La vita come la conosciamo ha smesso di esistere.
Una tempesta infuria dall’alto, gettando un’ombra senza fine che soffoca il volto di un mondo un tempo vibrante. La somma delle scelte sbagliate e degli errori di un’epoca si fondono a creare un’oscurità quasi fisica. È opprimente. Soffocante.
Ma nella periferia … un bagliore. Fievole ma scintillante. Un po’di grazia non ancora spenta.

Il quindicesimo album in studio di Moby, Everything Was Beautiful And Nothing Hurt, in uscita il 2 marzo, si racconta in un deserto post-apocalittico dopo l’abbandono dell’uomo da parte del divino.
Un concept che fa da leit-motiv anche ai video: in quello di Mere Anarchy “gli esseri umani sono morti e io e la mia amica Julie siamo alieni che viaggiano nel tempo e visitano la Terra disabitata”:

Allo stesso modo, nel nuovo This Wild Darkness,

il mondo è un posto sconcertante, pieno di confusione e oscurità. This Wild Darkness è essenzialmente un dialogo esistenziale tra me e il coro gospel – io che parlo della mia confusione, il coro che risponde con brama e speranza.