L’ultima intervista a Bugo non ha bisogno di virgolettati nel titolo

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 Bugo Foto ultimo concerto addio alla musica

di Nicholas David Altea

Cristian Bugatti, in arte Bugo, ha deciso di lasciare la musica e questa è la sua ultima intervista in occasione del concerto finale all’Alcatraz di Milano l’1 aprile.

Bugo non ha vie di mezzo. Massimalista, estremista e tutto il contrario di tutto ma pienamente legato al suo integralismo. O bianco, o nero. Spesso anche tutt’e due quando c’è di mezzo la fede calcistica. Questo suo essere spesso tranchant lo ha portato a scelte drastiche. Le ha fatte nella sua più che ventennale carriera toccando molti generi ed essendo sempre Bugo in modi diversi, musicalmente parlando. Quando incontro Cristian Bugatti è rilassato ma si percepisce che l’adrenalina sta salendo. Il piacere e l’ansia dell’ultima festa, di una sua personale Last Dance di ciò che avverrà il primo di aprile, ossia il suo addio alla musica con un gran concerto finale all’Alcatraz di Milano con tanti ospiti, fra cui Aimone Romizi (Fast Animals And Slow Kids), Bruno Dorella (OvO, Ronin e Bachi da Pietra), J-Ax, Fernando Nuti (New Candys) e Cristian Dondi.

Dicevamo: scelte drastiche, e ovviamente non si può glissare su ciò che successe a Sanremo 2020 in duetto con Morgan sul palco del Festival. Prima amico, poi nemico sul palco con tanto di umiliazione e la dignità di Bugo calpestata ma che in quella manciata di passi orgogliosi si eleva su tutto, perché spesso non servono parole per controbattere alla cattiveria. Sui social, successivamente, più che da vittima, o perlomeno da persona danneggiata, è stato irriso e preso in giro. Per alcuni addirittura un ‘graziato da questa popolarià’. E non si è mai capito il perché di tutto questo astio. Forse perché è più facile attaccare lui che qualcun altro? Forse, perché se a Bugo dici qualcosa, poi lui ti risponde per davvero? Forse perché si espone molto (troppo) senza filtri? Dinamiche social e bullismo da tastiera dei tempi odierni, ma non solo.

Quindi, quando mi hanno chiesto se avrei voluto intervistare Valerio Lundini nei panni di Bugo, ci ho pensato. Il rischio di qualcosa dall’effetto ‘cialtronesco’ poteva essere dietro l’angolo, sia per me che per lui. Poi poco dopo era tutto chiarissimo e manifesto: era essa stessa la massima rappresentazione di Bugo. Confondere, scompaginare, mandarti fuori strada, non voler essere scontato o accomodante, col rischio, anche in quel caso, di trovarsi qualcuno che avrebbe borbottato o lamentato della sua mancanza. Perché Bugo, per chi non lo sapesse, alla sua conferenza stampa di addio, non c’era. Stava esattamente a 905 km di distanza, a Bruxelles, dove vive con sua moglie (che lavora lì) e due figli, Tito e Zeno. A Milano c’era soprattutto un grandissimo Valerio Lundini che è stato a dir poco perfetto nell’essere Bugo per quei 23 minuti di completo surrealismo. Insomma, dopo tanto tempo dall’ultima intervista che gli feci prima di Sanremo, incontro Bugo per la sua ultima (?) intervista.

Partiamo dalla conferenza e dall’annuncio. Com’è andata?

Bugo: “La conferenza è stata una delle cose più belle ed emozionanti. Quando ero a Bruxelles e c’era Marco [ndr, manager e compagno di band] che mi diceva ‘oh partiamo partiamo, manca poco’ ero emozionato. Stavo a casa, c’era mio figlio che giocava a pallone, ma ero emozionato come se fossi qua. È stato strano per me mandare un altro ma è stato divertente. Poi se è piaciuto o no, non sta a me giudicare”.

E come ti è venuta questa idea un po’ particolare?

