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Leggi un estratto dell’intervista ad Anja Huwe delle Xmal Deutschland e ascolta l’album Codes
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Sul numero di marzo potete leggere l’intervista ad Anja Huwe in occasione dell’uscita del suo nuovo album e della raccolta dei primi singoli delle Xmal Deutschland
Anja Huwe By Jan Riephoff Anja Huwe By Jan Riephoff
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Sul numero di marzo potete leggere l’intervista ad Anja Huwe in occasione dell’uscita del suo nuovo album e della raccolta dei primi singoli delle Xmal Deutschland

In occasione dell’uscita in contemporanea del nuovo album di Anja Huwe, Codes, e della raccolta Early Singles (1981-1982) delle sue Xmal Deutschland, entrambi pubblicati da Sacred Bones, Diego Ballani ha raggiunto l’artista tedesca per un’intervista che potete leggere sul numero di Rumore di marzo.

“Già da un po’ di tempo la mia amica Mona Mur, che conosco dai primi anni 80, stava cercando di convincermi a fare musica, ma le ho sempre risposto che ormai mi sento legata alla pittura e che preferisco lavorare per conto mio”, dice della scelta di tornare a lavorare su nuove canzoni,

Poi quando la pandemia è iniziata e tutti eravamo chiusi in casa, una persona mi ha contattato da Tel Aviv dicendomi che aveva queste canzoni piuttosto oscure, realizzate insieme a un tizio scandinavo appartenente a una band doom metal. Mi ha chiesto se mi andasse di ascoltarle ed eventualmente di cantare qualcosa. Inizialmente ho risposto di no, ma lui è stato molto gentile: mi ha mandato le basi e alcune parole, dicendo che avrei potuto cambiarle come volevo. Alcune settimane dopo ho provato a riascoltare i pezzi e mi sono accorta che combinando il suo testo con altre mie parole funzionava piuttosco bene. Così ho interpellato Mona e lei mi ha detto di andare a registrare nel suo studio a Berlino. Dopo aver realizzato il primo brano, ho parlato di nuovo con l’autore: abbiamo discusso di quei testi ispirati al diario del nonno. Il suo nome era Moshe Shnitzki e a un certo punto della sua vita aveva abbandonato la propria casa per andare a vivere nella foresta bielorussa. Sono rimasta colpita dalla sua storia. Ho chiesto a Mona di lavorare su questo, sull’idea di “foresta” e di cosa voglia dire isolarsi dal resto del mondo, sparire letteralmente nella natura. Così abbiamo pensato a un titolo che inizialmente avrebbe dovuto essere The Codes Of The Wood, ma che poi abbiamo deciso di ridurre semplicemente a Codes perché in ogni linguaggio esistono codici. Tutto è basato su codici, compresi la musica e l’arte. Perdere quei codici significa perdere se stessi.

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Qui sotto potete ascoltare Codes e Early Singles:

In edicola e nel nostro shop trovate il numero di marzo di Rumore con gli Yard Act in copertina. Oltre ai servizi, alle interviste e alle nostre rubriche, trovate ben più di 250 dischi recensioni.

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