Secondo Nick Cave il politicamente corretto è la religione più triste del mondo

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In una nuova risposta su Red Hand Files, Nick Cave ha affrontato un argomento di estrema attualità, cioè il politicamente corretto e la cancel culture, che secondo lui sono “l’antitesi della misericordia” e “la religione più triste del mondo”: Valerio da Torino gli chiede proprio che cos’è per lui la misericordia, mentre da Los Angeles Frances gli chiede un parere su uno dei temi più caldi di questi mesi, la cancel culture appunto.

La misericordia è un valore che dovrebbe essere al centro di qualsiasi società funzionante e tollerante

Continua Nick Cave: “La misericordia alla fine riconosce che siamo tutti imperfetti e così facendo ci dà ossigeno – ci fa sentire protetti all’interno di una società, attraverso la nostra reciproca fallibilità. Senza misericordia una società perde la sua anima e divora se stessa. La misericordia ci consente di impegnarci apertamente in una conversazione libera – un’espansione della scoperta collettiva verso un bene comune. Se la misericordia è la nostra guida, abbiamo una rete di sicurezza di reciproca considerazione e possiamo, per citare Oscar Wilde, ‘giocare con grazia con le idee’. Eppure la misericordia non è scontata. È un valore che dobbiamo nutrire e a cui aspirare. La tolleranza consente allo spirito di ricerca la fiducia di vagare liberamente, di commettere errori, di correggersi, di essere audace, di osare dubitare e, nel frattempo, di imbattersi in idee nuove e più avanzate. Senza misericordia la società diventa inflessibile, paurosa, vendicativa e priva di senso dell’umorismo.

Frances, mi hai chiesto della cancel culture. Per quanto posso vedere, la cancel culture è l’antitesi della misericordia. Il politicamente corretto è cresciuto fino a diventare la religione più triste del mondo. Il suo tentativo, un tempo ammirevole,, di reimmaginare la nostra società in un modo più equo, ora incarna tutti gli aspetti peggiori che la religione ha da offrire (e nessuno della bellezza): sicurezza morale e ipocrisia priva anche della capacità di redenzione. È diventato letteralmente, la cattiva religione senza controllo. Il rifiuto della cancel culture di impegnarsi con idee scomode ha un effetto asfissiante sull’anima creativa di una società. La compassione è l’esperienza primaria – l’evento del cuore – da cui emergono il genio e la generosità dell’immaginazione. La creatività è un atto d’amore che può urtare contro le nostre convinzioni fondamentali e, così facendo, porta alla luce nuovi modi di vedere il mondo. Questa è sia la funzione che la gloria dell’arte e delle idee. Una forza che trova il suo significato nella cancellazione di queste idee difficili ostacola lo spirito creativo di una società e colpisce la natura complessa e diversificata della sua cultura. Ma è questo il punto a cui siamo. Siamo una cultura in transizione, può darsi che stiamo andando verso una società più equa – non lo so – ma a quali valori rinunceremo lungo il processo?”

Redazione Rumore
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