B: “L’idea mi è venuta in primo luogo perché era una cosa emotiva. Tra l’altro l’abbiamo fatta dove mi stai intervistando ora [ndr, LePark a Milano]: quindi immaginarmi qua, che mi siedo e dico ‘mi ritiro’ mi metteva ansia. Mi immagino già come sarebbe andata: dicevo ‘mi ritiro’ e poi me andavo. Emotivamente è troppo forte. Allora bisognava trovare un’escamotage su qualcosa di più interessante. Quindi tutta questa strategia di uscita e l’annuncio del concerto. Ho pensato ‘mando un altro al mio posto’. Unendo tutti i puntini ed amando molto anche l’arte contemporanea, sapevo che Andy Warhol, negli anni 60, siccome aveva tante conferenze a cui presenziare mandava qualcun altro con la parrucca e gli occhiali scuri. All’epoca non c’erano i social, quindi tu lo vedevi da lontano e pensavi fosse lui. E quindi, evitando l’effetto mascherato per non rendersi in qualche modo ridicolo, Lundini ha accettato. Devo dirti che Valerio ha detto anche delle cose meglio di come le avrei dette io. L’ho un po’ indottrinato ma lui, fin dalla prima chiamata in cui gli ho esposto l’idea, era già contento. Già dal modo in cui mi rispondeva si notava che aveva capito tutto. È stata una scelta vincente”.

Lui ha accettato subito?

“Subitissimo, non c’è stato nemmeno il bisogno di convincerlo. Non mi ha chiesto neanche le motivazioni. Era contento, aveva capito che era un coup de théâtre folle”.

Surreale…

“Oh ragazzi, se non mi diverto più, tanto vale lasciare la musica.”.

È questo il motivo?

“Uno di motivi è anche quello, certo. Uno fa una cosa perché si diverte, se smetti di divertirti è meglio che lasci”.

Cos’è che non ti fa più divertire nella musica?


“Scrivere canzoni”.

Non ti diverti più a scriverle?

“Il motivo principale è che lascio la musica perché a scrivere canzoni non mi diverto più, mi sembra di ripetermi, non ho più quella gioia e quindi uno si deve interrogare. Siamo pieni di artisti che al 90% si capisce che non hanno voglia di fare dischi. Fanno le interviste e li vedi subito. Ma chi cazzo te lo fa fare? Cioè, noi siamo responsabili verso il pubblico, facciamo un lavoro-non lavoro. Tu trasmetti al pubblico che non hai voglia di fare un disco. Guarda che la gente se ne accorge; il fan vero vede che tu non vuoi fare il disco e se ne accorge, non lo puoi mica prendere per il culo. Magari ti compra un disco dopo, ma il secondo non te lo compra più quando nota che sei così. È inutile che ci giriamo attorno: ho avuto la sensazione di annoiarmi e questa è la motivazione principale, il resto è un contorno. La motivazione è mia, è qua dentro, da tanti anni, già nel 2017.

Siamo pieni di artisti che al 90% si capisce che non hanno voglia di fare dischi. Fanno le interviste e li vedi subito. Ma chi cazzo te lo fa fare? Cioè, noi siamo responsabili davanti al pubblico, facciamo un lavoro-non lavoro. Tu trasmetti al pubblico che non hai voglia di fare un disco. Guarda che la gente se ne accorge

In quell’anno avevi già le prime avvisaglie?

“Sì, le avvisaglie proprio a livello compositivo, mi stavo stufando, mi sembrava di ripetermi nella scrittura, nei miei giri di accordi. Vedi, anche solo a parlartene mi dà fastidio. Lascio la musica anche per liberarmi da questo peso. Non ho voglia di fare una roba per cui non ho più voglia, hai capito? Non mi dà quella carica, non mi dà quella spinta che avevo forse prima, forse anche l’età. Non voglio troppo psicoanalizzarmi. Io seguo l’artista, le mie sensazioni, e se mi sembra che le mie canzoni sono tutte delle cagate, non ho più voglia di scrivere canzonette”.

Bugo Foto

E se dovessi ritrovare il piacere nello scrivere, torneresti?

