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Il nostro Maurizio Blatto ha iniziato a dare dei consigli giornalieri sul sito del suo negozio di dischi, vista la pausa forzata tanti di noi dalle classiche attività quotidiane. Per chi ancora non lo sapesse, il negozio si chiama Backdoor, ed è a Torino, in Via Pinelli 45.

I suoi sono brevi flash, incursioni musicali quotidiane: una citazione, un video, una cover, un concerto, un aneddoto, un disco o qualsiasi altra cosa. Giusto per alleggerire questo periodo decisamente pesante che vede alcuni di noi chiusi in casa. Non uscite, ve lo raccomandiamo ancora, così potremo presto tornare a comprare dischi nei negozi, guardare concerti, festival e tutto che facevamo prima e che pensavamo che nessuno ce lo avrebbe potuto portare via.  Ecco la settimana di Maurizio Blatto riassunta qua sotto. Se vi foste persi le altre, le trovate quaquaquaqua e qua.

di Maurizio Blatto

1. Backdoor Antivirus – Lunedì, 13 aprile 2020

E allora, tanti auguri di un’allegra Pasquetta. Antivirus / don’t stop.

Lo so, vi manca una bella gita fuori porta con annesso pic nic.

Quindi, per tamponare a dovere questo legittimo desiderio, gustatevi subito la canzone del giorno.

Immagino che la stragrande maggioranza di Voi la conosca a menadito, ma non sottraetevi al piacere di guardare TUTTO il video

eccolo

Bene, se l’avete visto, come mi auguro, potremmo anche salutarci qui.

Ma invece, in ossequio al Servizio Sociale espletato ieri, tornerei sui probabili vantaggi di una Pasquetta forzata.

Non siete in coda (se sì, e per il bagno, dovrebbe risolversi in fretta. Comunque bussate). In genere a Pasquetta ci si sveglia tardi perché la pesantezza dei pasti pasquali non è uno scherzo e, verso le 11 scatta l’idea brillante tipo “ma perché non facciamo una bella scappata a (inserire il nome di una località abitualmente scelta da tutti. Qui, di solito, è il Lago Maggiore)”. Dalle 11,45 alle 16 sarete in coda. Immobili, a bestemmiare il Creato che avete lodato ieri. Alle 16,02 vi troverete in una località a due ore dalla destinazione ambita e che non esiste nella realtà, costretti a mendicare un panino in un bar degno del Libano bombardato in cui vi verrà risposto “panini finiti, posso fare un toast”.

Non avete fatto il pic nic e, di conseguenza, non vi siete trovati in un assembramento di promiscuità umana che oggi rappresenta l’Anticristo Virologo. Cioè un’Area Attrezzata. E lì non avete litigato perché “Lei ha preso dalla griglia la mia salsiccia-Cazzo dice, quella era di mio zio Vincenzo”. E vostro figlio non ha stangato il pallone in faccia alla madre di uno a cui il mostro di Milwaukee gli fa una sega e che vi dirà “quello (indicando il bambino che è vostro figlio), quello lì è suo?”. Non avete bevuto la Sprite calda. Vi siete risparmiati un mash up inestricabile di Gue Pequeno, Queen e Luis “Funky” Marrero. Vostra zia non si è storta una caviglia in una buca (probabilità almeno 74 su 100, secondo i bookmaker). Nessuno vi ha offerto del limoncello “ma buono, fatto in casa” (credetemi, se è fatto in casa, non prendetelo mai. Mai). La forestale non vi ha ficcato 279 euro di multa perché eravate parcheggiati in terza fila, in curva, davanti a un ingresso di una casa dove riposava un cardinale (era l’unica risorsa immaginabile dopo 49 minuti di giri a vuoto). Dopo che avete mangiato poco meno di una derrata alimentare, e per giunta da sdraiati, nessuno vi ha detto una cosa come “mangia questo bel pezzo di finocchio, che ti aiuta a digerire”. Non avete indossato dei pantaloni della tuta. Dai. Insomma.

Dimenticavo, se foste andati all’estero o in una città d’arte (anche qui, ma quali sono le città alternative alle città d’arte? Le città di merda? E allora perché uno dovrebbe andarci in vacanza?) ora sareste in coda (ancora, ma di modalità diversa). Dove? Ovviamente davanti a un museo. Perché di pittura cubista destrutturata armena non è che siete del tutto appassionati, ma a Pasquetta vi assale un desiderio irrefrenabile. E quindi siete sotto il sole da tre ore, costretti ad ascoltare i discorsi di quelli che avete dietro. Che vi stanno sul culo, come gps del momento e metaforicamente. Spacciati.

