
Stefania Ianne ci racconta il concerto dei De La Soul alla Royal Albert Hall, fra tributi a Trugoy The Dove e ospiti come Damon Albarn
di Stefania Ianne
Pionieri dell’hip-hop melodico, maestri di rime taglienti e campionamenti sagaci, i De La Soul arrivano a Londra per una data che dovrebbe celebrare la disponibilità storica del loro catalogo sulle piattaforme digitali dopo una lunga battaglia con case discografiche, le loro, e un lavoro di ripulitura alla ricerca di accordi con gli autori dei suoni campionati, un problema tosto per chi rielabora in maniera artistica i suoni del passato.
Finalmente i loro primi sei dischi sono stati resi disponibili a partire da marzo del 2023, nel 50esimo anniversario dalla nascita ufficiale del movimento hip hop, per i fan storici e per tutte le nuove generazioni di ascoltatori che si sono perduti il loro contributo rivoluzionario. Ma la vittoria ha un sapore amaro per i DLS perché seguita dalla morte improvvisa di uno dei tre artisti della posse minimalista, Trugoy the Dove, David Jolicoeur.
Così stasera i festeggiamenti per la storica vittoria del gruppo sono amplificati, nella pienissima Royal Albert Hall di Londra, per ricordare e celebrare la vita musicale di Trugoy. Il nome semplicemente è Yogurt scritto al contrario e la leggenda dice che Trugoy, o Plug 2, era in un periodo di yogurt-mania quando ha scelto il suo nome di battaglia. Posdnous, o Plug 1, è l’unico componente originale sul palco – Maseo (ovviamente Plug 3) non è disponibile e non è stato presente nemmeno durante la performance ai Grammys quest’anno per motivi di salute.
Ma Posdnous (Sound Sop letto alla rovescia, un tributo alle origini contadine di Kelvin Mercer, riflette il richiamo di sua madre a fare scarpetta e non sprecare il sugo nel suo piatto “Sop that syrup”, e diventata una celebrazione della marmellata di suoni che li contraddistingue, Sound Sop) ha portato con sé un esercito di accompagnatori: una band completa, e vari DJ e rappers si alternano sul palco, tra cui Prince Paul, il loro produttore storico e quarto componente del gruppo non ufficiale, e poi DJ Strike a sostituire Maseo, Dres dei Black Sheep, e infine, presenza costante sul palco, il rapper e attore Yasiin Bey o Mos Def. E un paio di canzoni dei due artisti sono reinterpretate in maniera prominente durante la performance.
Pos è naturale nel suo ruolo di MC, ha parole di elogio e riserva grandi abbracci a tutti. Per iniziare accoglie per primo sul palco Giancarlo Esposito, attore hollywoodiano, protagonista di Do the Right Thing di Spike Lee e leader indiscusso del pacco di attori nelle serie televisive Breaking Bad e Better Call Saul. La sua silhouette nella penombra dello spazio alla sinistra del palco è inconfondibile anche se mal celata da un cappello alla Al Capone. Esposito appare elegantissimo e dopo un abbraccio avvolgente con un enorme sorriso ci saluta dal palco. Pos ci tiene a parlare subito dell’elephant in the room, l’elefante invisibile nella stanza. L’assenza di David, Trugoy non è un’assenza, ci dice, perche lui è lì con noi e questo concerto è una celebrazione della sua vita, “a bittersweet blessing”, una benedizione dolce-amara, ci dice. “Are you ready to party?” Nel corso della serata ci prende in giro perche sicuramente la maggioranza del pubblico ha superato la quarantina e saltare non è più così semplice, il problema sono le ginocchia, ridacchia. Ma lui salta, è in gran forma, fisica e musicale, non ha perso il tocco magico, la grinta esplode sul palco insieme all’energia amplificata dei suoi co-cospiratori. Un paio d’ore passano a ritmo supersonico, tra rime infuocate, e melodie che uccidono, e i fan storici saltano come se fossero ancora tutti negli anni novanta del secolo scorso. Nell’atmosfera surriscaldata ovviamente non potevano mancare i classici dei DLS, soprattutto Ring Ring Ring (Ha Ha Hey) e dopo aver passato il pre-concerto a domandarmi se potesse succedere (in fondo siamo a Londra e ho perso il conto dei concerti in cui è effettivamente successo) un errore del tecnico del suono rivela l’arcano, ho la conferma, l’imminente arrivo di Damon Albarn è svelato in anticipo con la partenza del video di Feel Good Inc. sul megaschermo alle spalle della band, subito bloccato.

Ma alla fine succede davvero e Albarn, la superstar si presenta con quella che dalla mia postazione appare come una bottiglietta di whiskey in mano, gli occhiali da vista, i vestiti molto casuali, abbondanti, inconfondibile. Ridacchia dalla sua postazione laterale mentre Pos elogia la loro amicizia e collaborazione. E Albarn conferma con il microfono effettatissimo pronto per la performance, l’incontro con i De La Soul, ci dice, ha cambiato la sua vita. E versa simbolicamente un po’ di whiskey sul palco, si piega, si bagna la mano e si tocca la fronte, il suo tributo alla figura di Trugoy prima di bere un sorso e unirsi alla performance. Feel Good Inc. è esplosiva, la risata che la popola risuona satanica, entrambi sono in gran forma. Sono le prove per quella che sarà la presenza di Pos alla performance dei Gorillaz al festival di Coachella il prossimo weekend. La celebrazione si conclude con la performance di Me Myself and I, attesissima e immancabile, amatissima dal popolo De La Soul. Non c’è encore, non c’è bisogno. Il pubblico si perde nella notte fuoriuscendo come una marea al contrario dalle mille porte della classicissima Royal Albert Hall. E uscendo veloce da quelle porte, mi scontro con la presenza sorniona di una Aston Martin parcheggiata solitaria in zona vietata davanti alla porta dedicata agli artisti. Immagino sia stata guidata dall’ex cantante dei Blur, immagino l’arrivo all’ultimo minuto rompendo i limiti di velocità, l’arrivo ritardato sul palco che ha causato l’errore del tecnico del suono. Mi piace immaginare la risata di Trugoy dall’altro lato delle nuvole nel cielo mentre sorseggia anche lui un goccio di whisky.



