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“La verità è che non ho lasciato PJ Harvey, PJ Harvey ha lasciato me”: con la schiettezza che lo contraddistingue, Nick Cave ha raccontato su Red Hand Files (di cui vi abbiamo parlato in altre occasioni) la fine della breve storia d’amore con PJ Harvey, rottura a cui era stato ispirato l’album The Boatman’s Call, del 1997.

“Eccomi qua”, continua Cave, seduto sul pavimento del mio appartamento di Notting Hill, il sole che entra dalla finestra (forse), mi sento bene, con una talentuosa e bella giovane cantante come fidanzata, quando suona il telefono. Rispondo ed è Polly. ‘Ciao’, dico.
‘Voglio rompere con te’
‘Perché?!’, chiedo.
‘Semplicemente è finita’, dice lei.
“Ero così sorpreso che ho quasi fatto cadere la siringa”.

“Nel profondo sospettavo che le droghe potessero essere un problema fra di noi, ma c’erano anche altre cose. Avevo ancora del lavoro da fare per comprendere il mio concetto di monogamia, e Polly aveva i suoi problemi. Sospetto, ma credo che in fin dei conti dipendeva dal fatto che eravamo entrambi persone estremamente creative, troppo concentrati su noi stessi anche per abitare nello stesso spazio in modo sensato, Eravamo come due valigie abbinate ma perse, su una ruota che non andava da nessuna parte. Scrivere canzoni mi consumava completamente in quel periodo. Non era quello che facevo, ma quello che ero. Era la mia essenza più reale. L’impegno nel lavoro di Polly probabilmente era altrettanto narcisistico ed egomaniaco, anche se ero così dentro la mia merda che non posso commentare questa cosa con certezza. Ricordo il tempo che abbiamo passato insieme con grande affetto comunque, ci sono stati giorni felici, e la telefonata mi ha fatto male: ma non sono il tipo che spreca una buona crisi, l’ho usata per completare The Boatman’s Call”.

The Boatman’s Call mi ha curato da Polly Harvey. Ha anche cambiato il modo in cui faccio musica. Il disco è stato esso stesso una rottura artistica, verso la quale ho un grosso debito. Mi ha ripagato con generosità per il mio cuore spezzato, o almeno quello che allora pensavo fosse un cuore spezzato – negli ultimi anni ho rivisto quella parola. La rottura mi ha riempito di un’energia lunatica che mi ha dato il coraggio di scrivere canzoni sulle comuni esperienze umane (come i cuori spezzati) apertamente, coraggiosamente e con un significato – un tipo di scrittura da cui fino a quel momento mi ero tenuto alla larga, preferendo filtrare le mie esperienze personali in storie con dei personaggi”.


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