz non sono più solo il progetto di Julian Casablancas ma una band a tutti gli effetti, e nuovo album orgogliosamente folle, imbevuto di psichedelia, anni 80 e una sola regola: niente regole.

Frankie Cosmos – Vessel (Sub Pop)
La prolifica Greta Kline, nel terzo album della sua creatura Frankie Cosmos, “esplora tutti i cambiamento che sono arrivati nella sua vita in seguito alla musica che ha condiviso con il mondo, così come gli aspetti della sua esistenza che sono rimasti irreversibili”.

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