sonic youth

16 maggio 2000 è la data di pubblicazione di NYC Ghosts & Flowers, undicesimo album dei Sonic Youth. Se cercate su Pitchfork la recensione del disco, noterete che poco dopo la sua uscita ha ricevuto un voto di 0.0 su 10, che in pratica è come prendere non classificato nel compito in classe alle superiori. Brent DiCrescenzo, l’autore della stroncatura, ora scrive per Time Out, nella sezione riguardante Chicago, e ha approfittato di questo spazio per compiere uno scarico di coscienza e per raccontare la sua chiacchierata con Thurston Moore.

Queste le dichiarazioni di DiCrescenzo:

In qualità di critico musicale, mi è capitato di essere sfidato da un pubblicitario per un incontro di boxe, di ricevere la promessa di un occhio nero da un indie rocker e di venire minacciato con una denuncia per diffamazione. Minacce di morte sono comparse nella mia casella di posta. Un goth tedesco mi ha scritto “il tuo dio è morto”. E nonostante tutto, non mi pento di nessuna delle recensioni di dischi (già, recensioni di dischi) che hanno provocato tutte queste reazioni.

Ma tra i circa 500 pezzi sconclusionati che ho scritto come moccioso di Pitchfork, ce n’è uno che ancora mi tormenta. Nel 1999 mi trasferii a Chicago da Atlanta con il mio amico fondatore di Pitchfork, per rendere il sito musicale un organo di stampa semi-legittimo. Iniziai anche a nutrire qualche risentimento riguardo al vivere nel Midwest e non a New York. Nello stesso periodo, qualche delinquente fece irruzione nel touring van dei Sonic Youth e rubò tutta la loro attrezzatura. L’iconica band di Gotham, da sempre una delle mie preferite, rispose acquistano della nuova attrezzatura e registrando NYC Ghosts & Flowers, un album street jazz puntinista, stonato e beatnik. Non avrebbe potuto essere più “scena artistica di Manhattan” di quanto lo sarebbe stato Jean-Michel Basquiat che legge poetry-slam sopra le suonerie di John Zorn. Pensateci un attimo, è praticamente così che suona. Odiai il suo newyorchismo stereotipato. Così gli diedi un calcio nel culo valutandolo 0.0 sulla nostra, notoriamente idiota, scala decimale arbitraria.

Una decade dopo ero al telefono con Thurston Moore, chitarrista e cantante dei SY, per un’intervista di Time Out. Ho menzionato che il tanto criticato Emotional Rescue dei Rolling Stones mi ricordava lo stile di chitarra del suo gruppo. Lui si è ricordato che quella era l’unica cassetta che possedeva quando viveva in un modesto appartamento di New York nei tardi anni ’70. Quindi, ehi, stiamo andando bene. È un tipo amichevole. Perché non seppellire l’ascia di guerra?

“Ti ricordi quell’adolescente incazzato che ha dato zero al vostro disco?” gli ho chiesto. “Ehm, sì, quello ero io”. Ha riso. Grazie a dio, ha riso.

“Abbiamo amato quella recensione! Era grande!” ha detto Moore. Gli ho chiesto scusa e gli ho detto che ora mi piace quell’album. È diverso da ogni altra cosa, misterioso e bello. Il cinquantaqualcosa eterno punk mi ha detto di non essere mai dispiaciuto per le cose insensate che ho scritto. No, la lezione è questa: stai attento all’opinione di un ragazzo appena uscito dal college.

Chi non avesse già ascoltato NYC Ghosts & Flowers dei Sonic Youth, può sentirlo interamente qui sotto e vedere se si trova più d’accordo con il Brent DiCrescenzo adolescente ribelle o con quello più maturo e professionale.