
Dopo quattro album in studio – Dell’impero delle tenebre (2007), A sangue freddo (2009), Il mondo nuovo (2012), l’ultimo Il Teatro degli Orrori (2015) – e un disco live, la band Il Teatro degli Orrori dopo quindici anni di attività (iniziata nel 2005) annuncia la fine. A dirlo e comunicarlo dai propri profili social è Pierpaolo Capovilla. Oltre a Capovilla, Gionata Mirai, Giulio Ragno Favero e Franz Valente, nel 2012 si erano aggiunti alla band Kole Laca (synth, rhodes) e Marcello Batelli (chitarra). Ecco le parole del post di Pierpaolo Capovilla (intervistato da noi 5 anni fa) che annunciano la fine del gruppo noise rock.
Ciao a tutte e tutti. Il Teatro degli Orrori non esiste più. Lo sapevate già, ma io ho preferito tacere, nella speranza che le circostanze mutassero in qualche modo. Ma la vita a volte non va come si desidera o ci si augura. Tutto ciò mi spiace e mi addolora ancora. Sono consapevole di avere le mie belle responsabilità, ma in tutta franchezza non credo siano solo le mie che hanno indotto la band verso il triste epilogo. Neanche un po’. Credo altresì sarebbe davvero inelegante da parte mia venirvi a raccontare cosa è accaduto. Non sarebbe che il mio punto di vista, e varrebbe solo in termini personali.
Continua Pierpaolo Capovilla annunciando anche di aver iniziato un nuovo progetto musicale da circa due anni:
Cioè nulla. Anyway, non mi do per vinto, e continuo il mio percorso artistico e professionale. Da un paio d’anni lavoro ad una nuova band. In quell’intervista radiofonica concessa agli amorevoli compagni di Fosdinovo, e che vedo pubblicata in questa pagina, ho chiarito di cosa si tratta. Sarà una band nel solco di ciò che ho fatto nel tempo. Soltanto ho cercato e cerco di spingere alle estreme conseguenze il mio percorso artistico, musicale e narrativo. Senza compromessi, e con spirito benjaminiano. Il contributo dei correligionari è stato ed è cruciale. Nel futuro più prossimo avrete sue notizie e contenuti. La vita continua, e meno male. In questo momento storico è più che mai necessario opporre una resistenza convinta e convincente allo scivolamento autocratico delle condizioni politiche e sociali in cui viviamo. La musica popolare, e il rock, che tutti noi amiamo, non lo determineranno ma possono contribuire ad un cambiamento sociale, nel segno dei valori democratici che ci uniscono e che da sempre ci fanno sentire un po’ meno soli e un po’ meno inutili.
Infine avvisa tutti di evitare polemiche e maldicenze inutili sulla fine della storia.
E per favore, se potete e se vorrete, mettete al bando i pettegolezzi, i rumori di corridoio, le insinuazioni. Non servono a niente. Ciò che davvero serve, io credo, è la comunione di intenti. Perché la musica, la buona musica, ci infervora, ci rende battaglieri, ci dà forza e voglia di cambiare le cose, nella nostra vita particolare e in quella del consorzio umano nel quale insistono le nostre esistenze. La vita è breve. Non sprechiamone neanche un minuto. Un abbraccio partigiano. ppc
Qui potete riguardarvi la gallery fotografica di un concerto di qualche tempo fa.



