ephebia L’11 e il 12 luglio si terrà la diciassettesima edizione dell’Ephebia Festival di Terni. Tra gli artisti presenti nella line-up di quest’anno ci sono Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, Be Forest, Chambers e 65daysofstatic. Sabato 12 ci sarà anche la collaborazione col progetto This is not a love song (qui i dettagli), con l’esposizione di alcune delle cassettine e le esibizioni di alcuni artisti partecipanti al progetto. Abbiamo fatto due chiacchiere con Alessandra Caraffa, presidentessa dell’associazione Ephebia: qui sotto potete leggere le sue risposte. Raccontateci un po’ le origini del festival: com’è nato inizialmente e come l’avete visto evolversi in questi anni. “L’Ephebia Festival è nato nel 1998 come festa di quartiere per i ragazzi che frequentavano il centro giovanile Sant’Efebo: l’intenzione degli organizzatori era quella di animare una zona periferica della città che troppo spesso restava muta, di attrarre altri ternani in un quartiere che non conoscevano per farlo vivere almeno per qualche sera l’anno. Da lì il festival ha acquisito una propria autonomia, e ha toccato quasi tutti i punti della città: l’antistadio, il centro storico, il centro di Palmetta, l’Anfiteatro Fausto, e quest’anno il bosco di Collerolletta. Se potessi disegnare una mappa, vedreste che siamo stati veramente ovunque. Terni è una città relativamente piccola, eppure mantiene delle zone che definirei nascoste. Lo scopo di un’associazione come la nostra è anche quello di restituire alla cittadinanza qualcosa di sé, che magari aveva dimenticato. Nel corso degli anni l’Ephebia Festival è diventato un evento caro ai ternani: l’affetto della città ha permesso all’associazione di crescere e di organizzare un Festival che ha portato a Terni per la prima volta i musicisti e le band più influenti del panorama che una volta avremmo definito “indipendente” o “alternativo”. Porcupine Tree, Afterhours, Assalti Frontali, Tre Allegri Ragazzi Morti, The Niro, Il Teatro degli Orrori, Dente, Zen Circus, Gazebo Penguins, Fine Before You Came sono soltanto alcuni dei primi nomi che mi vengono in mente. Ciò ci ha permesso di diventare una sorta di punto di riferimento anche per le altre associazioni di promozione sociale che operano sul territorio, che trovano durante il Festival una visibilità che difficilmente altre realtà delle nostre dimensioni concedono”. Quali sono i ricordi migliori che vi restano dalle passate edizioni? “Appena il Festival iniziò ad acquisire una dimensione più grande, all’inizio degli anni Duemila, la percezione che quella manifestazione sarebbe diventata un vero e proprio punto di riferimento per i giovani della nostra comunità è diventata centrale. Erano le prime volte che a Terni si vedeva un tipo di evento che, fino ad allora, i ternani avevano potuto vedere solo fuori città, se non fuori regione. La consapevolezza di questo, che si rinnova ogni anno, costituisce buona parte del clima che si respira all’Ephebia Festival; organizzazione, musicisti, spettatori e tutta la città “alternativa”, si uniscono intorno ad un unico centro, vanno per una volta l’anno tutti nella stessa direzione. Nel 2009 ci vennero tagliati di netto i fondi, cosa che ci venne comunicata ad una settimana dal festival, con i contratti già firmati. Abbiamo attivato una raccolta di firme di protesta che in tre giorni ha ricevuto più di 1500 firme con tanti messaggi di solidarietà da singoli, associazioni, altri festival, esponenti politici e culturali, e da tante band che avevano suonato ad Ephebia negli anni passati. Se oggi l’Ephebia Festival esiste ancora è grazie a quelle 1500 persone. Questo certamente è il miglior ricordo che abbiamo di questi anni di Ephebia: il riconoscimento di tanto lavoro svolto sempre da volontari, l’affetto delle persone che hanno conosciuto e vissuto il Festival, l’importanza che abbiamo nel cuore di tante persone. Un momento che non dimenticheremo è stato il primo concerto per sordi che siamo riusciti ad organizzare, nel 2010, grazie alla collaborazione tra l’Ente Nazionale Sordi e eildentroeilfuorieilbox84, band che vinse il contest invernale e suonò al festival dividendo il palco dell’Anfiteatro con una squadra di ragazzi che traducevano in LIS parole e musica. Lo scorso anno è stata tradotta la performance dei Gazebo Penguins: è sempre una grande emozione riuscire a far raggiungere la musica anche alle persone che non possono sentirla in modo convenzionale, ed è un nostro grande orgoglio quello di riuscire a coinvolgere associazioni come l’Ente Nazionale Sordi, fatto di ragazzi giovani a cui, anche se non lo direste, piacciono i festival e piace la musica. Altri bei ricordi sono quelli legati agli esordi di band che poi si sono fatte conoscere dal grande pubblico: i timidissimi AM, oggi M+A, che suonarono all’Ephebia Festival qualche anno fa e ci inondarono di disegni, i My Awesome Mixtape che dimenticarono tutti i documenti in albergo, gli Ark che ci costrinsero a registrare la partita della Svezia durante i Mondiali e non volevano sapere da nessuno il risultato perché la partita era