Intervista: The Fuzztones

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the fuzztones

di Andrea Valentini

Celebrare i 35 anni di attività di una band non è un traguardo da poco. E i Fuzztones ci sono arrivati proprio quest’anno, nonostante i cambi di formazione, di città, di continente, loro ci sono ancora – in particolare per merito di Rudi Protrudi, che del gruppo è da sempre la mente, il frontman e il testimonial. Per marcare l’evento i Fuzztones saranno in tour e – ovviamente – non dimenticheranno l’Italia; anzi nel Belpaese terranno ben nove concerti, fra il 27 marzo e il 5 aprile. Non mancheranno, poi, le uscite celebrative, come Rudi stesso ci ha raccontato durante una chiacchierata sull’asse Berlino-Milano. Protrudi, infatti, vive nel Vecchio Mondo da un po’ di tempo – precisamente a Berlino. Questa dimensione europea gli si addice molto e quando ancora viveva negli USA desiderava trasferirsi dall’altra parte dell’Oceano.

“Vivo a Berlino da 10 anni per la precisione”, spiega. “Ho sempre voluto trasferirmi in Europa, fin dal nostro primo tour qui, nel 1985. Negli States i Fuzztones non sono mai davvero diventati famosi, eravamo popolari solo nelle città dove abbiamo vissuto – prima New York e poi Los Angeles. Ma nulla di più. Non eravamo mai in tour e io facevo la fame. La prima volta che siamo arrivati in Europa ho visto che qui avrei potuto vivere di musica più facilmente, se mi fossi trasferito. Certo, venire qui è stato un passo difficile, qualcosa che la maggior parte dei musicisti non proverebbe neppure a fare – e infatti ci ho impiegato degli anni, prima di decidermi davvero”.

La storia del trasferimento in Europa è piuttosto travagliata, infatti: “Prima mi sono stabilito in Olanda nel 1994, ma è stato un disastro. Pensavo che il mio sogno fosse naufragato lì. Poi nel 2003 a Hollywood ho incontrato Lana Loveland – lei suonava coi Music Machine – e siamo diventati molto amici. Volevo che si unisse ai Fuzztones, ma lei stava tornando a vivere in Germania e non poteva. Siamo rimasti in contatto e al momento giusto lei è venuta in tour con noi (era il 2005). Ci siamo messi insieme on the road (è stato un caso di “roadmance”!) e abbiamo deciso che non potevamo stare lontani, per cui ho mollato tutto – macchina, animali domestici, moglie, band… – e mi sono trasferito a Berlino. Siamo inseparabili ora”.

A Berlino Rudi si è costruito una vita praticamente su misura. Le sue giornate tipiche si svolgono così: “Di solito mi alzo all’una, bevo tre o quattro caffé freddi e navigo su YouTube guardando video rock’n’roll che non ho mai visto, rispondo alle mail dei fan e a quelle dei promoter che ci offrono date. Quando ho raccolto sufficienti energie, mi metto a suonare un po’ il piano o la chitarra, oppure mi dedico a qualche artwork (sto dipingendo un quadro molto grande del nostro vecchio chitarrista Lenny Svilar, ora). Spesso ho in ballo dei progetti e a queste cose dedico sempre un po’ di tempo. Ad esempio ora sto preparando la grafica e le tracklist di due cofanetti che usciranno quest’anno per commemorare i 35 anni dei Fuzztones. Uno esce su Cleopatra negli USA e si chiama Alive and Deadly, con dentro tre dischi – due totalmente inediti; l’altro è un box da sette cd intitolato Psychorama che esce in UK per Easy Action. Sono quasi tutte ristampe dei nostri dischi fuori catalogo, ma ci sarà anche un DVD e delle bonus track, oltre a un booklet. Insomma i miei giorni si svolgono così. Però non mi hai chiesto niente delle mie notti!”. In effetti Rudi ha ragione. Ma immaginiamo che siano ricche di dettagli poco adatti a essere divulgati via stampa – oltre che di rock’n’roll.

