zen circus

di Francesco Bommartini

I fan veronesi dell’indie italiano erano in trepidante attesa di questo evento. Che si è rivelato tale. Merito va innanzitutto all’Emporio Malkovich, realtà associativa che ha portato a Verona tanti nomi che sono sulla bocca di tutti e nelle orecchie di tanti. Accorpate in circa 2 ore e mezza di musica tre realtà molto differenti tra loro. La più quotata sicuramente gli Zen Circus che, seppur lontani dai recenti successi di pubblico dei Ministri, possono vantare una credibilità ormai radicata nell’ambito musicale di riferimento. A condire degnamente la loro calata gli alieni Uochi Toki e lo storico portavoce dei 90’s più lancinanti ed interessanti: Giorgio Canali.

Si parte proprio da quest’ultimo quando l’orologio segna le 22,15. Canali sale sul palco da solo, così come ha fatto di recente in vari locali d’Italia. A differenza di quanto avevo visto un mesetto fa l’atmosfera è più calda. Gli intervenuti sono già abbastanza numerosi e attenti alla proposta dell’ex chitarrista di CSI e PGR, che non sfiora i repertori di questi due mostri sacri, dimostrando che con le sue canzoni può sostenere l’incombenza. Come sempre belli i suoni (merito di un Vox e di fonici all’altezza), ottimo l’utilizzo degli effetti a ricreare versioni più dilatate delle altrimenti rockeggianti Mostri sotto il letto, Ci sarà e di altri estratti dai suoi dischi. Tra invettive e complimenti detti a suo modo, Canali inserisce nella tracklist anche una canzone di De André. Un punto a suo favore che, purtroppo, non supplisce l’impressione che, se non si trattasse di Canali, un concerto di questo tipo – in solitaria e senza ritmica – sarebbe difficilmente sostenibile per l’audience. Ma Canali è. Quindi amen.

Ben più stranianti gli Uochi Toki. Li seguo da tempo, considerandoli una delle realtà più interessanti che ci sono in Italia. Il loro electro-rap vergato da flussi di coscienza senza velleità commerciabili è tanto difficile da digerire quanto stimolante. Come in altre occasioni i due si posizionano vicini sul palco: Napo di profilo rivolto verso un Rico perennemente ingobbito su campionatori e macchinari da cui fuoriescono pattern alienanti e suoni vari. Il volume investe i convenuti. Alcuni si muovono a tempo, altri scimmiottano la performance del duo. D’altronde la staticità degli Uochi Toki, unita a suoni difficilmente codificabili per l’ascoltatore medio e a testi inadatti per le serate di weekend (medie anche queste), possono spingere a questo tipo di approccio. Che invero, live, quando la legge del “qui ed ora” impera, sono comprensibilissimi. Resta il fatto che il live merita. E non sottovaluterei le reazioni schifate di tanti, abituati ad alzare le spalle dinanzi a tanti altri progetti non esntusiasmanti ma più politically correct. In fondo se qualcosa infastidisce significa che il lavoro, comunque, può considerarsi buono. Non a prescindere, ovviamente, ma in questo caso sì.

La vera bomba della serata sono però gli Zen Circus. Il trio è in gran forma e lo dimostra con oltre un’ora di canzoni estratte da un po’ tutto il repertorio. Chissà che risate si stanno facendo ora che, finalmente, anche i brani di Villa Inferno, su cui avevano investito tanto all’epoca con riscontri scoraggianti, fanno muovere forsennatamente le prime file sotto il palco. A Verona difficilmente si assiste a tanta partecipazione. Fantastico, francamente fantastico vedere tanti giovani dimenarsi in favore di una performance infuocata. Perché questa è stata la calata veronese di questo power trio dall’attitutide punk toscana, quella guascona e piacevole, quella che ad un certo punto fa alzare Karim dalla batteria in favore di un cambio di percussione più unico che raro, quella che rende veritiere ed istintive le frasi tra un brano e l’altro e pure quelle – a volte urlate in modo sguaiatamente perfetto – all’interno di brani che ormai sono piccoli classici: La democrazia semplicemente non funziona, Nel paese che sembra una scarpa, L’egoista, Vecchi senza esperienza, Vent’anni, I bambini sono pazzi, Viva. L’esperienza concertistica ormai permette a Ufo, Karim ed Appino una coesione difficilmente riscontrabile in giro per lo stivale. E stasera si è avuta la prova che i ragazzi sanno suonare, e lo fanno con grande passione. Auguro loro di riuscire a mantenere questa grande carica, questa voglia di divertirsi, la grande voglia di dire: Andate tutti affanculo!