La risposta dei Death SS alle accuse di satanismo e blasfemia

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“Quanto accaduto domenica 19 agosto a Chiaromonte è di una gravità assoluta e testimonia, una volta di più, come questa nostra regione sia allo sbando, ormai da troppo tempo, amministrativo, sociale, antropologico, culturale, spirituale, politico”.
Che cosa è successo di tanto grave? Che i Death SS (in uscita con un nuovo album) hanno suonato all’Agglutination Festival della città in provincia di Potenza. L’evento ha allarmato alcuni politici del posto, fra cui l’autrice delle parole di cui sopra, la referente del Popolo della Famiglia Valeria Giorgio, che continua denunciando lo “scempio perpetrato ai danni di un popolo” e chiedendo che “le autorità competenti per materia debbano verificare se le norme vigenti siano state rispettate o possano essere applicate. Ci riferiamo in particolare alla legge 25 giugno 1993 n. 205, che incrimina tanto le violenze quanto l’incitamento alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, e incendiare crocifissi, usarli per atti di autoerotismo o come sostegno per il microfono ci pare che rientri ampiamente nella fattispecie”.

La band, che al festival aveva presentato il nuovo album Rock ‘N’ Roll Armageddon, ha risposto punto per punto alle accuse, precisando che i loro spettacoli, e l’uso di iconografie religiose, sono rappresentazioni teatrali che non intendono affatto promuovere o incitare al satanismo. “L’atto autoerotico che sembra tanto scandalizzare il Consiglio Pastorale”, spiegano, “non è che un richiamo a film horror come “L’Esorcista” o “ I Diavoli” di Ken Russell, ai quali la canzone “vampire” si ispira. Riguardo invece il lamentato “uso sacrilego del calice e delle ostie con un rituale macabro mediante l’uso di un incensiere realizzato con il teschio di una capra fumante, il cui significato è (per loro) inequivocabile”, invitiamo i solerti censori (che evidentemente non hanno neppure guardato bene lo spettacolo) a fare maggiore attenzione. Le “ostie” erano cialdini farmaceutici e sono stati manualmente distribuiti a fine concerto dalle tre attrici durante il brano “Heavy Demons”, mentre “l’incensiere” in questione è il simbolo della divinità animistica haitiana “Baron Samedi” (il cosiddetto “guardiano dei cimiteri”), ed è costituito da un trittico di teschi, umani ed animali (ovviamente finti) con un sigaro acceso in bocca.
Non c’è quindi alcun nesso, neppure temporale, tra la realtà dei fatti e le accuse contenute nel comunicato, che nascono da un’interpretazione, nella migliore delle ipotesi, superficiale e arbitraria”.

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Redazione Rumore
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