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di Manuel Graziani

Da qualche parte devo averla ancora quella videocassetta. Il problema è che non ho idea di dove sia finita e poi servirebbe a poco perché non posseggo più un lettore VHS. Ma proviamo lo stesso a riavvolgere il nastro.

Era una tarda serata del 1988. Come al solito la mattina dopo mi sarei dovuto alzare presto per andare a scuola. Come al solito i miei non volevano che rimanessi sveglio a vedere la TV. Come al solito me ne fregai e sgattaiolai in soggiorno. Facendo zapping con il telecomandone del Blaupunkt incappai in Rock Targato Italia dal Castello Sforzesco di Milano, trasmesso su Italia 1 nell’ambito del programma “Rock a Mezzanotte” presentato da Paolo Calcagno e Silvia Annichiarico. Azionai subito il videoregistratore Saba. Ricordo nitidamente le esibizioni di Litfiba, Gang, Ritmo Tribale con Edda in stato semi confusionale che si spogliava nel bel mezzo di Bocca Chiusa. Ricordo pure I Corvi e i Boohoos, ma doveva essere l’anno dopo.

Onestamente ho ricordi più confusi dell’esibizione dei Joe Perrino And The Mellowtones anche perché, a differenza dei gruppi appena citati, era la prima volta che li ascoltavo e vedevo. La memoria fallace mi ha spinto a interpellare gli organizzatori di Rock Targato Italia che mi hanno confermato la presenza dei sardi nell’edizione del Festival/Concorso di 32 anni fa.

Tra la nebbia della mia memoria saltano fuori l’esplosione dei colori sgargianti, il cantante massiccio mezzo tarantolato che cozza col resto dei componenti dall’aspetto British, il garage beat così allegro, in apparenza leggero, eppure nervoso, inquieto, urgente. Ma è come un piccolo tatuaggio fatto nell’età dell’incoscienza sbiadito dal tempo. Così gliel’ho chiesto a quel cantante grosso, oggi pieno di tatuaggi nient’affatto sbiaditi, che tutti chiamano oramai Joe Perrino invece di Nicola Macciò: “Al Castello Sforzesco di Milano fu un concerto della madonna, non ricordo se andò in onda su Mtv o Italia 1, comunque eravamo lì con i Litfiba. I Timoria, che vinsero il primo concorso di Rock Targato Italia, sono arrivati molto tempo dopo… ci aprivano i concerti nel nord Italia, erano nostri fan sfegatati”.

Ecco. I Litfiba. Senza volerlo sono stati proprio loro, i monopolizzatori del rock italiano di quegli anni, a rallentare la corsa dei Joe Perrino And The Mellowtones. In quel fatidico 1988 i sardi tagliarono l’agognato traguardo del primo album, Rane’n’Roll, pubblicato dalla Immortal Records Alliance, divenendo l’unico gruppo neopsichedelico – come si usava dire una volta – a incidere per la IRA Records. Un bel traguardo, no? Mica tanto. Il fatto è che l’etichetta fiorentina di Alberto Pirelli seppur in forte ascesa – forse proprio a causa della forte ascesa – non aveva occhi che per il gruppo di Pelù. E poi i cagliaritani si erano formati per contrapporsi tanto al plastic pop elettronico che spopolava all’epoca, quanto alla cupezza dark wave in voga nei circuiti alternativi. Che ci azzeccavano con quell’ambiente lì? Fatto sta che la caleidoscopica esperienza iniziata nel 1984, rubando il nome a una delle formazioni giovanili di Frank Zappa, finì di lì a poco.

A 23 anni dalla pubblicazione del secondo album omonimo – in realtà anch’essa postuma, ché sarebbe dovuto essere il primo – il culto sotterraneo di Joe Perrino And The Mellowtones riemerge in tutto il suo maturo splendore con il 7” Magical Dangerous Journey. Un dischetto straripante di attitudine e stile che rappresenta un magnifico ritorno alle origini. Basti dire che la copertina è opera di Andrea Nurcis, oggi affermato artista, che aveva realizzato l’artwork del 7” d’esordio Love The Colours del 1986. A stamparlo ci ha pensato una piccola e gloriosa etichetta garage isolana. Solo 300 copie: 125 nere, 125 giallo-verde bottiglia, 40 rosse, 10 blu, 10 test pressing. Quella che ho io è nello strano bicolore, come mi ha spiegato Roberto Vallebona della For Monsters Records: “I colori utilizzati sono il giallo e il verde bottiglia combinati con un effetto che si chiama A-Side/B-Side. Questo effetto fa sì che una parte rimane più sul giallo mentre l’altra più sul verde… il risultato non è omogeneo e di fatto sono tutte copie uniche per via della combinazione che esce fuori miscelando i due colori prima in un modo e poi nell’altro”.

Uno spettacolo a 45 giri che coinvolge vista, udito e finanche il tatto. Il pezzo che dà il titolo al singolo, Magical Dangerous Journey, risuona come un respiro a pieni polmoni con quel groove sostenuto, i riff garage della chitarra, le armonizzazioni limpide, la melodia che zampilla in una monumentale fontana R&B. Non si tratta di revival. Questa è musica senza tempo, anzi qualcosa che lo travalica il tempo.

Sul lato B l’adrenalina viene sublimata, elevandosi ad uno stato quasi spirituale. Quella di Twilight è una psichedelia che si può toccare, materica, contrappuntata dai tocchi eleganti di un organo Farfisa che dà voce alla malinconia intesa come propensione profondamente umana di costruzione dell’identità. Non a caso di questa canzone è stato realizzato un video che alterna vecchie immagini della Cagliari vitale degli anni ‘80 con riprese girate durante il primo lockdown in una città spettrale attraversata in moto da Joe Perrino.

Immagino si sia capito che qui non si sta discettando di originalità o di idee rivoluzionarie. Piuttosto della semplicità della bellezza, di qualcosa che fa sentire felici, citando uno dei loro primi pezzi:

In proposito chiuderei prendendo a prestito le parole del giornalista e amico Roberto Calabrò, che dei colori sgargianti degli ’80 italiani è uno dei massimi conoscitori. Nel rispondere a un commento critico di un utente di Facebook Roberto scrive: “Non hanno mai avuto nessuna pretesa arty, Joe Perrino & The Mellowtones. Solo quella di regalarci attimi di spensieratezza con la loro contagiosa miscela di beat, garage e psichedelia”.


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