Se soffrite di Allergia al polline, Vi rimando all’Antivirus di ieri. Grazie.

E anche per oggi, certo di averVi dato il sostegno che meritavate, “arrivederci e in gamba”.

2. Backdoor Antivirus – Martedì, 14 aprile 2020

La prima volta che andai negli U.S.A., nei primi anni novanta, entrammo in contatto con la comunità italo-americana del Connecticut.

Tutti furono molto gentili con noi, qualcuno ci ospitò in casa sua, altri ci invitarono a mangiare gli scampi in un piccolo ristorante del New England, una coppia ci portò a sue spese ad Atlantic City. Avevano tutti un’immagine da dopoguerra dell’Italia, ma erano curiosi e si erano sinceramente affezionati a noi in pochissimo tempo.

Un giorno ci dissero che il decano della comunità italo-americana locale desiderava conoscerci.

Ci vestimmo al meglio delle nostre possibilità e aspettammo su un prato verde scintillante di una di quelle bellissime e placide case che passassero a prenderci in macchina. La residenza dove eravamo attesi era bianca e solenne e il proprietario vestito come un gentiluomo italiano di cinquant’anni prima. Abito elegante marrone, gilet e cappello. Era molto, molto anziano e magrissimo. Seduto dietro una scrivania, ci fece accomodare e volle sapere tutto di noi. Si esprimeva come un personaggio di Scorsese, in un misto di inglese e dialetto d’origine. I suoi gesti erano lenti, consci di poterselo permettere. Anche lui si dimostrò molto gentile e, prima di congedarci, con gli occhi piccoli e scintillanti, ci annunciò che avrebbe preparato lui stesso, e in nostro onore, un vero cappuccino italiano.

Ci accomodammo in una cucina soleggiata e gigantesca, dove troneggiava una macchina Faema professionale da bar, che lui aveva fatto arrivare appositamente dall’Italia. Armeggiò per un po’ e con evidente fatica, ma poi ci servì due cappuccini fumanti su un tavolo bianco immacolato. Ci disse “I like them very very much dolce” e quindi scoccò un bacio.

I cappuccini erano, in pratica, gelato allo zucchero con una spruzzatina di cacao. Densità estrema, glicemia oltre l’immaginabile. Un diabetico avrebbe salutato i parenti dopo il primo cucchiaino. Noi lo bevemmo (masticammo, direi meglio) tutto e ringraziammo con ampi gesti, confortandolo che “un cappuccino così buono, non lo avevamo mai gustato nemmeno in Italia”. Lui fu felice e, poco più tardi, ci salutò con la mano davanti al portone d’ingresso fino a quando non sparimmo dalla sua visuale.

Un pomeriggio del 2002, credo, stavo camminando in una via centrale della mia città e all’improvviso sentii un’improvvisa sensazione di leggerezza. Tutto subito non capii che cosa fosse, ma poi mi fu ben chiaro che, alla fine, ero riuscito a digerire il cappuccino di quell’uomo.

Che credo sia ancora vivo e abbia almeno 139 anni.

Il suo nome era Joe Pasquino.

E allora? direte voi.

Niente, è che dopo Pasqua e Pasquetta, volevo fare anche Pasquino.

E per oggi, è tutto.

3. Backdoor Antivirus – Mercoledì, 15 aprile 2020

Riuscite a dormire regolarmente?

Beati voi.

Sarà lo scarso movimento, forse il mondo che va in pezzi fuori dalla finestra, ma riposare serenamente è ormai una chimera.

Sveglie improvvise con gli occhi a palla (perché? cos’è successo?), incubi (ve li risparmio), ansia avviluppata al collo come una comoda sciarpa a scacchi. Insomma uno si trova in piedi, nel buio più totale in mezzo a casa sua, alle 4,37 di notte, e pensa una sola cosa, nitida e agghiacciante.

Cristo, è successo, sono ufficialmente diventato come quel tipo della pubblicità. Il piscione dai tratti nordici che si sveglia sempre nella notte con le scuse più assurde rivolte alla moglie. Ho sentito un rumore…La televisione era rimasta accesa… (e dillo che vai a orinare e falla finita una buona volta, checcazzo).

