Shabaka Hutchings, Majid Bekkas, Hamid Drake, la genuina dionisiaca felicità della musica live

Date:

Shabaka Hutchings

Il racconto del live di Shabaka Hutchings, Majid Bekkar e Hamid Drake a JazzMi 2023

di Daniele Ferriero

È difficile restare indifferenti. Impassibili, di fronte alla bontà di un progetto nato quasi per caso e quasi per caso pronto a crescere, occasione dopo occasione, palco su palco. Non esiste distacco sufficiente per constatare quanto il giusto evento (il JazzMi), nel posto giusto (Santeria), con il giusto slot e i giusti musicisti (Shabaka Hutchings in primis, data la risonanza mediatica), possa finire incredibilmente per esondare da se stesso, tra meriti raggiunti sul campo e genuina dionisiaca felicità del concerto dal vivo.

I prodromi di questo successo, tuttavia, pare che siano ravvisabili in un’altra italica occasione. Ovvero, nell’edizione di quest’anno del Torino Jazz Festival. Durante la rassegna, infatti, avrebbe dovuto suonare un trio composto da Majid Bekkas (guembri e voce), Hamid Drake (batteria) e Peter Brötzmann (sax). Purtroppo, le condizioni di salute di quest’ultimo fecero saltare il live e “costrinsero” Shabaka Hutchings a sostituire e fare le veci dell’ormai defunta, terremotante, voce del sax tenore di Brötzmann. L’esperienza, seppur relativamente improvvisata, è però poi sublimata e tracimata ulteriormente, fino a condurci a questa serata meneghina.

SH1

Alla bellezza del concerto, in ogni caso, bisogna anteporre almeno una nota dirimente, di colore mediatico e risonanza da giro che conta. Da diversi anni, in effetti, Shabaka Hutchings è trasfigurato in una sorta di icona del jazz contemporaneo. Quantomeno per coloro che non amano particolarmente dogmatismi da manuale, purezze musicologiche sventolate a mo’ di bandiera o medaglie identitarie appuntate sul petto. La sua musica, a prescindere dagli schematismi ideologici, si è ritagliata una fetta importante dell’ammirazione del pubblico globale. Nomi come Sons of Kemet, Shabaka and the Ancestors, The Comet Is Coming negli ultimi anni hanno iniziato a circolare anche al di fuori dei circuiti più saputelli, superando la reticenza di chi col jazz non vuole avere nulla a che spartire e attirando anche chi vive in adorazione dei Kamasi Washington e Makaya McCraven.

Eppure, il trio e il progetto in questione costituiscono in un certo qual modo una anomalia. In questo caso, infatti, Hutchings si è inserito in una dinamica collaudata da tempo, un gioco di pieni e abissi e dolci ruggiti e melodie e rotondità ritmiche ben esemplificato già in Catching Ghosts, album a firma Brötzmann, Bekkas, Drake uscito proprio quest’anno, che riporta su disco un live berlinese musicato durante il 2022. Quasi a dire che Shabaka, nonostante il pedigree, la fama e il successo, rimane comunque l’ultimo arrivato, nonché il più giovane, in un mondo già consolidato da musicisti di prim’ordine. Nulla di male in questo, ovviamente. Tanto più che, nonostante le radicali differenze tra lo stile di Brötzmann e quello di Hutchings, l’inserimento di quest’ultimo pare davvero essere il frutto di un passaggio dalle tinte naturali e in crescita continua.

Sh2

Il live in Santeria lo conferma a più riprese, sin dalle prime battute. Perché entrare nelle spire di questa musica implica immergersi tra nebulose di potenziale magnetico fuori misura, anomalie gravitazionali in forma ritmica, melodie sghembe che risuonano di ricami esotici infiniti. E se anche Shabaka a tratti sembra muoversi con esagerata, timida leggiadria con il suo sax e i flauti, inserendosi con la grazia impacciata di chi sa di muoversi tra icone e grandi della musica, gli arabeschi che s’inventa portano comunque in dono una morbidità che amplifica tanto le spezie mediterranee degli interventi di Bekkas quanto i terremoti ritmici di Drake.

Dove Majid Bekkas si dimostra sapiente maestro di cerimonie, grazie ai vocalizzi ipnotici e alle magnifiche basse frequenze del suo guembri/sentir, Hamid Drake porta invece in scena una fisicità maiuscola e poliedrica che, spesso e volentieri, porta insistentemente il pubblico alla danza più schietta e sudata, inframmezzata dalle varianti più rituali, misticheggianti e rilassate delle canzoni del trio. In questo senso, le linee portate da Hutchings funzionano magnificamente come collante e contrappunto, in un gioco di umiltà e delicatezze reciproche che finisce per premiare tutte le persone presenti. Come esemplificato dalle parole di Drake, questo palco non esiste, nel feedback delle influenze reciproche partecipiamo tutti a un’unica, immane, musica–e si sente.

L’augurio e la speranza reggono al concerto. Perfino l’insistente e continuo chiacchiericcio poco educato della solita Milano da bere riesce a non scalfire la bontà, la bellezza e la poliedrica multiculturalità di queste fantastiche note.

PIÙ LETTI

More like this
Related

All’Amp Festival ci saranno i Tortoise, Robyn Hitchcock e i Dirty Three di Warren Ellis

La rassegna musicale vicentina AMP Festival celebra 60 anni...

Tutto quello che c’è da sapere sul Beaches Brew 2026

Una nuova edizione del Beaches Brew 2026 da martedì 9 a giovedì 11 all’Hana-Bi di Marina di Ravenna.

Dischi da ascoltare questa settimana (1 – 7 giugno)

Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 1 al 7 giugno

Dove guardare il Primavera Sound 2026 in streaming

Molti concerti del Primavera Sound 2024 di Barcellona saranno trasmessi in streaming sui canali Twitch e Prime di Amazon Music