
Stefania Ianne ci racconta come le Boygenius Julien Baker, Phoebe Bridgers e Lucy Dacus hanno infiammato una già caldissima Dallas
di Stefania Ianne
Caldo micidiale nella prateria alla periferia di Dallas nel primo giorno del RE:SET festival, una variazione sul tema festivaliero estivo, per tre serate gli stessi gruppi si muovono di città in città in un tour completo degli Stati Uniti d’America. Arrivo poco prima dell’inizio del set di Clairo, il sole è ancora alto all’orizzonte e gocce di sudore scivolano lungo la schiena.
Il palco è posizionato nel tragitto di volo degli aerei che decollano dal vicino aeroporto di Dallas Fort Worth, ma la musica cancella il suono dei motori, gli aerei appaiono scuri a dominare il cielo come gli avvoltoi che ci circondano. La performance di Clairo, nipote di Kate Bush, è piacevole. Mi diverto a osservare il numero impressionante di ragazzini in tenera età scortati da genitori apprensivi, che si tengono al margine del palco e appaiono di tanto in tanto con una bottiglia di acqua gelata per assicurarsi dello stato di salute dei propri pargoli. Tutto molto dolce. L’adorazione per Clairo raggiunge l’apoteosi durante la performance di 4Ever quando una percentuale enorme di ragazzini produce una sagoma colorata a forma di cuore.

L’atmosfera rimane caldissima anche dopo il tramonto, le attese per la performance delle Boygenius sono enormi. Siamo tutti qui solo per loro. Tre artiste di enorme successo nella propria carriera solistica hanno unito le forze e hanno creato un gruppo di proporzioni stellari. Il loro primo disco insieme, The Record, è stato sicuramente uno dei dischi più attesi e tra i più amati di questa prima metà del 2023. C’è elettricità nell’aria e, poco prima dell’inizio del concerto, la sospettata presenza delle tre artiste al lato sinistro del palco, dietro a un tendone semitrasparente, manda la folla in visibilio. I telefonini iniziano a registrare ogni minimo movimento.
Parte la musica, The Boys are Back in Town dei Thin Lizzy tuona dagli altoparlanti mentre la band si posiziona dietro agli strumenti. Le tre artiste rimangono ai margini del palco seminascoste e, riunitesi intorno allo stesso microfono, cantano a cappella in armonia la meravigliosa introduzione del disco, firmata da Lucy Dacus, Without You Without Them e rimangono visibili alla folla solo tramite i video che circondano il palco.
Quando finalmente imbracciano le loro chitarre l’attacco è esplosivo con $20, con Julien Baker posizionata al centro del palco, Lucy Dacus alla sua sinistra e Phoebe Bridgers alla sua destra, tutte e tre armate di chitarre e look scolastico, camicia bianca e cravatta per Baker e Dacus e il resto del gruppo, gilet sulla pelle nuda per Bridgers, con gonna a richiamare la divisa scolastica. Elettricità nell’aria e nella musica, le tre musiciste si completano in una maniera che probabilmente era impensabile fino a poco tempo fa. Una corrente sensuale sotterranea, mantiene la temperatura a livelli altissimi, sono o non sono effettivamente un throuple? L’intesa tra le musiciste sul palco e nelle interviste è palpabile, sono tre giovani donne che si adorano e si completano a livello spirituale e musicale e il risultato per chi ascolta è elettrizzante. Sul palco, come sul disco, si alternano alla voce in maniera naturale, mentre Baker mantiene la leadership alla chitarra. Ci raccontano le loro storie con tanta ironia velata, si preoccupano per il proprio pubblico, un paio di volte prima Bridgers e poi Dacus interrompono una canzone perché hanno visto qualcuno collassare nella folla. A pochi passi dalla mia postazione, vedo il personale medico farsi largo tra la folla spingendo una sedia a rotelle.

Prima di intonare Cool About It, Julien Baker ci chiede se ci siano cowboys con tatuaggi sul collo nella folla, un riferimento alle parole della canzone. Siamo alla periferia di Dallas, in piena prateria con piantagioni di mais e bovini dalle corna lunghe al pascolo, la squadra di football americano locale si chiama Dallas Cowboys… è chiaro che una marea di cappelli da cowboy appaiono tra il pubblico, tantissimi Stetson. Qualcuno lancia il proprio sul palco e Dacus con grazia lo indossa. Il pubblico è preparato, quando ancora una volta Dacus intona We’re in Love, interrotta un paio di volte per l’intervento medico, una pioggia di garofani rosa raggiunge il palco, tra i sorrisi delle tre musiciste.
Praticamente ci suonano tutto il nuovo disco e l’EP omonimo con cui avevano iniziato la loro collaborazione. E nell’encore suonano una canzone a testa del proprio repertorio da solista. Il concerto è lungo, potente al punto giusto, dolce al punto giusto, sensuale al punto giusto, incazzato al punto giusto, gay al punto giusto.
Assolutamente da non perdere.
Setlist
The Boys Are Back in Town (Thin Lizzy song)
Without You Without Them
$20
Satanist
Emily I’m Sorry
True Blue
Cool About It
Souvenir
Bite the Hand
Revolution 0
Stay Down
Leonard Cohen
Me & My Dog
We’re in Love
Anti‐Curse
Letter to an Old Poet
Not Strong Enough
Salt in the Wound
Ketchum, ID
Encore:
Please Stay (Lucy Dacus song)
Favor (Julien Baker song)
Graceland Too (Phoebe Bridgers song)