Comunque sei lì, dritto come un pioppo nel nulla immobile del tuo salotto. E allora? Leggi, ascolti qualcosa, pensi. Poi stramazzi verso le 7 e un’ora dopo tutto si mette in moto, ti alzi di nuovo e sei ridotto a una merda (calpestata) (da delle Timberland con il carrarmato come suola) (calzate da Cannavacciuolo). Dici “vabbè, almeno sono talmente stanco che mi trascino fino a sera e verso le 10 svengo nel letto e dormo come un orsetto di peluche”. E invece, implacabilmente, accade sempre il contrario.

Ci sarà qualcosa che condiziona il tutto?

Una notte ho sognato che ero accasciato su una sedia nel mezzo esatto di Piazza San Carlo, a Torino. Tentavo di dormire, disperatamente (grazie al cielo non indossavo ciabatte, ho controllato), ma a turni organizzati e precisi, degli sconosciuti si avvicinavano e mi scrollavano, impedendomi il sonno.

Tentare di dormire in sogno mentre non si riesce a dormire nella realtà mi pare una buona sfida interpretativa anche per Freud.

Come poteva esser successo? Il mattino dopo avevo la sveglia puntata alle 4,30 (spedizioni in negozio). Quello il motivo? Ansia da drin!!? Probabile.

Ma pochi giorni fa è andata peggio. Il sogno era questo: stavo pescando in un laghetto meraviglioso, tipo quelli americani, costellati di conifere. Calzavo in testa il mio cappello da caccia alle anatre ed ero rilassato. Silenzio, solo un po’ di vento e il leggero movimento dell’acqua. Poi all’improvviso, sulla mia barchetta, si materializzava Lucia Annunziata e scatenava uno stormire di uccelli, urla di grizzly, petardi. Mi rivolgeva domande intime e incalzanti, non attendeva nemmeno le mie risposte. Io cercavo di buttarmi nel lago, ma le acque erano piene di anguille enormi. E tutte, ma dico tutte, avevano il volto di Ignazio de Il Volo.

Mi sono svegliato urlando.

Perché una condanna simile? Me lo meritavo, forse?

Ho cercato motivazioni e indizi. Tutto quello che ho messo in piedi, come esile spiegazione, era che avevo visto dopo il telegiornale una promozione di un concerto de Il Volo in televisione. Quindi è quello che immagazzino, diciamo dalle otto di sera in poi, a condizionare i miei deliri? Non lo so, ma ora faccio attenzione.

Mi concentro e ascolto solo dream pop prima di raggiungere le coperte.

Già il nome dovrebbe aiutare, ma ovviamente ho sempre amato Beach House, Mazzy Star, M83, Chameleons, Galaxie 500 e, soprattutto i Cocteau Twins. Meravigliosi, adorabili. Una delle band migliori di tutti i tempi. Mi ripasso per la duecentesima volta la loro discografia e spero di crollare leggero dentro una delle loro canzoni. Almeno fino al mattino. Chissà.

questo Antivirus, dream, sciocco e pop, proprio per questo, è dedicato alla memoria di Mirko dei Camillas, cancellato ieri dalle nostre vite per colpa del Coronavirus. Aveva 46 anni. Ascoltate i suoi dischi, ricordatelo e sorridete.

Mirko lo sapeva, se hai fatto ridere qualcuno una volta, ti toccherà farlo per sempre. Addio, amico.

4. Backdoor Antivirus – Giovedì, 16 aprile 2020

Scoppia il “problema delle vacanze”.

Si faranno? Come? In spiaggia dentro a quelle specie di gabbie in plexiglass che ho visto proporre ieri?

Ognuno sogni o giudichi come crede. Legittima speranza o folle ossessione. A voi.

Backdoor, comunque, gioca d’anticipo e vi porta tutti al mare. Anzi, con precisione al mare negli anni 80. Perché? Bè, perché seppur tanto vituperato e coperto di accuse (quella tipica: “il decennio del disimpegno”, abitualmente proferito da gente che non ho mai visto impegnarsi nemmeno per i diritti dei propri figli) quello era un periodo in cui si viveva bene. Sarebbe arrivato il conto dopo? Mah, può darsi, però di sicuro mediamente eravamo allegri e, aiuto!, ottimisti. Quindi direi che di guai concreti, cinismo free for all, haters e bollettini che assicurano merda in arrivo, ne abbiamo a sufficienza. E allora “si va lì” e basta.

Gita sociale, dissidenti astenersi. Abbigliamento marino. Infradito ammesse, vale tutto. Liberi.