“No, no. Allora l’idea è quella di mantenere la promessa, perché se no faccio come altri artisti – non farmi fare i nomi. Il problema è che questa cosa non capiterà. Non verrà. O se verrà, scriverò un disco e lo regalerò a te, o a Marco [ndr, manager e turnista . Nessuno ti obbliga a pubblicare i dischi. Sei un artista perché pubblichi dischi? Io ho fatto un disco ogni due anni, quindi posso definirmi artista, ma posso anche dire che non voglio essere più artista. Se mi verrà voglia, cercherò di mettere a tacere questa mia propensione o farò le canzoni e le regalerò a mia moglie”.

Nessuno ti obbliga a pubblicare i dischi. Sei un artista perché pubblichi dischi? Io ho fatto un disco ogni due anni, quindi posso definirmi artista, ma posso anche dire che non voglio essere più artista.

Avevi già fatto un disco solo per tua moglie?

“Quando l’ho conosciuta nel 2004 ero talmente pazzo di lei che le ho fatto un disco tutto suo, con canzoni che ha solo lei. E mi diceva ‘Che bella, ma questa devi pubblicarla’. ‘Ma tu sei fuori, ti ho fatto un disco solo per te, ma che dovevo pubblicare?’. Questa per me è la sacralità della musica, di quello che ho dentro, non voglio perderla. Siccome negli ultimi anni sento che mi manca qualcosa dico basta, non ho più voglia”.

Bugo Concerto Finale

E se ti verrà voglia?

“Se mi verrà voglia, penso e mi immagino ma – non lo so – è presto per pensarci, troverò una formula per risultare integro, oppure metto a tacere questa mia passione, faccio il disco e ti ripeto, lo tengo per me o lo do agli amici. Se ci pensi, quasi tutti gli artisti quando iniziano a fare musica, le prime canzoni le fanno sentire agli amici. A me cosa mi vieta fra dieci anni, se avrò voglia, di fare musica di e farlo sentire solo a Marco o ai miei migliori amici. Tanto la mia energia è già scaricata, perché quando scrivi canzoni scarichi il desiderio, no? E poi se viene pubblicata ma che cazzo me ne frega? Non mi interessa. Però manterrò la promessa, perché mi conosco bene”.

Anche perché qualcuno non ci credeva all’inizio quando hai fatto l’annuncio…

“Ma perché ho 50 anni, sono giovane, mica sono un 70enne rimbambito; si capisce che amo la musica. Non ci credi per il concerto del primo aprile, la conferenza con Lundini… ecco a me piace creare confusione, se non c’è questa cosa non mi diverto. Mi sto divertendo più fare questo che pensare di fare un altro disco. Certo, è vero, la verità è questa”.

Però, lasciando le scene poi smetti anche di suonare, che magari è la parte più divertente rispetto a quella di comporre un disco.

“Dipende, a me piace suonare, però a volte mi sono anche annoiato per diversi motivi, o per problemi tecnici o perché quella sera non ero nel mood; questo indipendentemente se c’era tanta o poca gente. Mi sono divertito a concerti con poca gente e non mi sono divertito dove c’erano duemila persone. Quello non ha mai influito sulla mia gioia di far live. E va beh, non fa niente, non farò più concerti, Dov’è la tragedia? Capisco che per il mondo sarà una tragedia che qualcuno fa più concerti con tutta la merda che c’è in giro [ndr, ride], però amen, ho già dato, ho 50 anni, dai basta. Secondo me col rock’n’roll prima o poi devi chiudere il discorso. Infatti io ho la sfortuna di non essere una band. Per le band è più facile: la sciogli e fai il tuo progetto solista… io non posso farlo. Per un cantautore è molto più difficile dire ‘mi sono rotto il cazzo’. Allora, piuttosto, mi ritiro, decido io di ‘morire’ prima che siano gli altri a dirlo”.

Prima di dire ‘Bugo è morto’?

“Sì, capito? Anche questa cosa qua mi stimola: avere la libertà di deciderlo io. Non sono gli eventi o un’altra roba: io lo so quello che sto vivendo, adesso, da tanti anni e quindi decido grazie alla mia squadra di pianificare un’uscita nel modo più divertente. Deve essere una cosa bella!”