L’anniversario dei 35 anni di attività coi Fuzztones, dunque, sarà marcato in pompa magna. E di questo traguardo Rudi è molto fiero: “Quando abbiamo iniziato”, racconta, “non pensavo saremmo durati neppure un anno. Eravamo quasi uno scherzo. Nessuno – almeno a NY – faceva roba come noi e a nessuno sembrava interessare. A dirla tutta, suonavamo solo per noi stessi. A 35 anni di distanza non riesco neppure a pensare che il gruppo possa mai sciogliersi. Sono sicuro al 100% che anche fra 10 anni saremo ancora qui, a suonare”. È bello sapere che noi garage rocker abbiamo almeno questa certezza; altrettanto bello sarebbe se Rudi pubblicasse un’autobiografia. “Amico, questa è telepatia.”, risponde lui entusiasta. “È una cosa che ho preso non solo in considerazione, ma che sto davvero facendo ormai da 13 anni. E proprio quest’anno tenterò di chiudere il libro, magari per farlo uscire insieme ai due cofanetti di cui si diceva. È a buon punto, per cui ci sono ottime possibilità che io ci riesca”.

Rudi col nostro Paese ha un ottimo rapporto: “L’Italia è il mio posto preferito: lo dico dal 1980, quando ci sono venuto per la prima volta in veste di bassista di Lydia Lunch. Mi piace tutto dell’Italia: la gente, il cibo, l’architettura, i paesaggi. Ma più di tutto i nostri fan. Loro sono i più fedeli e leali al mondo”. Sfortunatamente, però, Rudi non sembra molto ferrato in materia di musica garage italiana contemporanea: “Mi scoccia ammetterlo, ma non conosco gruppi moderni di quelle parti. Non sono aggiornato su quello che accade ora; anche quando suoniamo in Italia, non riusciamo mai a informarci sui gruppi che aprono per noi. Però mi piacciono molte band degli anni Ottanta e Novanta, come Strange Flowers, Preachers, Sextress. Credo siano ancora tutti in pista”.

Vista la recente morte di Athos Davoli, importantissimo produttore di amplificatori italiano, la domanda sui suoi amplificatori e strumenti era inevitabile; ma Rudi non ha dimestichezza con l’argomento, contrariamente alle aspettative: “Non ricordo questo nome. Una volta ho incontrato un signore anziano, una decina d’anni fa, che costruiva amplificatori custom – magari era lui. Faceva un amplificatore che suonava al contempo come un Fender e un Vox AC30, a seconda del canale in cui inserivi il jack. Un genio.”.

Ci congediamo con un piccolo esercizio in stile “e se?” fumettistico. A Berlino, infatti, vive un altro personaggio – anche se di una generazione successiva – importante per chi ama certe sonorità vintage (anche se più virate verso la psichedelia): è Anton Newcombe, mente e anima dei Brian Jonestown Massacre. L’idea che Protrudi e Newcombe possano incrociarsi è molto allettante, per cui indagare sui loro rapporti era d’uopo: “Anton ha fatto il DJ, una sera che ho suonato con il mio gruppo blues. Volevo andare a parlargli, ma lui era occupatissimo in una conversazione e io a un certo punto ho dovuto andarmene, così non ci siamo conosciuti. Ho visto i BJM a Los Angeles durante una fiera e mi sono parsi molto fighi, per cui sì, se ci incontreremo potrebbe succedere qualcosa. Chi lo sa?”.

I Fuzztones saranno in Italia per queste date:

27/03 Bloom, Mezzago (MI)
28/03 Sonar, Colle Valdelsa (SI)
29/03 La Loggia del Leopardo, Vogogna (VB)
31/03 Fun House, Osimo (AN)
01/04 Tipografia, (PE)
02/04 Officine Cantelmo, Lecce
03/04 Forte Prenestino, Roma
04/04 Bronson, Madonna dell’Albero (RA)
05/04 Vinile, Rosà (VI)

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