Partenza. Francia. Il video, prego.

-il tipo coi baffi e i computer di quello in ufficio. Il desiderio incontenibile di andare in ferie (evidenziato dalla macchina portata all’autolavaggio posta in apertura. Segnale da dopoguerra tipico: macchina pulita, sono pronto, partiamo).

-sempre il tipo con i baffi e il fatto che indossi calze di spugna bianca e accappatoio, anche quando è sulla tazza (quella tazza).

-il servizio da tè in peltro degno di mia zia Olga abbandonato sulla battigia, simbolo di benessere e correlato disinteresse autorizzato dal lusso.

-la barca a vela, icona 80′s assoluta già duranduraniana. Tutti tifavamo per Azzurra, tutti.

-l’eleganza erotico borghese francese irrinunciabile issata a gonfalone dallo smoking bianco e dal continuo riempirsi di flute di champagne.

-ancora il tipo con i baffi, di bianco vestito in spiaggia, ma sempre con i calzettoni bianchi da “ora di ginnastica” in bella evidenza.

-l’improvvisa comparsa di un aliante (o bimotore?) sulla spiaggia, atteso con la stessa noncuranza con cui si saliva sul 72 sbarrato in Piazza Villari e utilizzato unicamente per arrivare in tempo e poter gustare su un tavolino lambito dalle onde (il servizio di peltro, nel frattempo, affoga) un cocktail stracolmo di frutta e colori da evidenziatori da cartoleria.

-il proto rap con evidente giro funk disco alla “Che idea” di Pino D’Angiò ancorato sotto.

-per un pubblico strettamente maschile: la protagonista, soprattutto nella panoramica a costume intero. Grazie.

-ancora e ancora il tipo con i baffi, che compare sul finale piazzato con cappello bianco visierato e orecchino (alla sua sinistra la new entry di uno con eleganza da gargagnano marsigliese e pettinatura da Internazionali d’Italia, tribuna centrale). Tutti ridono, nessun problema all’orizzonte.

Arrivo: Formentera. Il video, prego.

-il riff di chitarra di Chris Rea, simbolo imperiale del suono di Ibiza a venire. Classe e rilassatezza.

-la solitudine totale in spiaggia. Chimera assoluta in tempi di distanziamento sociale.

-per un pubblico strettamente maschile: la protagonista, soprattutto nella panoramica della doccia di schiena. Grazie.

-gli ammiccamenti in zona falò. Promessa di petting, here we go!

-il gabbiano. Fugace, ma atteso.

-la scena ricolma di metafisica pura, della palla rossa che cade sugli scalini bianchi, immersa nella luce d’agosto.

-i colori, nettissimi. E il calore, percepito.

Bene, speriamo abbiate gradito. E goduto.

Che, come diceva il Poeta “chi vuol esser lieto Chris Rea, che del doman non v’è certezza”.

E alè.

5. Backdoor Antivirus – Venerdì, 17 aprile 2020

“Questa cosa ci renderà tutti migliori”

Sinceramente, non credo.

Intanto per quale motivo morte, malattia, impoverimento, solitudine e noia dovrebbero aiutarci a costruire un modello superiore di noi stessi?

Siamo separati dalle persone che ci piacciono, che amiamo e che ci fanno divertire. Patiamo la loro assenza. Ma le altre? Sentite sinceramente la mancanza di uno stronzo a caso? Pensate che rivedere un collega che avete sempre detestato sarà davvero un bel momento? Non credo, anzi. La mia sensazione è che la forbice si stia divaricando. Vorremmo averne di più dei nostri preferiti e mai più di tutti gli altri. Mi sembra anche un auspicio  sensato.

Apprezzeremo di più le piccole cose?

Non ditelo a me. Quando ho la mia bella tazza di tè fumante, un vinile in sottofondo e un libro in mano, chiedo solo di essere mummificato per non cambiare una virgola. A posto, non cambiate nulla, bene così.

Ma gli altri? Non ci saranno più le code per l’acquisto dell’ultimo modello di iphone perché saranno tutti a casa a fare il pane? La gente non ballerà più il reggaeton perché avrà finalmente scoperto Nick Drake? Questo grande afflato verso le librerie (sacrosanto, se fosse reale) farà sì che ci sarà meno casino in strada di minchiaziofà perché saranno tutti in poltrona a leggere Vonnegut? E i vicini di casa di cui non conoscevamo il nome (un motivo ci sarà) saranno d’ora in poi al nostro fianco (si fa per dire) a fare gli gnocchi a mano (tra l’altro, pratica di una noia abissale) ridendo con la farina sulle gote? Tutti più tolleranti, remissivi, aperti al mondo?