Hai detto che già nel 2017 avevi voglia di mollare…

“Sì, dopo il disco di Nessuna Scala da Salire. È stato il primo e l’unico disco che è arrivato prima in classifica. E uno dice, cazzo, continuo! Per me era uno dei segnali che c’era una cosa che non andava. Mi sono detto facciamo questa follia sanremese, è andata pure bene, continuiamo c’eravo già al mente, già dall’ora, una sorta di piano a lungo termine Marco, cito sempre lui che è qua presente, mi segue da… questo piano negli anni già, un piano proprio tipo aziendale, 40 pagine per strutturarmi gli ultimi anni della mia carriera. E alla fine mi è andata anche bene, perché io volevo fare Sanremo e alla fine sono pure andato. Magari mi ritiravo anche prima. Ho la sensazione di aver perso qualcosa e già in Nessuna Scala da Salire,dal punto di vista della critica e del pubblico è stato uno dei dischi più amati, c’era già qualcosa che non mi tornava, mi sembrava di ripetermi.

Anche perché tu suoni più o meno dagli anni 2000. Lì erano già 17 anni di carriera.

“Sì, il mio primo concerto come Bugo è nel 1998; il mio primo album è del 2000; prima di Bugo avevo una band. Ho iniziato a scrivere le prime canzoni dal 1994, quindi sono 30 anni. C’è quella sensazione che ho dato. Qualcosa è rimasto di me negli anni, sono fierissimo del mio ultimo disco, che è stato uno scoppio di creatività che non m’aspettavo, però ci sono canzoni dell’ultimo lavoro che non sono di adesso e ci sono canzoni di 10 anni fa che avevo nel cassetto. Quindi poi uno si deve interrogare ‘perché non fa canzoni nuove?’”. E questa canzone che ha messo nel disco è di 15 anni fa. Il pubblico o lo prendi sul serio o non lo prende sul serio, il mio pubblico lo sa.

Qualcuno potrebbe pensare invece che dopo Sanremo tutto quello che è successo abbia influito sullo spingere verso questa scelta. È sbagliato?

“Sicuramente non mi ha fatto aumentare la voglia di continuare, perché ovviamente quello è un contorno, una cosa di vita. Se non ci fosse stato Sanremo forse starei già lavorando per la Juventus o o per Rumore [ndr, ride]. Pensare di immaginare di scrivere per un giornale, ad esempio, mi stimola di più che andare avanti con la musica, a scrivere canzoni. In tutti questi anni mi sono fatto delle domande: mi sono detto ‘No, è il momento di lasciare’. Quindi Sanreno è ininfluente. Non mi ha messo grande entusiasmo, non è che mi ha aiutato molto a farmi cambiare idea, però non è per quello che mi ha spinto a smettere”.

Apriamo il capitolo Sanremo: come lo ricordi quel momento?

“Grande difficoltà sul momento, grande tensione, grande stanchezza mentale, dovuto anche poi al fatto che è arrivata la pandemia. E quindi io volevo frenare le polemiche su tutto quello che successe, invece il mondo andava da un’altra parte, tutti che ridevano… Ma che cazzo ridete? Cosa c’è da ridere? C’è gente che muore? Fate i coglioni sui social. Poi il mio secondo Sanremo con la pandemia, quindi un grande casino ma l’ho chiuso dopo aver pubblicato quella lettera che ho scritto alla stampa. Dicevo che mi ero rotto, che è un po’ simile a ora. Lì mi sono liberato da un peso: ho fatto la serata finale del secondo festival ed è stata la migliore al 100%. Tutto il resto no: è stata una fuga, una liberazione, una voglia di essere integro e di avere dignità, però mi è costata tanta fatica. Per fortuna sono strutturato mentalmente, ho una famiglia che mi permette di avere una serenità, di aver costruito e pensato già prima di costruirmi un finale di carriera. Prima di andare al Festival, quando mi hanno preso, mi son detto ‘Secondo me mi ammazzano’. Non perché ero prevenuto nei confronti del pubblico ma perché io non sono un ventenne, arrivavo lì a 45 anni con uno come Morgan, che fino allora era mio amico… Non potevo aspettarmi che da lì sarebbe partita la mia carriera, era impossibile, quindi mi ero costruito un piano che potesse essermi di supporto a livello creativo per poi dire ‘ciao’ ai miei fan”.

