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di Manuel Graziani

Per quanto meraviglioso il nostro è davvero uno strano Paese. Ci fottono pigrizia e pressapochismo. Non fa eccezione il micro mondo della cosiddetta musica alternativa, popolato da una gran quantità di bradipi. Per anni, ad esempio, mi sono chiesto il perché in pochi si filassero i Chronics, gran gruppo power-pop-punk accostato non a torto a mostri sacri “minori” quali Saints e Real Kids. Nel ’99 il trio bolognese ha esordito come meglio non si sarebbe potuto, pubblicando un 7” per la storica etichetta americana Rip Off. Tra il 2002 e il 2004 il gruppo felsineo ha licenziato due album su vinile per la belga Demolition Derby, con l’intermezzo della raccolta data alle stampe nel 2003 su CD da un’altra label culto, la romana Hate Records.

La tiepida accoglienza in patria unita alle responsabilità dell’età adulta, hanno inevitabilmente fatto mollare il colpo ai ragazzi finché non si è fatta viva un’etichetta statunitense, la Mooster Records di Chicago che nel 2013 ha pubblicato On Tape It Sounds Different, un best off nel formato cassetta. Il cantante/chitarrista e songwriter Stefano Toma, nel frattempo trasferitosi a Ravenna, ci ha ripreso gusto e ha rimesso su la band. Di solito queste reunion sono all’insegna del tarallucci e vino con qualche concerto nei pubbetti della zona, magari un album autoprodotto da regalare agli amici e poi il mesto ritorno nell’oblio. Ma qui le cose sono andate diversamente. Per la loro rentrée si è mosso niente meno che Mike Watt (c’è bisogno che sciorini il suo curriculum?). È di pochi mesi fa il 7” split pubblicato dalla statunitense Asian Man Records che vede i Chronics su un lato e i Secondmen di Mr Watt sull’altro. E non è finita qui, come ci racconta Stefano.

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Intanto come va? Mi sembri in forma: “uno splendido quarantenne”, citando Nanni Moretti…

Ricorro spesso alla chirurgia plastica. Mi sono rifiutato solo di fare l’autotrapianto di capelli per motivi ideologici e di fede calcistica, ma sono sempre in tempo.

Alla fine è sempre “colpa” degli americani… ci sono voluti loro per farvi tornare in pista, prima la Mooster Records di Chicago e poi la Asian Man.

Dal 2005 abbiamo interrotto la produzione di dischi e dal 2009 siamo rimasti fermi anche con i concerti. In quel periodo Roberto, il nostro precedente bassista, è emigrato a Kuwait City e fino alla seconda metà del 2013 il gruppo non è più esistito. Stavamo quasi per dichiarare bancarotta, poi un giorno ho telefonato a Marco Turci, storico batterista dei Chronics e degli Hatchets, e gli ho chiesto se voleva rimettere insieme la vecchia banda. All’inizio mi ha risposto che non era mica tanto facile perché ormai facevamo tutti dei lavori rispettabili, ma alla fine lo abbiamo fatto lo stesso.

Abbiamo coinvolto un’altra vecchia conoscenza, Stefano Felcini, che ha rinunciato alla sua chitarra elettrica per imbracciare un basso. Eravamo di nuovo in tre. Stefano fa parte anche degli Spacepony.

Sì, è vero, qualche mese prima un’etichetta di Chicago aveva stampato una cassetta contenente pezzi dei vecchi dischi. Poi, attraverso Stefano, è nata la possibilità di collaborare con Mike Watt che dopo aver sentito alcune nostre registrazioni inedite ha accettato di fare uno split a 45 giri. Lo abbiamo proposto a diverse etichette, suscitando anche l’interesse di alcune etichette piuttosto note. Alla fine la Asian Man Records di Mike Park si è dimostrata la più interessata e siamo felici di aver stampato con lui questo disco.

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A proposito, continuerà la collaborazione con Mr Minutemen, fIREHOSE e molto altro?