E poi la condivisione. Ci mancherebbe, bellissima, e aiuta in questi giorni. Ma ricorderei che buona parte di tutto questo (musica, video, cinema, teatro, giornalismo, scrittura) in teoria sarebbe anche un lavoro e meriterebbe una retribuzione. Qualcuno sarà disposto a concederla tra qualche mese, dopo averla ricevuta “gratis” fino a poco prima? Quali sono i mestieri da condivisione e quali no? Cambieremo le nostre prospettive, dando valore a “cose” diverse?

Magari, magari. Ma io non mi illudo molto.

Salterei la parte sui politici. Ma direi una sola cosa ai plotoni di opinionisti globali. Avete mai ascoltato qualche medico in questi giorni? Uno di quelli che si sono fatti un mazzo quadrato non soltanto ora, ma anche prima, quando studiavano in silenzio. Uno di quelli a cui è stata fatta una domanda disperata (spesso da un bifolco novax riconvertito) con una richiesta precisa bava alla bocca, tipo “Quando finirà tutto questo?”. Ecco, molto spesso uno di questi medici avrà risposto “Non lo sappiamo”. Fine.

Se sei abituato a dire solo cose che sai davvero, capita. Ed è bene dirlo, “Non lo so”. Fine.

Quindi, sarà che pratico da sempre un distanziamento social e pure un discreto distanziamento sociale (sono pur sempre torinese), ma mi auguro che almeno in questo si possa essere migliori di prima. Nessuno, nemmeno Confucio, avrebbe potuto dire qualcosa di interessante, inedito e accurato su sedici argomenti al giorno. Quindi. Più silenzio. Più “Non lo so”.

Sarebbe già qualcosa.

E Allora?

E allora vi siete meritati la canzone con il titolo meno adatto al momento (e con annesso video di un ammasso ormai impensabile)

intanto ieri mattina..

fotoromanzo dark delle spedizioni Backdoor parte 3

6. Backdoor Antivirus – Sabato, 18 aprile 2020

“E potresti ritrovarti a vivere in una capanna
e potresti ritrovarti dall’altra parte del mondo
e potresti ritrovarti dietro il volante di un’enorme automobile
e potresti ritrovarti in una bella casa, con una bella moglie
e potresti chiedere a te stesso: “beh, come sono arrivato a tutto questo?”

come ci sembrerà il mondo quando inizieremo di nuovo a calpestarlo?

e allora

“lasciando che passino i giorni, fai che l’acqua mi tenga fermo
lasciando che passino i giorni, l’acqua scorrerà sotto terra
di nuovo nella miseria, dopo che i soldi saranno finiti
per una volta nella vita, l’acqua sta scorrendo sotto terra”

Lo riconosceremo subito il nostro mondo là fuori? Ci sembrerà soltanto leggermente diverso, più tetro? Ciò che ci confortava, ora farà paura?

“è tutto uguale a come è sempre stato…
è tutto uguale a come è sempre stato…
è tutto uguale a come è sempre stato…”

Di che cosa canta davvero David Byrne nel 1981?  Qualche interpretazione critica dell’epoca:

“una riflessione artistica-pop sulla bomba a orologeria esistenziale del consumismo incontrollato e dell’età che avanza”

“la fatica di vivere la vita secondo le aspettative sociali e di perseguire trofei comunemente accettati (una grande automobile, una bella casa, una bella moglie)”

la versione di Mr. Talking Heads:

“Operiamo mezzi svegli o con il pilota automatico e finiamo con una casa, una famiglia, un lavoro e tutto il resto, e non ci siamo mai davvero fermati a chiederci: come sono arrivato qui?”

Eccola la domanda perfetta “come siamo arrivati qui?”, dove siamo adesso? Li avete fatti i vostri bilanci?

La difficoltà sarà riconoscersi nel proprio scenario, capire che i vecchi gesti ci appariranno scomposti, grotteschi. Sguardo atterrito e movenze ridicole. Esattamente come David Byrne quando balla, geometrico e africano a New York.

Byrne è spaesato.

Ma che cosa significa?

“Che si sente a disagio e privo di punti di riferimento, in quanto si trova fuori dal proprio ambiente abituale”. Appunto.

