summer heart_featured

di Nicholas David Altea

Sul finire del decennio scorso, ci si ritrovò di fronte ad una nuova ondata elettronica dai tratti fortemente nostalgici, tanto da creare un certo fervore, sotto il nome di chill wave. Washed Out, Toro Y Moi, Memory Tapes e Neon Indian sono stati tra i nomi di spicco di quell’avventura – che sotto alcune influenze prendeva il nome di glo-fi e altre volte il nome di ipnagogic-pop. Poi, piano piano si è affievolita, cambiando pelle e rigenerandosi. All’epoca però, polaroid ed effetti lomo ne erano la maggior resa visiva che accompagnava queste produzioni sognanti, con voci lontane e melodie melliflue. Anche l’Italia non rimase indifferente con Casa del Mirto e Welcome Back Sailors ad alzarsi in punta di piedi per farsi sentire, chi con qualche innesto di italo-disco, chi con brezze più eteree. Sensi, ecco cosa stimolavano principalmente. È su questo mix di nostalgia e sensazioni che fa forza anche David Alexander, artista svedese, che nel 2009 si è mosso con il moniker di Summer Heart: inconsciamente, seguendo queste coordinate, maneggiando il pop con struggente sincerità e una certa propensione per queste ambientazioni post-vacanziere, da tramonto balearico, da foto sgualcita e diapositive proiettate sul muro. Le prime produzioni sono cresciute e hanno dato libero sfogo nella ricerca della sua dimensione più veritiera, virando anche verso derive, a tratti più psichedeliche, a tratti più elettroniche. A fine ottobre passerà dall’Italia per tre date (Rovereto, Firenze, Milano) e noi lo abbiamo intervistato per chiedergli un po’ come ha mosso i primi passi e che direzione ha intenzione di prendere nel prossimo futuro.

summer heart photo bis

Tu sei di Malmö e la Svezia è terra di talenti che spaziano dal punk-rock all’hardcore, fino al metal, passando per rock’n’roll, pop e moltissimo altro. Tu però invece suoni chill-wave fortemente macchiata da melodie dream pop. Come è nata la tua passione?
David Alexander: “Al momento vivo a Malmö ma sono originario di una piccola città a circa un’ora e trenta, a nord della stessa Malmö, chiamata Halmstad. La scena musicale qui è molto vasta. Come hai detto tu, ci sono tante ottime band provenienti dalla Svezia e non ho idea del perché di tutto questo. Io vengo da una famiglia di musicisti e ho avuto la fortuna di avere chitarre e sintetizzatori intorno a me fin da quando ero un ragazzino. Credo che sia una grande parte del motivo per cui ho iniziato a fare musica”.

Com’è la cittadina dove sei cresciuto? C’è qualcosa che ti ha influenzato nelle tue sonorità?
D.: “Si tratta di una piccola città sulla costa sud occidentale della Svezia. Una città tipicamente estiva con delle belle spiagge e un sacco di turisti durante l’estate. Quando ci penso, rende totalmente senso al mio suono estivo e a tutto quello che lo circonda”.

Come hai iniziato a produrre i tuoi primi pezzi?
D.: “Ho registrato le mie prime canzoni su un vecchio registratore a cassette. Erano solo tracce di chitarra e voce. Poi, quando ho imparato a trasferire le mie registrazioni su un computer l’ho fatto e ho iniziato l’aggiunta di tutti i tipi di effetti. Per un po’ ho anche registrato sul Roland VS1680 di mio papà ma in realtà preferisco registrare su PC. Per la prima canzone di Summer Heart ho usato Logic e diversi sintetizzatori. Per esempio un Alesis Micron e un Korg JX8P. Al giorno d’oggi, le mie tracce, si basano principalmente su parti di chitarra”.

