Intervista ai Tapir!: “L’Ypsigrock festival è stato il miglior festival a cui abbiamo mai preso parte”

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TAPIR! Press Pic

Diego Ballani ha intervistato i Tapir!, autori di uno dei nostri dischi dell’anno, che tornano in Italia per quattro date a novembre

di Diego Ballani

Quella dei Tapir! è un’entità misteriosa, piombata sulle scene con un album e un’iconografia che a molti ha fatto pronunciare l’esotica parola “Canterbury”. Con una strumentazione non esattamente pop (che accanto a chitarre e synth vede cornetta e violoncello) e una tracklist strutturata in tre atti, il loro album d’esordio The Pilgrim, Their God and the King of My Decrepit Mountain è stato uno dei casi dell’anno che si sta per concludere: un concept ambizioso in cui le canzoni sono solo una parte della narrativa, articolata e interdisciplinare, che caratterizza il progetto.

Sin dai primi concerti alla storica George Tavern di East London, per arrivare alla firma con Heavenly, i Tapir! hanno continuato a operare al di fuori del tipiche traiettorie battute dalle pop band. Oltre alla musica, il loro lavoro comprende dipinti, burattini, film e molto altro, mentre le collaborazioni (in particolare con i produttori Joseph Futak e Yuri Shibuichi e il folk duo Lilo) costituiscono un principio fondamentale del progetto.

Per capirne di più, abbiamo raggiunto via Zoom il chtarrista Tom Rogers-Coltman e il bassista Ronnie Longfellow, che insieme al cantante e chitarrista Ike Gray, al tastierista Will McCrossan e ai polistrumentisti Emily Hubbard e Wilfred Cartwright costituiscono l’attuale formazione. Li abbiamo trovati visibilmente emozionati in vista di una nuova discesa in Italia, che li vedrà impegnati per quattro date (Torino, Bologna, Montecosaro, Milano) a partire da lunedì 18 Novembre.

Che ricordo avete delle vostre ultime date in Italia?

Ronnie: “Siamo venuti la scorsa estate per circa una settimana e ci siamo esibiti in alcune delle location più belle che io abbia mai visitato, ad esempio Sestri Levante. Inoltre, non credevo che sarei mai stato in Sicilia, invece ci hanno invitato all’Ypsigrock festival ed è stato incredibile. Probabilmente il miglior festival a cui io abbia mai preso parte. E ti assicuro che ne ho visti molti, soprattutto qui in Inghilterra. Ma la cura che veniva dedicata ad ogni palco e la musica incredibile che abbiamo potuto ascoltare è stato qualcosa di unico”.

Da cosa nasce la mitologia che sta alla base del progetto?

T: “Durante il lockdown, Ike ha iniziato a studiare pittura e a scrivere canzoni. Dall’unione di queste due cose, ha sviluppato il personaggio del Pellegrino. È in quel momento che i pezzi hanno preso forma. Subito dopo il lockdown Io, Will, Ron e Ike vivevamo insieme e parlavamo in continuazione della storia alla base del progetto. In seguito abbiamo creato le maschere da indossare sul palco. Diciamo che si è sviluppato tutto gradualmente, nell’arco di un paio di anni. Quando è stato il momento di registrare l’album, abbiamo girato i video e progettato lo spettacolo teatrale che abbiamo messo in scena ad aprile e in cui, per la prima volta, è stata raccontata la storia del Pellegrino dall’inizio alla fine”.

Una cosa che ha colpito molte persone è il fatto che l’album sia diviso in tre atti.

R: “L’idea era quella di pubblicare singolarmente ciascun atto e di lasciar respirare la storia. Inoltre ciascun atto, nella nostra testa, aveva il suo tipo di ‘vibe’. Il primo è più eccitante. Il secondo è più drammatico, perché prevede un conflitto. Mentre nel terzo c’è la risoluzione del tutto. Questo dal vivo viene rappresentato con t-shirt differenti per ciascun atto. Per noi la storia doveva essere qualcosa di organico e pulsante. Abbiamo continuato a modificarla, seppur in piccole parti, fino alla fine. La canzone Act 3 (The King of My Decrepit Mountain) è stata aggiunta in una fase molto avanzata. Al suo posto, per molto tempo abbiamo avuto un brano diverso, ma non eravamo troppo contenti di come si adattava alla narrazione. Tom l’ha tirata fuori solo poco prima che consegnassimo l’album e credo che abbia fatto un ottimo lavoro”.

In che cambiano le canzoni dell’album quando le suonate dal vivo?

Tom: “La grande differenza è che nell’album la maggior parte della batteria che pui sentire è una drum machine, mentre dal vivo abbiamo è Wilf a suonare la batteria acustica nella maggior parte delle canzoni. Ci permette di avere un suono più intenso rispetto a quello del disco. Mi piace molto come entrambe le esperienze suonino piuttosto diverse!”

A proposito del vostro rapporto con le esibizioni live, di recente avete assistito a qualche performance che avete trovato particolarmente interessante in vista di possibili evoluzioni del vostro progetto?
R: “C’è una band della DFA che abbiamo visto quest’anno e che si chiama Mermaid Chuky: dal vivo hanno costumi, portano sul palco qualcosa come trenta ballerini e anche se la musica è molto diversa dalla nostra, sono davvero molto divertenti. Inoltre, ho assistito ad una messa in scena dell’Ubu Re di Alfred Jarry, che penso potremmo utilizzare come ispirazione per alcune delle nostre performance più teatrali”.

Troverete il resto dell’intervista ai Tapir! sul numero di Rumore che sarà in edicola a Dicembre.
Intanto, vi ricordiamo le prossime date italiane della band:

LUNEDÌ 18 NOVEMBRE 2024 – TORINO – SPAZIO211
MARTEDÌ 19 NOVEMBRE 2024 – BOLOGNA – LOCOMOTIV
MERCOLEDÌ 20 NOVEMBRE 2024 – MONTECOSARO (MC) – TEATRO DELLE LOGGE
GIOVEDÌ 21 NOVEMBRE 2024 – MILANO – ARCI BELLEZZA

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