Gli manca il suo P/paese. Il problema, però, è di maiuscole e minuscole.

Perché a me pare che qui siamo sPaesati, ci manca il Paese nel senso di nazione (maiuscola) e siamo invece imbrigliati in una visione da paese (minuscola). Ho la pessima sensazione che non ci siano regole comuni, precise, augurabilmente efficaci per consentirci di muovere i primi passi in quel mondo che faticheremo a ricordarci come nostro.

La meravigliosa anarchia italiana, la Storia tricolore dei Comuni e le Signorie, i derby costanti, le lotte di campanile, i condottieri delle Regioni, gli Uomini Forti in coda per il proprio turno come in salumeria, con il bigliettino in mano. I confini tradotti in ponti levatoi, la delocalizzazione, i decreti in opposizione, la rincorsa del bagnante in elicottero, la caccia ai terroristi con i panini sulle colline a Pasquetta. L’obbligo delle mascherine che non ci sono, che arriveranno, che proteggono gli altri da te, ma metti quella sottile sotto quella chirurgica, che così sei più sicuro.

Quindi? Metteremo il naso fuori dal portone di casa e proveremo a ritrovarci. Non fra di noi. Ma in mezzo a quel mondo che ci sembrerà differente e distante, quantomeno un metro più in là di dove l’avevamo lasciato. Soli e spaesati.

Same as it ever was

7. Backdoor Antivirus – Domenica, 19 aprile 2020

Ok, mi sono arreso.

Quando è iniziato tutto questo, in preda a quella sorta di insana euforia da tempo ritrovato, mi sono detto “questa è la volta buona che mi porto in pari”.  Ho una lista vera, scritta a pennarello blu, di cose che mi sono lasciato dietro.

Va dalla riparazione degli zoccolini in legno lungo il perimetro casalingo al recupero delle vecchie puntate di “Una brutta fazenda” di Beruschi su youtube, passando per la preparazione della purea e la valutazione delle ultime due serie di “Walking Dead”, abbandonate più o meno consapevolmente. Ci sono anche il disperato desiderio di alzare il numero di Simenon letti e il riascolto consapevole della discografia minore (esiste?) dei Fall.

In pratica, dentro c’è tutto.

Ero carico, motivato. Questa disgrazia poteva avere anche dei risvolti inediti, avrei superato sicuramente quella sensazione di apnea costante da ritardo perenne. Mi sarei concentrato su qualche progetto solo abbozzato, potendo analizzarlo finalmente con la dovuta calma. Altroché se l’avrei fatto.

È andata così?

Ma neanche lontanamente.

Quindi, cosa ho fatto realmente?

Un mezzo mistero. Certo, questo è l’Antivirus numero 42, e non lo genera di sicuro un algoritmo (spiego con un esempio: io sono umano, Spotify no. Tanto per esser chiari), ma zoccolini ancora divaricati, niente Beruschi, sì purea (ma la cucina sempre mia moglie), niente avanzamenti di Simenon, una sola puntata di “Walking Dead”, due Fall (“The Infotainment Scan” e “Imperial Wax Solvent”) e, drammaticamente, nessun progetto sviluppato nemmeno di fretta.

Ho scritto molto, lavorato un po’, fatto molte dirette video, ma non mi sembra di essermela spassata un granché, se cazzeggiare significa quello. Ho letto meno del solito, dormito poco, e visto giusto qualche film in più. Il tempo è stato risucchiato, forse mi vergognavo ad oziare davvero, probabilmente è difficile rilassarsi e manca una certa capacità di concentrarsi sulle cose. Magari è capitato soltanto a me.

Avrò sprecato una possibilità. È molto probabile. Forse sono rimasto paralizzato con lo sguardo dritto sulla libreria, ho galleggiato nei giorni. Incredulo, qualche volta spaventato, spesso assente. Ma di sicuro mi alzavo dal divano sempre con la stessa domanda in testa.

“Chissà dove va il tempo”

In loving memory di Sandy Denny, morta quasi esattamente quarantadue anni fa. Se ne andava dopo una vita difficile e quasi distrutta volontariamente. Cadde dalle scale, forse ubriaca. Un’emorragia cerebrale ignorata o trascurata per “decenza” la portò via a trentun’anni.

Ascoltare la sua voce in “Who Knows Where The Time Goes” è già una risposta.

Backdoor riaprirà, si spera presto, e i vinili torneranno a girare

ma se volete, siamo attivi per le spedizioni!

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