deapvally

di Marcello Torre

L.A. ha sempre avuto parecchio da offrire in materia di hard rock: dai Guns N’ Roses ai Mötley Crüe, per arrivare a formazioni tutte al femminile come Hole e The Runaways. La stessa formula vincente è quella delle Deap Vally, formazione blues rock formata dalla cantante e chitarrista Lindsey Troy e da Julie Edwards alla batteria (già militante nel duo rock The Pity Party, dove è conosciuta come Heisenflei). Formatosi nel 2011 dopo aver fatto conoscenza ad un corso di uncinetto (no, non è uno scherzo: ai loro concerti trovate anche merchandising fatto a mano), il duo losangelino è tornato di recente a calcare i palchi di tutta Europa dopo la pubblicazione lo scorso 16 settembre dell’ultimo album Femejism, autoprodotto assieme a quella leggenda di Nick Zinner degli Yeah Yeah Yeahs e seguito del tanto acclamato debutto Sistrionix, pubblicato dalla Island Records nel 2013.

Da un anno a questa parte hanno aperto i concerti di artisti del calibro di Peaches, Wolfmother e Red Hot Chili Peppers, oltre a essere state paragonate a mostri sacri come Led Zeppelin e White Stripes. Le abbiamo incontrate lo scorso 30 settembre in occasione del loro concerto al Locomotiv Club di Bologna (si trattava del secondo nel capoluogo emiliano dopo quello al Covo di tre anni fa) per parlare di cosa sta dietro questo ultimo lavoro creato in assoluta libertà.

Parliamo del vostro nuovo album Femejism: quanto è distante dal vostro debutto Sistrionix e come volevate che suonasse?

Lindsey: “Sicuramente volevamo spingerci oltre e non rifare la stessa identica cosa: è comunque un disco rock ma abbiamo voluto sperimentare attraverso nuovi suoni e stili diversi, pur rimanendo fedeli allo stesso impianto batteria-chitarra-voce.”

Ho apprezzato particolarmente il testo di Smile More, dove dite di non vergognarvi della vostra età o della vostra vita sessuale e di aver voglia di spaccare tutto: quanto è importante per voi la rabbia nella musica che fate e nel vostro modo di esprimervi sul palco?

L: “Grazie! Sicuramente suonare dal vivo è la maniera migliore per esprimere tutta la nostra rabbia, specialmente attraverso musica molto rumorosa. Quello, assieme all’esercizio fisico.”

Voi e molti degli artisti con cui avete suonato in questi anni (tra i quali figurano Dinosaur Jr., Thurston Moore, Wolfmother, The Vaccines e Muse, nda) siete la prova vivente che un certo tipo di hard-rock è ancora oggi potente e carico di energia. Cosa pensate del panorama musicale odierno così popolato da musica elettronica e DJs?

L: “Onestamente non sono fatta per quel mondo: non so perchè, probabilmente siamo nate nell’epoca sbagliata, oppure forse è solo una tendenza, chissà…”
Julie: “Penso che la verità sia che nessuna di noi due la capisce veramente. È difficile da comprendere.”
L: “Non capisco perché la gente dovrebbe preferire questa musica omogeneizzata che viene da un computer a sentire suonare qualcuno sul serio. Inoltre vedere un gruppo suonare dal vivo è qualcosa di ribelle, così sexy, la musica elettronica non ci si avvicina neanche lontanamente.”

C’è un tipo di energia differente anche nella connessione col pubblico? Che relazione avete con chi ascolta durante i concerti?

J: “Assistere ad un concerto è più simile al guardare dello sport, vedi tutto succedere veramente: magari qualcosa potrebbe andare storto, le cose possono essere molto diverse da ciò che senti nel disco. C’è una continua sensazione di pericolo abbinata a quella di essere testimoni di qualcosa di importante. È tutto più eccitante e stimolante, ma soprattutto più catartico.”
L: “Per quel che possiamo cerchiamo di far sì che la gente si sfoghi, in modo che sia coinvolta, galvanizzata. Cerchiamo di creare uno scambio reciproco di energia fra noi e loro.”

Cosa ha ispirato di più quest’ultimo album?

J: “Penso che il fatto di trovarci in una situazione completamente nuova abbia avuto parecchia importanza: abbiamo potuto fare il disco per conto nostro, autofinanziandoci, senza la presenza di una major in vece di mamma e papà. L’ispirazione per le canzoni è venuta dalle cose più disparate che ci interessano o che ci stimolano: per Two Seat Bike ad esempio ci siamo ispirate a quando Jennifer Lawrence è stata hackerata e le sue foto personali sono state pubblicate in rete. Gran parte dell’ispirazione inoltre è dovuta a Nick Zinner degli Yeah Yeah Yeahs.”
L: “Un’altra ancora (Little Baby Beauty Queen, nda) è ispirata ad un caso di omicidio. Canzoni come Critic e Smile More sono una reazione allo stare sotto i riflettori e all’aver lavorato a lungo dentro l’industria discografica.”

Com’è stato lavorare assieme a Nick Zinner?

L: “Straordinario. Una persona di grande talento.”
J: “Io e Lindsey amiamo moltissimo gli Yeah Yeah Yeahs, abbiamo molto rispetto per lui. In particolare è bravissimo a capire i limiti dei nostri strumenti, proprio perché i primi album degli YYY erano semplicemente chitarra e batteria accompagnati dalla voce di Karen O. Capisce perfettamente il setup.”

Nei testi vi sono molti riferimenti a bellezza e femminilità: cosa rappresentano queste parole per voi?

L: “Bellezza significa molte cose: stile, sicurezza di sé… Si tratta semplicemente di accettare chi sei, usare ciò che hai al meglio delle tue capacità.”

J: “È bellissimo poter guardare dentro se stessi ed esprimersi liberamente, come abbiamo fatto noi con questo disco. Per quanto riguarda la femminilità penso sia un concetto con uno spettro troppo immenso per poter essere dipinto.”

Femejism è una risposta alle continue domande che vi vengono poste sul femminismo? Un modo per ribadire la complessità di questa parola?

L: “Per noi è frustrante essere sempre costrette a parlare di femminismo, anche nelle interviste, e Femejism rappresenta una reazione a tutto ciò, con anche tanto humour. Il femminismo è poter fare ciò che si vuole come donne, e non dovrebbe costituire una minaccia all’uomo: l’uguaglianza di genere riguarda donne e uomini, insieme.”
J: “Sfortunatamente ogni movimento finisce per essere definito da alcuni dei suoi elementi più radicali. Non che il femminismo radicale non abbia una ragione, capisco assolutamente da dove proviene, però finisce per mettere molta gente contro questa parola.”