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Tracce: la rubrica sulle canzoni e sulle storie che ci sono dietro (e dentro).

di Nicholas David Altea

Quella richiesta di libertà e quella necessità di prendersi tutto quello che potevano, rimarranno per sempre in questo brano grazie a Andrew Weatherall, ai Primal Scream e, ovviamente, a Peter Fonda morto recentemente all’età di 79 anni. Loaded, traccia numero 7 di Screamadelica (1991) – ma che come singolo vide la luce ben prima (1990) e con tre minuti in meno – si apre con le parole dell’attore americano. O meglio, Heavenly Blues, che nel film Wild Angels di Roger Corman (tradotto da noi in I Selvaggi – non confondetevi coi Vanzina, eh) risponde a una domanda precisa del predicatore, impersonato da Frank Maxwell: “Just what is it that you want to do?/ Che cosa volete fare?”

La risposta è un manifesto programmatico dalla dirompente forza totalitaria:

We want to be free
We want to be free to do what we want to do
And we want to get loaded
And we want to have a good time
That’s what we’re going to do
(No way, baby, let’s go!)
We’re going to have a good time
We’re going to have a party

Vogliamo essere liberi / Vogliamo essere liberi di fare ciò che vogliamo fare / E vogliamo ubriacarci (?) / E vogliamo divertirci / Questo è quello che faremo (Assolutamente no, piccola, andiamo!) / Ci divertiremo / Faremo una festa

La biker explotation cinematografica era dietro l’angolo nel 1966, e Easy Rider, con lo stesso Peter Fonda – abile motociclista che non necessitava di comparse – sarebbe poi diventato il futuro Wyatt “Capitan America” nel 1969. Il film costò poco e incassò moltissimo, pur avendo una trama semplice che si può riassumere nell’obiettivo di una banda di “giovani selvaggi”, capeggiata da Heavenly Blues (Peter Fonda), che devono recuperare la moto di un loro compagno, rubata da un gruppo rivale. Botte, zuffe, polizia e il compagno Loser ferito che poi muore, ma gli amici vogliono – a loro rischio e pericolo – seppellirlo. Ed è lì che il pastore predicatore stimola la reazione di Heavenly Blues.

Loaded non avrebbe la sua potenza rallentata e mid tempo senza questo dialogo che ne apre le danze in modo fragoroso, dai toni rivoluzionari. Lo dice pure Bobby Gillespie dei Primal Scream: “Immagina se non avessimo avuto quel sample di Fonda, però. Non saremmo seduti qui ora. Non so dove saremmo, ma non saremmo seduti qui a parlare con te. Gli dei ci sorridevano, che giornata!“.

Andrew Weatherall, dj/producer delle notti inglesi e che in origine non era nemmeno fan della band, lavorò al brano su consiglio del chitarrista Andrew Innes: “Ero nella sala chillout di un club chiamato Spectrum, con il dj Alex Patterson (The Orb) – ricordo i rumori. Non ero scoraggiato dall’idea, perché non ero così inesperto, non mi rendevo conto di quanto poco sapessi. Non sapevo come programmare le drum machine, ma sapevo cosa funzionava sulla pista da ballo” (NME)

Partì da un precedente pezzo un po’ blueseggiante degli stessi scozzesi, I’m Losing More Than I’ll Ever Had (composto da Robert Young, Andrew Innes e Bobby Gillespie) estratto dall’album uscito un anno prima, autotitolato Primal Scream e che divenne b side del futuro singolo. Ci aggiunse un basso rotondo e marcato con un groove da club che difficilmente non avrebbe scosso anima e corpo di chi l’avrebbe ascoltato. Incorporò i suoni di batteria di What I Am, brano di Edie Brickell & New Bohemians da una versione italiana estratta da un bootleg (al minuto 00:38 potete sentirli), le voci soul gospel delle Emotions di I Don’t Wanna Lose Your Love (1976), i fiati di Free Style di John Hawkins fino ad incursione dello stesso Bobby che canta Terraplane Blues di Robert Johnson.

E, infine, come detto, in apertura e in chiusura l’estratto del dialogo – leggermente tagliuzzato – di Wild Angels. Non una novità, peraltro: due anni prima, nel 1988, i Mudhoney lo utilizzarono per l’apertura di In ‘n’ Out of Grace, nel disco Superfuzz Bigmuff. Questo taglia e cuci sonoro non si sapeva bene dove avrebbe portato i Primal Scream. Era una materia nuova per una band di culto ma non (ancora) iper popolare, che non si aspettava nulla e non poteva immaginare alcunché. Neanche tutto LSD che si calarono gli avrebbe mai fatto pensare a questi incredibili risultati: “Abbiamo lavorato a Loaded come esperimento. Non c’era nulla da fare, quindi non avevamo nulla da perdere, sai? Non c’era alcun piano con Weatherall. Non pensavamo che saremmo diventati famosi e ricchi o che avremmo fatto successo. Me lo ricordo appenalo finimmo. Mi ricordo che sembrava incredibile l’avevamo fatto” (NME, 5 febbraio, 2011).

Se Sympathy For The Devil degli Stones è d’ispirazione, i contatti col vero “diavolo” sono quelli con l’elettronica e il mondo degli acidi che stavano dando i loro frutti stupefacenti; con Alan McGee, dalla sua Creation Records, che tutto vedeva e tutto sapeva. Una sorta di conversione religiosa che li porta dritti alla sedicesima posizione con Loaded, pubblicato nel marzo 1990 e, poco tempo dopo, li catapulta sul palco di Top Of The Pops in tv. La giusta rampa di lancio per sparare “più in alto del sole” il futuro Screamadelica, uscito il 23 settembre 1991 e prodotto da Andrew Weatherall, Hugo Nicolson, The Orb, Hypnotone e Jimmy Miller.

Il brano Loaded prese poi il titolo proprio da queste battute. La sconsiderata richiesta di Peter Fonda risuonerà per sempre, nelle arene, nei festival e nei club. Chi l’avrebbe mai detto che un manifesto perfetto del clubbing del futuro sarebbe arrivato dal 1966?:

“We want to get loaded And we want to have a good time”


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