durante il loro volo, Paolo Benvegnù che per venire incontro alle richieste di altre canzoni senza far rischiare nulla all’associazione visto che aveva già sforato con gli orari, prende l’acustica, si siede a bordo palco e fa altri 3 brani totalmente acustici come un busker”. Quali pensate siano le difficoltà maggiori nell’organizzare un festival delle vostre dimensioni in Italia? “Organizzare un festival in una città affatto turistica, che non offre molte attrattive, ti mette subito di fronte alla difficoltà di intercettare il pubblico “occasionale”: a differenza di molti altri festival estivi, simili al nostro per dimensioni e scelte artistiche, difficilmente l’Ephebia Festival può presentarsi come il pretesto per una vacanza al mare o come una piacevole tappa per poi andare altrove. E’ bellissimo vedere quanti nuovi festival nascano ogni estate in Italia: grazie alla musica si riescono a valorizzare degli spazi importanti e, finalmente!, anche le competenze di una generazione che di spazio ne trova ben poco. Altrettanto bello è vedere quante persone – e noi non facciamo eccezione – decidano di passare le vacanze andando per festival, girando l’Italia e vedendosi concerti in contesti che soltanto dieci anni fa erano francamente impensabili: mi vengono in mente i Neutral Milk Hotel sulla spiaggia al Beaches Brew di Marina di Ravenna e il divano campestre dell’Handmade Festival di Guastalla…cose semplicemente grandiose. Tornando alle difficoltà – e qui tralascio volutamente lo spettro della Siae che si aggira per il Paese – direi che certamente il primo problema che un’associazione si trova davanti è quello del reperimento delle risorse: soprattutto per un festival come l’Ephebia, che è sempre stato gratuito e che non può contare su entrate derivanti da pernotti e simili per via di quello che dicevo prima, trovare dei finanziamenti è la prima difficoltà. Bisogna interfacciarsi in primo luogo con le pubbliche amministrazioni, tentando di far conoscere e apprezzare le proprie attività a persone che, quando va bene, conoscono il concerto del primo maggio. Altra difficoltà enorme è il confronto con la macchina burocratica: in quasi vent’anni di Festival, non è mai successo che non venissero a trovarci la Siae, l’Arpa, la municipale, la sovrintendenza ai beni culturali o altri ghostbusters con un blocchetto dei verbali in mano. Ecco, se un giorno si potesse prescindere dal chiedere diciassette permessi diversi, ognuno in marca da bollo da 16 euro, ognuno in un ufficio che non comunica con gli altri, forse organizzare un festival sarebbe divertente come dovrebbe”. Fateci un racconto, band per band, della line-up di quest’anno – che cosa significano le band che suoneranno per voi, perché le avete scelte, eccetera. “Uno dei motivi principali che ci spinge ad organizzare ogni anno l’Ephebia Festival è il desiderio di poter portare le band che ci piacciono nella nostra città. Abbiamo cercato di costruire una line-up eterogenea, molto varia nei generi, che va dall’elettronica al post-rock, al folk, all’hardcore. La domanda che sempre ci ha guidato nelle nostre scelte è stata una sola: “andrei ad un festival così?”. I 65daysofstatic sono da sempre una delle nostre band preferite e quando abbiamo saputo che ci sarebbe stata l’opportunità di poterli portare a Terni abbiamo approfittato senza nemmeno pensarci troppo. Molti di noi li hanno visti dal vivo in altre città, sempre pagando un biglietto, e pensare di poter fare suonare a Terni, gratuitamente, una band del genere è stato importante anche a livello motivazionale. Organizzare un festival che ti piace ti fa affrontare difficoltà, lavoro non pagato, fatica e battaglie con una forza che altrimenti non troveresti. Lo stesso discorso vale per Be Forest e YOUAREHERE, tra le migliori band italiane del momento. La collaborazione con il festival torinese “Sotto il cielo di Fred” ha portato all’Ephebia Festival la band vincitrice del premio della critica, gli Eugenio in Via di Gioia, che non vediamo l’ora di rivedere. Una delle caratteristiche di cui andiamo più fieri è il forte attaccamento al territorio, ed ecco perché ci sarà anche una band umbra, i Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, sul palco principale del Festival. Un’altra collaborazione nuova che ha dato nuova linfa all’associazione e al Festival, insieme a quella con Indiepolitana i cui frutti si vedranno presto, è quella con This Is Not A Love Song, un progetto che unisce musica e fumetto/illustrazione/grafica a cui hanno partecipato due delle band che suoneranno il 12 luglio: Hilo e Chambers. I giovanissimi Scimmiasaki sono come dei figli adottivi, e siamo certi che sentirete parlare di loro: avendo vinto la nostra Battle of the Bands lo scorso anno entrano di diritto nella nostra line-up senza aver nulla da invidiare alle band con cui condivideranno il palco. Altra bellissima collaborazione, altro bellissimo live: grazie all’associazione Suoni InChiostro, che ogni anno organizza l’omonimo festival a San Gemini – a due passi da Terni – avremo anche la presenza di Bungalow62 insieme ai Rigolò”.