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foto di Alessandro Treves)

Prima di tutto una doverosa spiegazione: quando si è saputo della tragica fine di Chris Cornell (già voce di Soundgarden e Audioslave) il numero di Rumoredi giugno era in stampa ormai da circa una settimana. Difatti dalla primavera 2017 abbiamo deciso di anticipare l’uscita in edicola alla fine del mese e non al principio di quello successivo. A beneficio degli abbonati e dei lettori, che così possono trovare e leggere il giornale con qualche giorno di anticipo rispetto a quanto accaduto sinora. Troppo tardi quindi – purtroppo – per poter fare qualcosa. Questo da una parte spiega il nostro massiccio intervento online sulla cronaca e sulla carriera di Chris qui sul sito del giornale; dall’altra chiarisce perché sul numero di giugno non c’è stato il tempo di introdurre un adeguato ricordo di Cornell: cosa che non mancheremo di fare al prossimo giro, naturalmente. Non si è trattato cioè di una spiacevole dimenticanza.

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A distanza di un po’ di mesi dalla nostra ultima copertina italiana (eravamo alla fine del 2016, protagonista Francesco Motta) torniamo a dedicare la cover story a un nome nazionale. Per meglio dire: un italiano che rappresenta al meglio cosa significa oggi (fra le altre cose) essere un italiano in Italia. Stiamo parlando di Ghali, giovane rapper classe ’93, emerso dalla periferia milanese. Figlio di genitori di origine tunisine, rappresentante della cosiddetta seconda generazione, e già voce di una generazione, con le sue rime Ghali racconta la contemporaneità, ma senza scadere negli stereotipi tipici del genere rap. In maniera semmai più riflessiva, biografica e istrionica. Il rap: genere con cui è imparentata la trap, appendice musicale che sta conoscendo una grande diffusione in Occidente, Italia inclusa. Abbiamo fatto un’immersione nella trap: parlando con l’uomo dietro a tutto (Charlie Charles, produttore musicale, la mente più o meno oscura dietro la trap nazionale). Per capire meglio di che si tratta e quali sono i dischi da cui partire per farsi un’idea.

Restando in Italia, Alessandro Besselva Averame si è concentrato su uno dei nomi in uscita più attesi dell’anno, ossia Squadra Omega. Soprattutto se consideriamo che la band di base a Montebelluna pubblica assieme non uno, ma due album nuovi simultaneamente.

Il ritorno quasi in contemporanea di due band inglesi e longeve come Ride e Slowdive ha fatto sì che ci soffermassimo sull’attualità di un suono – chiamiamolo shoegaze – che sembra quasi non essere mai passato di moda, in circa 30 anni di vita ormai. Diego Ballani ha incrociato entrambe le band per farsi spiegare il loro percorso di pionieri del suono suddetto.

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Erano in silenzio da parecchi anni, tanto che molti li davano per dissolti. Invece i Fleet Foxes sono appena ritornati con un solido album: Elia Alovisi ha passato un po’ di tempo con Robin Pecknold per farsi raccontare passato, presente e futuro della band che ha visto fuggire (verso un successo planetario solista) l’ex figliol prodigo e componente Father John Misty.

La scena giapponese è sempre stata fertile in fatto di musica sperimentale. Questo mese Claudio Sorge si dedica agli origami psichedelici di formazioni come gli Hibushibire e i Kikagaku Moyo, sparsi rispettivamente fra Osaka e Tokyo.

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Le pagine di “Retropolis” sono dedicate a un nome sì di culto a cui siamo più che mai legati, per almeno un paio di ragioni. Stiamo parlando dei Negazione. La prima ragione è che abbiamo vissuto praticamente in diretta gli ultimi passi della leggendaria band hardcore-punk torinese. La seconda è invece legata a Marco Mathieu. Bassista del quartetto e storica firma di “Rumore”. La ristampa del catalogo in vinile ha fornito a Mario Ruggeri l’occasione per una lunga chiacchierata proprio con Marco Mathieu.

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Fra le interviste di approfondimento ci sono quelle che riguardano le storie incredibili di Valentina Magaletti (in arte Tomaga), l’apolide Ekat Bork, i romani Mòn. E poi ancora i lanciatissimi statunitensi Nick Hakim e Cigarettes After Sex, i londinesi Pumarosa e i pugliesi Heidi For President. Paolo Benvegnù enuclea invece la sua lista dei dischi preferiti di sempre. Scriviamo del nuovo sofferto libro di Ben Watt e della ristampa dell’esordio a fumetti di ZeroCalcare.

Il disco del mese è il secondo dei formidabili Algiers. Analizziamo inoltre le nuove uscite di Beastmaker, Gorillaz, Tindersticks, Populous, Saint Etienne, Royal Trux, Phoenix, London Grammar, Goldie, Kronos Quartet, Songhoy Blues, The Drums, Vibravoid, Blondie, Dan Auerbach, Alt-J, Anathema, Kendrick Lamar, Actress, Black Lips e tantissimi altri.

Come ogni mese, ecco una playlist in aggiornamento costante su Spotify (qui trovate tutte le altre) con alcuni dei dischi trattati, in modo da guidarvi agilmente alla lettura del nuovo numero. Verso la fine del mese la completeremo con tutti i migliori dischi recensiti.

“Rumore” 305, giugno 2017, è in edicola di 6 euro. Disponibile anche la versione app da scaricare per iOS e Android. Buona lettura!

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