A maggio è uscito lo split, un omaggio alla scena punk di Los Angeles, in cui noi rifacciamo She Don’t Know Why I’m Here dei Last e Mike Watt & The Secondmen ripropongono Surfin’ With the Shah degli Urinals. Watt ha scelto per noi il pezzo dei Last e, senza saperlo, ha scelto un gruppo che ci è sempre piaciuto. Penso sia stato naturale per lui che ha vissuto in prima persona quel periodo. Alla fine sono venuti fuori alcuni minuti di surf punk strumentale e di power pop psych secondo me divertenti.

Nel frattempo ci ha offerto di fare un altro 45 giri nel 2015 con due pezzi originali scritti per l’occasione. Uno scambio di pezzi fra noi e lui. A luglio ci siamo inviati i pezzi ed entro novembre li registreremo. È un musicista molto attivo. Per molti, almeno negli ultimi dieci anni, il suo nome è stato soprattutto associato agli Stooges di Iggy Pop, ma oltre a questo è sempre riuscito a portare avanti molti altri progetti musicali. Fra questi il Sogno Del Marinaio, che porta avanti con due musicisti italiani.

So che siete appassionati del vinile e che la formula dello split 7” vi sta prendendo bene.

Prima di questo split avevamo stampato un solo 45 giri. Un po’ vogliamo colmare questa lacuna e un po’ è la scusa per collaborare con musicisti che ci piacciono. Oltre al nuovo 45 giri con Mike Watt, abbiamo preso accordi con due gruppi per pubblicare altri due split 7” nel 2015. Per ora ti posso solo dire che uno è americano, l’altro australiano. In entrambi i casi si tratterà di cover. Col gruppo americano abbiamo scelto pezzi di due band americane della metà degli anni sessanta. Con gli australiani si tratterà di cover di un gruppo americano che è stato attivo nella prima metà degli anni settanta. Dovremmo registrare i pezzi entro ottobre.

Poi sarebbe ora di tornare a fare un album, non credi?

Inizieremo a ragionarci col nuovo anno. Visto che nel 2014 abbiamo fatto pochissimi concerti, siamo riusciti a buttare giù qualche nuovo pezzo. Dobbiamo continuare. Una cosa molto importante per un gruppo è suonare dal vivo. Siamo stati fuori dal giro per troppo tempo e non è immediato riprendere l’attività live. Comunque il 27 settembre suoneremo all’Officina di Teramo per il Cassette Store Day, con i Burnt Ones da San Francisco e gli italiani Blood ‘77. Porteremo la nostra cassetta e la lanceremo copiosamente dal palco dopo aver mangiato grandi quantità di maccheroni alla chitarra e di timballo. Il 18 ottobre suoneremo al Covo di Bologna, dopo tanti anni, assieme a Vic Godard & Subway Sect. Al Covo abbiamo fatto i primi concerti negli anni ’90 e lì ho visto tanti gruppi dal vivo. La foto di copertina del nostro primo singolo è stata scattata in questo locale. È da molto che non ci vado per cui sarà una bella serata. Poco dopo saremo al Bronson a Ravenna. Nei prossimi tre mesi stiamo cercando di pianificare concerti anche nel nord Italia, a Roma e vicino a casa.

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Raccontaci qualcosa dei vostri inizi. Che aria tirava a Bologna nella metà degli anni ’90 per il power-pop e il punk ’77? Io ero lì da studente universitario e non mi pare ci fosse grande movimento a parte qualche concerto… ad esempio ricordo una gran bella seratina al Covo con New Bomb Turks e Teengenerate.

Negli anni ’90 come adesso, a Bologna e dintorni c’erano diversi locali in cui vedere concerti e suonare. Covo, Link, Estragon, Livello 57, Vox di Nonantola erano i più gettonati. A questi si aggiungevano realtà più piccole come Praga Caffè, Vereda, Sottotetto, Scandellara. Anche rimanendo dentro le mura cittadine riuscivi a fare un discreto numero di concerti in un anno. Io più che di punk rock e power-pop sono sempre stato appassionato di musica sixties e garage. Nella mia collezione però, ho sempre avuto anche i dischi di Saints, Real Kids, Big Star, Heartbreakers, DB’s, Replacements ed altri.

