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(Massive Attack – Mezzanine, 1998 – Virgin)

Riconoscere immediatamente un suono o un gusto è un riflesso automatico e quotidiano. “Rumore”, in collaborazione con Jameson, vi porta a scoprire ciò che li rende riconoscibili.

di Daria Croce

Ascoltare Mezzanine dei Massive Attack è come guardare Fight Club. Sono due cattedrali gotiche, scure, costruite alla fine del millennio. Un monito per gli anni a venire. Già, perché Mezzanine e Fight Club nascono negli stessi anni: il primo nel 1998, il secondo nel 1996 come libro e, nel 1999, in versione cinematografica (firmata da David Fincher). E i brani dell’album (il terzo in studio della band) sembrano creati apposta per plot, sceneggiatura e fotografia della pellicola di Fincher – la cui colonna sonora si deve invece ai Dust Brothers, che una decina di anni prima lasciarono la loro impronta su Paul’s Boutique dei Beastie Boys). Stesse atmosfere dark e cavernose.

Lo scenario è decisamente underground, a partire dal contesto in cui prendono vita i Massive Attack. Siamo a Bristol, dove negli anni Novanta nasce un movimento street art che vede tra i suoi principali esponenti il misterioso Banksy e uno dei tre fondatori dei Massive Attack, Robert Del Naja (i due, secondo alcune voci, sarebbero la stessa persona). Movimento che si intreccia con la musica e, in particolare, con il trip-hop, genere creato proprio dalla triade di Bristol: Tricky, Portishead e, naturalmente, Massive Attack. Questi ultimi nascono per volontà di Robert “3D” Del Naja, Grant “Daddy G” Marshall e Andrew “Mushroom” Vowles. Nel corso degli anni, collaborano con nomi del calibro di Madonna, Sinéad O’Connor, Tricky, Tracey Thorn (Everything But The Girl), Elizabeth Fraser (Cocteau Twins). Pubblicano Blue Lines nel 1991 e, tre anni dopo, Protection, che segna un passo in avanti, con alcuni brani fondamentali tra cui la title track cantata da Tracey Thorn e Karmacoma, con l’andamento sinuoso di Tricky.

Mezzanine, l’album della consacrazione, esce nel 1998. La band, per realizzarlo, si avvale della collaborazione del produttore Neil Davidge (nel corso degli anni lavorerà anche con Prodigy, Primal Scream, A Perfect Circle, Dandy Warhols, David Bowie, Damon Albarn e Snoop Dogg) ed estrae un filotto di assi nella manica da piazzare al microfono, tra cui Horace Andy ed Elizabeth Fraser.

C’è un’oscurità profonda nelle tracce di Mezzanine, una tensione che rispecchia l’aria che si respirava nella band, all’epoca. In effetti, per via di una serie di attriti interni e disaccordi con Del Naja, i tre avevano deciso di registrare separatamente, cosa che proprio Neil Davidge definì “un gran casino”. “Quando ci trovammo a registrare insieme, mettemmo a fuoco il carico di tensione creativa che c’era tra noi”, avrebbe dichiarato Mushroom qualche tempo dopo. “In effetti, finimmo per registrare in studi separati”.

Rabbia, attriti e nervosismo furono le basi su cui i Massive Attack costruirono un album che, sempre secondo Davidge, è “molto Bristol”: “Blue Lines e Protection sembrano essere stati fatti a Londra, non a Bristol, mentre ‘Mezzanine’ ha un che di post punk, di reggae, un po’ di funk, a tratti jazz, un pizzico di prog rock… è davvero un mix di influenze dei membri della band, incluso me e altri collaboratori. Si ha davvero la sensazione che quell’album sintetizzi l’unità delle persone”. “Mezzanine”, così come lo descrive Del Naja, “è quella terra di mezzo in cui non sai bene se sia ieri o sia oggi. Quel piccolo spazio in cui tutto è spaventoso ed erotico al tempo stesso”. Spaventoso ed erotico, una passeggiata nera nelle tenebre, che ti risucchiano già dal primo brano (Angel), con un crescendo incalzante guidato dalla voce di Horace Andy.

Uno squarcio di luce arriva poi con Teardrop, forse il pezzo più importante, reso ancora più luminoso dalla voce calda della Fraser – presente anche su altre due tracce, Black Milk e Group Four. Per Risingson i Massive Attack scomodano anche i Velvet Underground, con un sample di I Found a Reason, mentre nella title track omaggiano i Gang of Four inserendo nel testo Give me evenings and weekends, semicitazione di Return the Gift.

Per rendere immortale Mezzanine, e festeggiarne il ventennale, i Massive Attack lo hanno codificato in una sequenza di DNA, un’operazione costosa e sofisticata che ha un solo precedente: il brano di Miles Davis Tutu. L’università di Zurigo ha convertito le tracce audio dell’intero album in 920000 filamenti di DNA permettendo così di preservare questo capolavoro per centinaia di migliaia di anni.

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