
Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 9 al 15 marzo
Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

James Blake – Trying Times (auto prodotto)
A tre anni di distanza dal precedente Playing Robots Into Heaven l’artista britannico torna con il suo settimo album in studio, primo pubblicato da indipendente in seguito alla rottura con la Republic Records. Con un sapiente mix di elettronica e influenze provenienti tanto dal R’n’B quanto dall’hip hop, Blake parla di amore nella società contemporanea, visto come un qualcosa in continua oscillazione tra gioia e paura, tra intimità e isolamento. Al suo interno si trovano anche un paio di ospiti, pochi ma significativi, come il rapper Dave e la cantante Monica Martin.

Fulminacci – CALCINACCI (Warner/Maciste)
Fresco di seconda partecipazione all’ultimo Festival di Sanremo, che, dopo l’ingiusta sedicesima posizione di 5 anni fa con Santa Marinella, l’ha visto ottenere consensi ben maggiori grazie al settimo posto della sua Stupida Sfortuna e alla vittoria del Premio della Critica “Mia Martini”, il cantautore romano sfrutta questa scia per pubblicare il suo quarto album in studio. Prodotto da Golden Years e okgiorgio, il disco risente molto della recente fine di una lunga relazione d’amore dell’artista, che ha dato vita a testi malinconici, ma controbilanciati da musiche piuttosto upbeat. Al suo interno anche due ospiti: l’ormai consueto Franco126 e Tutti Fenomeni.

Kim Gordon – PLAY ME (Matador)
Prodotto da Justin Raisen (Charli XCX, Sky Ferreira, Yves Tumor), il terzo album in studio dell’ex Sonic Youth arriva a due anni di distanza dal precedente The Collective. Sul disco l’artista si è espressa così: “Volevamo che le canzoni fossero brevi. Volevamo farlo molto velocemente. È più concentrato e forse più sicuro di sé. Lavoro sempre sui ritmi e sapevo che volevo che fosse ancora più orientato al beat rispetto al precedente. Justin capisce davvero la mia voce e i miei testi e capisce come lavoro, cosa che è emersa ancora di più in questo disco“.

Crack Cloud – Peace And Purpose (Meat Machine)
A due anni di distanza dal precedente Red Mile il collettivo canadese guidato da Zach Choy torna con il suo quarto album in studio. Sulla sua registrazione lo stesso frontman ha detto: “La musica è nata da un inverno di prolungato dolore. Il mio approccio alla registrazione è stato un ritorno ai principi rigorosi del fai da te, utilizzando solo ciò che avevo a disposizione e privilegiando l’intuizione rispetto alle convenzioni. Come un viaggio con l’ayahuasca, le sessioni sono state viscerali e ispirate. Dopo, un senso di sollievo e gratitudine.“

Lamb Of God – Into Oblivion (Epic/Sony/Century Media)
Giunta al suo dodicesimo album in studio, se si contano anche i due usciti a nome Burn The Priest, che segue Omens del 2022, la band americana continua a sfornare brani potenti e caratterizzati da un’acuta critica sociale. Questa volta il tema principale viene dichiarato sin dal titolo, che indica la direzione in cui si sta dirigendo la nostra società: l’oblio. Partendo da queste premesse, il gruppo si rivolge in particolare alla sua società, quella americana, in cui si sta lacerando sempre di più il concetto di contratto sociale, rendendo ogni cosa accettabile, anche la più atroce.

The Black Crowes – A Pound Of Feathers (Silver Arrow)
Reduci dal successo del precedente Happiness Bastards del 2024, selezionato ai Grammy per la sezione Best Rock Album, Chris Robinson e compagni si sono subito rimessi al lavoro per realizzarne l’atteso seguito. Oggi, dopo una prima nomina per l’ingresso nella Rock and Roll Hall of Fame l’anno scorso a cui ha fatto seguito una seconda quest’anno, la band americana si appresta a pubblicare il suo undicesimo album in studio più carica che mai, guidata da una serie di tracce cupe ma rilassate, funky e incisive.

Cut Worms – Transmitter (Jagjaguwar)
A tre anni di distanza dal precedente disco omonimo, il progetto guidato dalla mente creativa di Max Clarke giunge al suo quarto album in studio. Prodotto dal leader dei Wilco Jeff Tweedy, il disco è un’autentica unione tra le loro menti creative, che dà seguito al loro primo contatto, avvenuto nel 2024 quando l’artista americano ha aperto alcuni concerti della band indie di Chicago. Come si legge sulla pagina Bandcamp del disco: “Mentre la voce e la scrittura di Clarke realizzavano la struttura portante, le linee di chitarra e di basso di Tweedy disegnavano le stanze che le canzoni abitano.”

The Notwist – News From Planet Zombie (Morr)
È dai tempi di 12, quindi circa trent’anni fa, che la band tedesca non coinvolgeva nelle registrazioni in studio tutta la sua live band al completo, ma per il suo undicesimo disco, che arriva a cinque anni di distanza dal precedente Vertigo Days, ha avvertito la necessità di farlo di nuovo. Perché quello che si accingono a pubblicare è un album importante, che dopo anni di pure sperimentazione vede il gruppo tornare in territori più convenzionali per coinvolgere maggiormente gli ascoltatori nella loro riflessione sulla società contemporanea e tutte le sue storture.

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