A Bologna il revival sixties ha avuto la sua importanza, ma ancora più forte è stato il segno lasciato precedentemente dai Gaznevada e dai Nabat. Gli anni ’90 a Bologna però, sono stati soprattutto gli anni di Massimo Volume, Starfuckers, Disciplinatha.

I Chronics hanno iniziato suonando quello che gli veniva più immediato, senza fare riferimento a scene musicali italiane o estere di quel periodo. Per cui in città non tirava nessuna aria particolare per il power-pop e il punk ’77 (però il nostro suono tirava decisamente da quelle parti). Anche io ho visto i New Bomb Turks, i Teengenerate e gli Oblivians, ma senza pensare che appartenessero a qualche scena specifica. Sicuramente Shiba, il nostro primo batterista, era più attento e aggiornato sul mondo che girava attorno a questi gruppi, tanto che fu lui a inviare un demo in cassetta alla Rip Off Records.

Negli ultimi 10/15 anni i numeri della musica sono cambiati moltissimo… per curiosità, come sono andate le vendite dei vostri album e del singolo su Rip Off?

Sono cambiate le tirature che le etichette indipendenti riescono a stampare. All’epoca per un’uscita ce ne stampavano dalle 1.300 alle 2.000 copie, a seconda del formato e dell’etichetta. Ora, per un gruppo come il nostro, va bene se si parte da 500 copie. In più all’estero trovavi etichette che non ti chiedevano se eri in grado di sostenere un tour prima di stamparti un disco. Parlo di esperienze personali chiaramente. Non ti so dire quante ne abbiamo vendute. Il secondo LP fu stampato in Spagna anche in CD, per cui immagino che ce ne sia ancora un certo numero nel sottoscala di qualche negozio.

Avete condiviso il palco con White Stripes, Chrome Cranks, Cheater Slicks, ecc., che ricordi hai?

La concomitanza con i White Stripes fu piuttosto casuale, nel senso che suonammo in apertura di un festival, dove sullo stesso palco dopo di noi avrebbero suonato White Stripes, Queens Of The Stone Age ed altri gruppi. Noi passammo più o meno inosservati, però fu interessante vedere i concerti degli altri dal bordo del palco e il polverone alzarsi da terra sulle note di “Seven Nation Army”. Ricordo con piacere il concerto con i Chrome Cranks all’Estragon a metà anni ’90. Più recentemente è stata una bella soddisfazione suonare assieme alla formazione originale degli Stems a Cesena, in un Vidia pieno di gente.

Faccio difficoltà a trovare in Italia una band simile ai Chronics, c’è qualcuno della vecchia (o anche della nuova) guardia che stimate particolarmente e a cui vi sentite vicini?

Per attitudine sono sempre stato poco attento alle scena musicale italiana, soprattutto come fruitore. In Italia c’è la tendenza a creare delle barriere, tanti piccoli circuiti a sé stanti, che se da un lato possono dare sicurezza, dall’altro ti impediscono di entrare in contatto con altri gruppi che non siano assimilabili al tuo per genere musicale o appartenenza di qualche tipo. Ci sono stati e ci sono gruppi italiani con cui abbiamo instaurato buoni rapporti o condiviso concerti. Agli inizi a Bologna, Hong Kong 99, Valentines, Rude Pravo e più recentemente Tunas e Chow. E poi Dissuaders e Plutonium Baby a Roma. Un gruppo italiano che ho sempre apprezzato, pur non avendoli mai conosciuti di persona e non essendo particolarmente simili ai Chronics, sono i Jennifer Gentle. Se mi ci metto sono sicuro che me ne vengono in mente anche altri, ma non voglio diventare troppo noioso.