Il primo 7” e l’album di esordio dei Karate arrivano per la prima volta sulle piattaforme di streaming

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L’omonimo album di debutto dei Karate e il 7” del 1994 Death Kit/Nerve sono disponibili per la prima volta in streaming

Anche il primo singolo Death Kit/Nerve (1994) e l’omonimo album di debutto dei Karate, uscito nel 1996, approdano finalmente sulle piattaforme di streaming, grazie all’etichetta Numero Group!, sul cui sito si legge: “Il rock underground si è deteriorato e si è frammentato mentre si diffondeva negli Stati Uniti a metà degli anni’90, con il boom alternativo che ha dato origine a scene regionali microcosmiche focalizzate singolarmente sulla potenza selvaggia o sulle canzoni screamo sulla colazione. I Karate di Boston sono emersi come una forza in grado di afferrare un movimento giovanile nazionale i cui gusti disparati si mescolavano ancora nelle pagine color inchiostro di fanzine traboccanti di prosa florida e sui calendari dei concerti in spazi fai-da-te gestiti da volontari, centri sociali e piste da bowling. In questo mondo, la musica del Karate era un enigma, invitante tanto per i punk beffardi quanto per gli appassionati di indie rock. Il loro debutto omonimo del 1996, pubblicato su Southern Records, ha fissato lo standard. Lasciando che si unissero la tensione post hardcore, la serenità slowcore fortemente focalizzata e la risplendente complessità del jazz, i Karate hanno evitato di sistemarsi in uno stile definibile. Ma certamente hanno usato il linguaggio del punk per far capire il loro punto di vista; di tanto in tanto, il chitarrista Geoff Farina abbandona le sue cadenze calde e silenziose per un grido rauco che lo faceva sembrare irregolare, intensificando un’aggressività che esplodeva a ogni riff di chitarra o schiocco di batteria che esplodeva come un fuoco di cannone. In pochi hanno seguito la loro strada, ma chi potrebbe stargli dietro? I Karate potrebbero far sbocciare stati d’animo pensosi nella frenesia (What Is Sleep?), stare in punta di piedi con grazia attorno a esplosioni punk aggressive senza perdere la forma (Bodies), e allungare le fantasticherie più tranquille dello slowcore fino a quando le loro note riflessive non suonano strappate da una sessione jazz improvvisata (Caffeine or Me?). I Karate hanno formalmente introdotto il trio come una parte vitale di una scena punk indipendente americana che fiorisce ostinatamente di fronte al raccolto degli anni 90 delle maggiori etichette”.

Redazione Rumore
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