Ascolta in anteprima il nuovo album dei Carver, T.R.I.P.

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Carver Credit Paolo Pozzi 1
(Credit: Paolo Pozzi)

Il duo Carver torna con un nuovo e alienante disco: T.R.I.P., in anteprima

I Carver sono l’imprevedibile duo composto da Matteo Cantaluppi (musicista e produttore di Thegiornalisti, Ex Otago, Canova, Le Vibrazioni, Francesco Gabbani, Dardust, Bugo, Arisa, Tommaso Paradiso) e Marco M. Colombo (autore del romanzo Di Ferro e Cuoio). Da queste parti li conosciamo bene, dato che vi avevamo già fatto ascoltare il loro ultimo lavoro, L’Altra Faccia Della Luna

Carver T.R.I.P. Artwork

La band racconta così il nuovo lavoro:


La meditazione, William Burroughs e la beat generation, la depersonalizzazione, la psichedelia, i tea shops indiani, la musica ambient, il libro tibetano dei morti, la techno, le droghe, lo yoga, i monasteri buddisti. Funghi sacri, bagliori acquatici, abluzioni. T.R.I.P. è Il nuovo disco dei Carver, ed è il racconto battuto a macchina da scrivere di un lungo viaggio, con il piglio crudo, frenetico e malinconico della letteratura beat. Viaggio che parte dal Sowieso, un fumoso e sinistro locale di Berlino con le tappezzerie scrostate, ed approda nel subcontinente indiano, per un Hippie Trail del nuovo millennio. Dalle spiagge di Goa fino all’altopiano del Tibet, passando per la città santa di Varanasi e le caleidoscopiche vie di Kathmandu, registratore e taccuino in mano, alla ricerca di se stessi, di suoni, di storie, di canti, sogni, campane, visioni e silenzi. T.R.I.P. è un viaggio musicale che si snoda dagli anni novanta fino a questi ultimi anni dai colori stinti; ambient, acid house, trance, psichedelia, a rifuggire le terribili nevrosi urbane del disco precedente e lasciarsi andare al flusso trasognante di un mantra eterno e circolare.

Il video è frutto del visionario lavoro del visual artist Federico Russo, il quale, grazie all’intelligenza artificiale, ha generato apparizioni oniriche, danze e riti, in un flusso continuo che si apre sulle porte della percezione, simulando l’esperienza di un trip psichedelico dove spazio e tempo si dilatano e confondono: “Visivamente “T.R.I.P.” è l’allucinazione di una macchina, di una intelligenza artificiale che attraversa il Nepal in un delirio meditativo di pura trance incorporea spersonalizzata, un uno che diventa tutto. Un susseguirsi di porte che si aprono, un flusso continuo. Partendo da input di testo, controllandone lo sviluppo temporale e spaziale, la AI genera un viaggio tra queste terre. La sovrapposizione di diverso materiale creato in questa maniera crea un vero a proprio trip psichedelico che rende la musica visiva

Qua sotto potete ascoltare e guardare in anteprima l’album:

Redazione Rumore
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