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2013-Turin-Brakes

di Francesca Mapleston

I Turin Brakes, Olly Knights e Gale Paridjanian, nascono quindici anni fa, nel 1999. Nello stesso anno esce il loro primo EP, The Door, mentre nel 2011 pubblicano il loro primo album intitolato The Optimist LP . Tuttavia è con Ether Song, il secondo album, che raggiungono il successo, perché è in questo disco che è contenuta la loro canzone più celebre: Five Mile. Da allora si sono aggiunti altri sei album, l’ultimo – We Were Here  – uscito l’anno scorso. I due – che in realtà insieme a Rob Allum e Eddy Myer formano un quartetto – amano esibirsi live, e passano quindi tantissimo tempo in tour. Sono in giro per l’Europa anche ora – fino a novembre – e suoneranno live anche in Italia: stasera a Bologna, domani a Roma e venerdì sera a San Ginesio. Qui sotto trovate lo nostra piccola intervista a Olly Knights.

We Were Here arriva a tre anni di distanza dal vostro ultimo album. Cos’avete fatto in questo arco di tempo?

Olly Knights: “Io ho inciso un mini-album solista intitolato If not now When, inizialmente pubblicato solo su vinile. È un disco tranquillo, dire casalingo. Abbiamo anche trascorso del tempo vivendo le nostre vite, anche perchè non si scrivono molte canzoni sullo scrivere canzoni…”

Avete registrato il disco direttamente su nastro. C’è un motivo particolare dietro a questa scelta?

“Adoriamo il  processo che sta dietro la registrazione di un disco. Ma i computer ci impigriscono: con il computer se non riesci a suonare una nota, lo puoi aggiustare poi, se non riesci a catturare una certa emozione, gliela puoi aggiungere dopo. Volevamo essere sicuri di riuscire a suonarle anche live. E poi il nastro ha un certo suono che si adatta bene al nostro tipo di musica”.

Rob Allum e Eddy Myer lavorano davvero tanto con voi. Siete ancora un duo o dobbiamo chiamarvi quartetto?

“Siamo un duo all’interno di un quartetto! Ma Rob e Edd conoscono i Turin Brakes meglio di chiunque altro, siamo molto uniti noi quattro, non solo quando suoniamo e registriamo, ma ci diamo anche una mano durante il tour, e al di fuori del lavoro: è bello avere degli amici”.

turin brakes

Fate veramente un sacco di concerti, e volevo chiedervi, preferite suonare all’interno di un festival, o uno show in cui ci siete solo voi?

“Mi piacciono i nostri live perchè durante il concerto hai il tempo per costruire una storia. I festival invece sono fatti di corsa e pieni di eccitazione. Abbiamo meno esperienza di festival, quindi ogni volta è una cosa nuova”.

In passato avete collaborato con molti artisti, tra cui Dido e i Take That. Con chi vorreste lavorare in futuro?

“Ci piacerebbe suonare con Joni Mitchell, Laura Marling, Neil Young, Pink Floyd, e Prince”.

Se non mi sbaglio, avete iniziato a suonare insieme esattamente 15 anni fa. Avete già brindato?

“Non ancora. Magari con del Prosecco, proprio in Italia?”.

TB-two

Five Mile è forse il vostro pezzo più famoso. C’è una Five Mile sul nuovo album?

“No, ma non perchè la qualità sia inferiore – infatti abbiamo scritto canzone assai migliori di Five Mile. Ma nessuna di queste ha avuto la stessa spinta da una major, per cui non si ripeterà il fenomeno. Ma non ce ne preoccupiamo. La vita è troppo corta, e ci godiamo quello che abbiamo adesso: dai fan meravigliosi, e la musica”.

Avete fatto la premiere della canzone Sleeper a Napoli. Questo è perchè avete un legamo speciale con l’Italia e i fan italiani?

“Si, amiamo davvero suonare in Italia, amiamo il paese e le persone. Siamo felici, in Italia, e siamo legati a questo paese da un sacco di bei ricordi”.

Sempre parlando dell’Italia, ve lo devo proprio chiedere – vivendo nel Nord Italia -: perchè Turin Brakes?

“In Inghilterra i “brakes” sono appezzamenti di terreno, inutilizzati e vicino a corsi d’acqua, dove la vita va avanti senza intoppi e senza ostacoli. Volevamo inventare un luogo dove potesse vivere la nostra musica, e Turin Brakes ci è sembrato proprio giusto per noi…”

Sarete in tour fino a novembre. Qual è la prima cosa che farete una volta tornati a casa?

“Ci berremo una birra fredda e riprenderemo i contatti con le famiglie”.


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