E adesso?

“Quella sensazione l’ho chiarita meglio negli anni. Sanremo è stato una fortuna nel mio percorso perché ha permesso alla gente di conoscermi, soprattutto per il mio gesto di uscire dal palco. Chi pensa che faccia schifo, sinceramente, non mi interessa. Non è che prima erano tutti fan di Bugo, anzi, mi mazzolavano anche prima. Ora mi amano di più e mi odiano di più perché sono più famoso [ndr, ride]. C’è chi pensa che Sanremo mi abbia segnato, ma la popolarità per me è una macchia. Io non amo molto la fama, mi piace, mi diverto perché sono spontaneo, parlo con tutti e mi fermo con tutti, però è come se avessi addosso un vestito che mi fa schifo e mi dà fastidio questa cosa e allora… voglio pulirmi. È difficilissimo da spiegare quello che sto provando”.

Soffri la popolarità?

“Non è che la soffro, mi dà fastidio, mi sembra di essere un po’ macchiato e allora…

Temi di perdere la tua genuinità?

“No, perché non penso di non essere genuino anche se non lo devo dire io, lo devono dire gli altri. Mi sono anche interrogato sulla questione della popolarità. Tutti i miei eroi si sono sentiti macchiati dalla fama e non voglio di certo paragonarmi a loro, ma la fama non è un valore per me. La popolarità non è un valore. La fama è una conseguenza che mi è capitata e ora decido che non voglio che faccia più parte della mia vita e quindi, se decido questa così, deve essere radicale: no dischi, no concerti, mi ritiro, basta. E poi al futuro l’ardua sentenza. Lo faccio anche per vedere se la mia immagine fra dieci anni è rinvigorita o no. Sono anche curioso di vedere, una volta che muoio artisticamente, come verrò giudicato. Mi interessa molto. È una cosa che mi incuriosisce e che non ho mai fatto. Mi gasa di più di fare un altro disco, forse è dovuto anche all’età”.

La fama è una conseguenza che mi è capitata e ora decido che non voglio che faccia più parte della mia vita e quindi, se decido questa così, deve essere radicale: no dischi, no concerti, mi ritiro, basta. E poi al futuro l’ardua sentenza.

Ma tu pensi che quell’uscita dal palco di Sanremo oltre che eliminati dal festival…

“Dell’eliminazione non me ne fregava nulla, sennò rientravo. Io sapevo che mi avrebbero eliminato”.

Pensi di ‘averla pagata’ in qualche modo questa scelta legittima di lasciare il palco?

“Un gesto spontaneo, perché qualcuno pensa ancora che sia stato costruito e ancora me lo chiedono [ndr, ride]. Comunque non lo so se l’ho pagata: per chi mi ama no, per qualcuno forse sì”.

E giornalisticamente come pensi di essere stato trattato?

“Non c’è neanche bisogno di risponderti. Ho deciso l’anno scorso di non rilasciare più interviste anche se lo ho sempre fatte in modo spontaneo, ma si ricadeva sempre lì, e in termini che non erano le mie parole. Dopo un po’ uno dice ‘Ho fatto un disco, sto parlando, voglio parlare di questa roba, voglio parlare della mia musica. Parlavo della musica, del valore della canzone, del valore della canzone Sincero’. E a dir la verità mi sembrava di essere preso in giro e ho detto basta interviste. Ora le sto facendo solo perché voglio che i miei fan sappiano quello che sto dicendo a te e perché molti hanno chiesto le motivazioni. Voi sarete il tramite per raccontare questa cosa. Quindi non è che non mantengo la parola, lo sanno i miei fan delle interviste”.

Sincero, invece, come canzone, come la mia vivi a distanza di tempo?

