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Midnight Movement è il singolo che anticipa God Won’t Save You, But I Will, il secondo album di Nicholas Merz, in uscita il 9 ottobre via Aagoo Records. Registrato interamente dal vivo in casa di un amico a Landers, fuori Joshua Tree in California, il nuovo disco dell’artista statunitense ruota attorno al tema del lasciar andare.

Riguardo al video di Midnight Movement, che vi mostriamo in anteprima, Merz dice: Io e Michael (il regista Workman) abbiamo parlato a lungo del concept. Veniamo entrambi dalla classe operaia, dall’ambiente di piccole città e lui voleva riportarci in quel mondo con questo video. Mentre stavamo girando, l’esperienza è andata oltre il video. Mi sentivo come se fossi stato trascinato in una realtà speculare in cui gli archetipi e il focus isolato della vita rurale ancora una volta dettavano una serie profonda di risposte emotive che non ero disposto a lasciar andare. È stata un’esperienza che mi ha aperto gli occhi e che probabilmente non dimenticherò mai. Questo ha anche consolidato la mia amicizia con Michael Workman e Julia Sherman. Sono una persona molto fortunata ad avere l’opportunità di lavorare con persone così genuine”.

“Sono stato immediatamente attratto dalla musica di Nicholas per la sua sensazione di scrittura poetica e per la trasgressione del country”, aggiunge il regista, “Non è il paese in cui siamo cresciuti, ma qualcosa che mi ha colpito a livello profondo proprio come il paese di cui ho fatto esperienza. Per la maggior parte della mia vita ho cercato di prendere le distanze dalle mie radici rurali perché non mi sono mai identificato con il whitewashing romanticizzato. La musica di Nicholas sembra una rivendicazione di quel lato della mia identità, un riprendersi da dove veniamo in un modo che è vero per noi. Un paese che riconosce che l’Occidente è stato fondato sulla violenza razzista, il genocidio degli indigeni, l’ecocidio e lo sfruttamento dei lavoratori. Pur empatizzando con il trauma presente in queste comunità economicamente devastate. Il video di Midnight Movement esplora il lutto di una cultura che era una volta. Ho iniziato a concettualizzare intorno alla danza western, poiché è il simbolo della morte delle tradizioni e delle comunità rurali. Abbiamo girato sul posto in molti luoghi emblematici di questa perdita di comunità. Un bar in un paese agricolo dove quella è una delle due attività rimaste. Un Elks Lodge che non viene quasi mai utilizzato. Case in rovina in una vecchia città mineraria distrutta da anni di sfruttamento economico e ambientale. Non è una celebrazione di un ideale mitico di vita rurale di un tempo. Piuttosto è una comprensione conflittuale che le persone vivono, amano e soffrono in questi luoghi e che puoi riconoscere i problemi di un luogo e allo stesso tempo entrare in empatia con la perdita vissuta da quelle persone”.


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