La stagione 2009/2010 è stata un po’ il punto più alto di tutto quello che era chill wave, hypnagogic-pop, glo-fi. I nomi di punta erano Toro Y Moi, Memory Tapes, Neon Indian e Washed Out. Come guardavi e seguivi quel fervore attorno a quegli artisti e a quei suoni?
D: “Ho ascoltato un po’ del primo materiale di Washed Out, che ho approfondito molto. Gli altri non li ho ascoltati, fino a quando, poco tempo fa ho scoperto il materiale di Toro y Moi che mi è piaciuto abbastanza”.

Gli elementi più caratterizzanti della chill wave sono i ricordi nostalgici, evocazioni sognanti, fotografie sbiadite, viaggi. Qual è la tua principale fonte di ispirazione?
D.: “Credo che siano state tutte le mie influenze in tutti i diversi tipi di musica che ho fatto, dei quali non mi sono mai preoccupato. Non mi sono mai fatto problemi su uno stile musicale da seguire”.

Vada bene la chill wave e tutte le sue derivazioni, ma qui molte delle tue melodie sembrano fatte apposta per essere suonate da band dream pop / indie pop, come ad esempio Beat of Your Heart. Il dream pop è stato parte dei tuoi ascolti? Chi ascoltavi?                                                
D.: “A volte sarebbe bello avere una band al completo, dietro di me. Ma allo stesso tempo il suono sarebbe completamente diverso. Ho suonato in un sacco di band, con batteristi e tutto il resto, che penso sia davvero bello fare qualcosa di diverso”.

“In realtà ho cominciato ad ascoltare tutto il filone dream pop e gli artisti simili, solo dopo la creazione di Summer Heart. All’uscita del mio primo EP la gente ha cominciato a sottolineare che c’erano molte similitudini. Credo che ci debba essere stata un qualche tipo di tendenza che ho inconsciamente iniziato a seguire”.

Singoli ed EP come Please Stay, Never Let Me Go, Hold On hanno tutti dei titoli relativi al movimento o al non movimento. Era un periodo particolare della tua vita?
D: “Sì, lo era. Ero agli inizi delle composizioni melodiche di Summer Heart ed era stimolante giocare con idee diverse senza alcuna limitazione. Semplicemente pura ispirazione”.

C’è un singolo che si chiama Milano? A cosa è dovuto?
D: “Ho avuto un periodo in cui ero davvero interessato all’Italia e soprattutto a Milano. Mi ha dato l’input un ‘viaggio’ per le strade di Milano su Google Maps che è stato fondamentale nella composizione del brano”.

Toro y Moi, ad esempio, dopo i primi album ha poi virato verso territori funk e R&B.
Tu hai una forte predilezione per il pop e il synth-pop a quanto pare, oltre qualche rimembranza di MGMT. Dove pensi di virare prossimamente coi tuoi suoni? C’è qualche ti sonorità che ti sta attirando più di altre?

D.: “Ho iniziato a registrare solo con sintetizzatori. Ma nel mio album About a Feeling non ci sono solo quelli. Su I Wanna Go per esempio, penso che sia solo la linea di basso che suona con un sintetizzatore. Il resto sono chitarre e drum machine. Ho appena finito il mio nuovo album e penso che si possa dire che è un grande mix di tutto quello che ho fatto fino a questo punto. Sono molto soddisfatto”.

I Wanna Go è il tuo brano più ascoltato. Si potrebbe dire che è quello fondamentale nella tua discografia? C’è un motivo particolare?
D: “Si tratta di una canzone speciale per me, ma d’altra parte tutte le mie canzoni lo sono, in un modo o nell’altro”.

Hai mai ricevuto proposte per qualche colonna sonora?
D.: “Sì, ho un paio di amici che sono registi. Ho fatto musica per il loro cortometraggio. È davvero difficile fare musica da film in realtà, ma mi sono anche divertito molto naturalmente.”.

Quali sono i tuoi prossimi progetti per il futuro?
D.: “Farò tre spettacoli in Italia e dopo di che, pubblicherò ufficialmente il mio nuovo singolo, seguito da un album!”

23/10 Rovereto – SMART Lab
24/10 Firenze – Tender Club/Klubb Lottarox
25/10 Milan – La salumeria della musica