La canzone non è più mia e vedremo cosa dirà il futuro. Non so cosa dice la gente. È la canzone che è stata… ‘Un figlio’ che è stato violentato e sputtanato, e la gente ci rideva. E di questo non se ne parla mai. Perché? Perché sono Bugo e quindi mi dovete trattare di merda? Io chiederei questa cosa alla gente. Per me la filosofia della musica è un’altra cosa. In questi anni, secondo me, nei miei confronti, non è stata molto rispettata questa mia filosofia e quindi non è la motivazione principale, ma sicuramente tutto quello che mi è successo, anche con le interviste, non è che mi ha messo tutta a questa voglia di rimanere. La mia è ovviamente una motivazione molto più profonda e ovviamente quando tu fai una scelta così le motivazioni sono sempre tante, non è mai una. Però ripeto, non è che tutti questi eventi abbiano favorito nel mio entusiasmo.

Per me la filosofia della musica è un’altra cosa. In questi anni, secondo me, nei miei confronti, non è stata molto rispettata questa mia filosofia e quindi non è la motivazione principale, ma sicuramente tutto quello che mi è successo, anche con le interviste, non è che mi ha messo tutta a questa voglia di rimanere.

Però, in generale, il rapporto nel mondo reale è diverso…

“Quando vado in giro, rispetto ai social, la gente mi tratta da dio. Invece quel mondo virtuale mi sembra proprio scollato dalla realtà. La gente mi incontra e mi dice ‘cazzo sei stato un grande’ e a me questa cosa mi gratifica. Molti hanno capito immediatamente quello che è successo. Poi forse quello che veniva detto su di me ha cambiato la percezione, soprattutto con il secondo festival, quando cantavo e non ero in forma perché ero stanco. Si continuava a dire quella roba lì, c’era la pandemia, non c’era il pubblico e poi non sono un personaggio televisivo. Nel 2021 Sanremo era un programma prettamente televisivo ma non voglio trovare scuse perché sono da perdenti, però ho fatto fatica, ho dovuto solo mandare a quel paese tutti venerdì e fare l’ultima serata libero da questi pensieri. Anche questa cosa qua, se vuoi, nella dinamica di una scelta può influire, perché se la mia filosofia della musica è che ‘la musica è seria’ e un po’ l’ambiente in parte non la considera così non ti incentiva di certo”.

E c’è qualcuno che magari dice ‘ringrazia Morgan che sei diventato famoso’…

“La narrativa che si crea su qualsiasi personaggio la conoscevo benissimo ma basta fare un passo in più per capire. Chi è che ha scritto la canzone? Chi è che ha scelto di invitare lui? Poi lui non era la prima scelta, non chiamo il primo e il primo dice sì. Lui mi sa che fosse la quarta scelta, se succedeva con un altro – i nomi sono anche grossi ma non li voglio fare – magari andava in un altro modo. Quindi ‘grazie’ cosa vuol dire? Io ho scritto il pezzo, ho invitato lui ed è successo quello che è successo. Sono uscito in un certo modo e sono fiero di questa cosa qua. Cosa devo ringraziare? Di avermi sputtanato la canzone e la gente mi deride? Essere famoso in televisione e diventare famoso vuol dire che sei un artista? Io mi sto ribellando anche a tutto questo. Mi auguro che qualcuno ci rifletta su quello che sto dicendo. Se nessuno ci riflette, cavoli suoi. Non è che posso cambiare la percezione su una parte delle persone e non penso nemmeno che tutti ragionino così”.

Nella tua ‘Last Dance’, o meglio, il tuo concerto finale, Sincero lo farai?

“Non lo so ancora”.

Cosa aspetti dal pubblico?

“Qualcuno secondo me è contento che mi ritiri, altri no. Qualcuno è dubbioso, altri arrabbiati. Però io mi auguro che venga apprezzata l’onestà, che venga apprezzato il fatto che sono spontaneo. O ci raccontiamo le cazzate o vi dico la verità: ho deciso di fare questo perché ho delle motivazioni serie e quindi voglio che sia una festa, divertiamoci. Non andiamo troppo in overthinking. Voglio che spontaneamente raccolgano l’energia e che magari tra qualche anno dicano ‘Ha fatto bene, ha lasciato nel momento giusto, non è che lo fanno tutti’. In generale, nella mia carriera, molto è stato capito dopo, non so perché ma va bene così. Mi ritiro, così certe cose di Bugo le capirete tra 20 anni”

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