Ascolta in anteprima Sintesi, il nuovo EP di Alessandro Baris

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Sintesi è il primo EP solista di Alessandro Baris, e vede i featuring di Lee Ranaldo, Emma Nolde e Lisa Papineau

Sintesi, in uscita in vinile e digitale il 7 giugno per Otono Records, è l’esordio da solista di Alessandro Baris, polistrumentista, compositore e produttore di musica elettronica italo americano di stanza a Bologna. Concepito tra il 2018 e il 2020, l’Ep segna per Alessandro un nuovo punto di partenza rispetto ai lavori pubblicati in precedenza con progetti collettivi e collaborazioni. Nel disco, Alessandro ha suonato, registrato e prodotto tutte le tracce, utilizzando una strumentazione prevalentemente elettronica con alcuni interventi acustici quali la batteria (suo strumento principale ma poco presente nel disco), suoni concreti manipolati e la sua stessa voce nel brano Lifetime.

L’uscita è stata anticipata dalla pubblicazione di tre singoli: Last Letter to Jayne con il feat di Lee Ranaldo dei Sonic Youth, Embers e Nival, con la voce rispettivamente di Emma Nolde Lisa Papineau).

“Da tempo desideravo intraprendere un percorso da solista, desiderio rimasto a lungo inesaudito per via degli impegni con altri progetti”, racconta il musicista,

Poi arriva un momento in cui le cose accadono quasi da sole; per me quel momento ha coinciso con un periodo di transizione sia artistica che umana ma anche di grande fragilità. Ho iniziato con l’idea di un’estetica che fosse per me il più possibile nuova ed estranea, affidandomi alle mie debolezze come fossero un punto di forza. Nel mio percorso non ho mai cercato formule vincenti da ripetere nel tempo – il mio approccio al processo creativo è una ricerca continua che passa dalla decostruzione di ciò che è stato alla costruzione di ciò che sarà – è per questo che “Sintesi” rappresenta ciò che sono adesso ma allo stesso tempo è frutto anche di ciò che sono stato ed è un seme di ciò che sarò. Questa nuova dimensione da solista è stata inoltre l’occasione perfetta per collaborare con Lee, Lisa ed Emma con i quali avevamo la voglia di fare qualcosa insieme già da tempo. La visione e l’attitudine che abbiamo in comune ha reso tutto molto spontaneo e semplice, nonostante abbiamo lavorato a distanza (Lee a New York, Lisa a Los Angeles ed Emma a Firenze). Con la loro sensibilità sono entrati elegantemente nei brani senza prendere il sopravvento ma interpretando alla perfezione le intenzioni già presenti – è stato un piacere e un privilegio collaborare con loro, esperienza che non escludo di ripetere. Mi piace vedere questo album come fosse una istantanea di vita ferma nel tempo su cui costruire qualcosa di nuovo nel presente.

“Avevo iniziato a scrivere il testo di Last Letter to Jayne”, aggiunge Lee Ranaldo, “durante i primi giorni cupi della pandemia nei quali sembrava che il mondo stesse per chiudersi. Ero bloccato in casa, a malapena in grado di uscire per una boccata d’aria fresca, la paura e l’insicurezza erano forti. Da poco inoltre la mia strada si era separata da quella di una persona a me vicina, un rapporto che si era chiuso quasi come le finestre e le porte di casa sigillate durante la pandemia. Questa poesia nasceva come una sorta di memoriale per quel rapporto finito per sempre e sicuramente la malinconia che ne derivava era rinforzata dall’incertezza della pandemia. Poco tempo dopo, Alessandro mi ha chiesto di lavorare insieme ad un brano e così, ascoltando la musica, maestosa e cupa, ho pensato di adattare il poema su di essa. Ho voluto mettere alla prova me stesso sperimentando con la mia voce in un modo piuttosto nuovo per me, utilizzando voci e frasi sovrapposte per creare una instabilità tra ciò che volevo mettere in primo piano e lo sfondo, in una evocazione tridimensionale dello stato emotivo. Ad Alessandro l’idea è piaciuta subito e da lì abbiamo lavorato per creare un paesaggio emotivo. Durante la lavorazione, qui negli Stati Uniti ci siamo ritrovati immersi nella protesta del Black Lives Matters che è stata molto importante e a quel punto ho pensato di non legare il testo ad una singola persona e solo alla mia perdita, ma di estenderlo a più nomi come simbolo di tutte quelle relazioni che sono andate perse in un modo o nell’altro, nella mia vita, in quella di Alessandro e forse in quella di ciascuno. Sono cose che fanno parte della vita ma alle quali non ci si abitua mai…”

Emma Nolde dice: “’At least I found someone before the end…’  Nel primo periodo di chiusura, quando Alessandro mi ha chiesto di provare a buttare giù qualcosa sul suo brano “Embers”, mi è capitato di vivere sensazioni quasi apocalittiche. Succede spesso di estremizzare le nostre sensazioni, soprattutto in un momento in cui ci si trova costretti a pensare molto. Poco prima della quarantena ho avuto la grande fortuna di incontrare una persona che mi ha cambiato, in modo profondo. La paura di perdere questo legame a causa della distanza forzata mi preoccupava e mi assorbiva completamente. La musica di Alessandro ha cambiato il mio punto di vista, mi ha fatto vedere il bello. Da qui si capisce la forza che ha avuto su di me – “almeno, ho trovato qualcuno, prima della fine” – Lo dico in modo riconoscente, da persona che ha vissuto una cosa bella che potrebbe concludersi rimanendo tale. Come spesso accade la musica ti aggiusta l’umore e la visione delle cose, soprattutto se ti coinvolge così tanto”.

“‘Non puoi piangere altrimenti sembrerai a pezzi, ma tu piangi lo stesso perché sei a pezzi’”, spiega Lisa Papineau, “Ho scritto il testo di Nival ispirata da questa frase di Sly Stone. La dolcezza di tutto ciò che cade a pezzi è ciò che continua a bruciare anche quando sarai sepolto. Questo è il senso dietro il testo del brano”.

Qui sotto potete ascoltare l’intero EP in anteprima:

Redazione Rumore
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