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“Avreste mai scommesso un rublo se vi avessimo detto in tempi non sospetti che una delle band più chiacchierate del 2020 sarebbe arrivata dalla Bielorussia?”. Alla vivace scena musicale post sovietica è dedicato un ampio servizio sul numero in edicola di Rumore, e non poteva mancare un’intervista con i capofila della wave bielorussa, i Molchat Doma, che hanno appena pubblicato il loro terzo album Monument, questa volta per Sacred Bones.

“Sono sempre stato appassionato di questo tipo di musica”, ha spiegato a Luca Doldi il chitarrista, e mente della band, Roman Komogortsev parlando del loro sound vintage a base di synth:

In genere viene considerato un suono artificiale, freddo, io invece lo trovo molto naturale. Quando abbiamo deciso di provare a suonare in questo modo, ho iniziato a raccogliere informazioni su come ottenere determinati suoni, cercando sintetizzatori vintage e drum machine, scoprendo con quale attrezzatura sono stati realizzati i miei dischi preferiti

A proposito dell’evoluzione del sound nel nuovo album, che potete sentire qui sotto, dice: “Sarebbe stupido fare un album che suoni come i precedenti. Bisogna sempre cambiare qualcosa. Per il nuovo album avevamo come obiettivo creare un suono più corposo, senza però perdere l’autenticità e lo stile che la band aveva già sviluppato… penso che ci siamo riusciti”.

L’intervista completa la trovate nel nuovo numero di Rumore, in edicola.


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