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Serve davvero un documentario per raccontare la grandezza e l’essenza di una band? La domanda probabilmente è la stessa che ha attraversato la mente di Jem Cohen, regista di Instrument, primo e unico documentario sui Fugazi uscito nel 1999 e corredato da un disco, Instrument Soundtrack contenente la colonna sonora composta principalmente da brani inediti e outtakes in studio, scelti dalla discografia dei Fugazi fino a quel momento. In più ci sono sette versioni demo di brani dei loro album, sei tratte da End Hits (1998) e uno da In del Kill Taker (1993).

(Credit: Discogs / Il regista Jem Cohen)

La band di Washington D.C. è stata una delle più integre e integerrime nel portare avanti la propria idea di indipendenza. L’emblema del DIY più puro. Jem Cohen (già al lavoro per visual, grafiche e extra video per R.E.M., Vic Chesnutt, Patti Smith) ha lavorato fianco a fianco con loro per il documentario e riesce nell’intento di trasmettere ciò che erano nei primi dieci anni, dal 1987 al 1996, la band ha costuito. Il regista è stato anche compagno di liceo di Ian Mckaye e ha da sempre seguito la band dagli inizi, spiegando cosa voleva riuscire a realizzare:

Ho sentito che c’erano molte persone che non avevano accesso alla band o avevano un’idea sbagliata di come fossero. Volevo affrontare questi problemi in una certa misura, ma quello che volevo davvero fare era semplicemente catturare la musica e provare a creare qualcosa che sembrava, visivamente, come la musica, e qualcosa in cui la musica era indissolubilmente legata alle immagini in movimento.

Dentro troverete una scena dove questo viene ben spiegato: c’è Brendan Canty, batterista della band, che racconta ai suoi compagni di band come il fidanzato di sua sorella creda che Fugazi vivano in una casa insieme senza riscaldamento, e che seguano una dieta costante di solo riso. Ci sono immagini di filmati girati nel corso di 11 anni, dai primi giorni al picco del suo successo a metà degli anni ’90. Il regista e la band hanno trascorso cinque anni a montare insieme questo puzzle di immagini e video di varia natura: si mescolano video in Super 8 e 16mm, le riprese della band in studio durante le registrazioni di Red Medicine, scene in strada, negli appartamenti, interviste da alcuni programmi TV casuali di anni.

Tra i video più clamorosi ci sono sicuramente il concerto al Lorton Correctional Facility; i live alla palestra del college di Philadelphia in cui il cantante/chitarrista Guy Picciotto si butta dentro il canestro e canta Glue Man a testa in giù sopra al batterista, filmato da Todd Crespi. E poi un’intervista per la tv via cavo pubblica, dove una ragazzina delle superiori un’intervista Guy Picciotto e Ian MacKaye di una ragazza dell’ottava elementare per uno spettacolo televisivo via cavo della televisione ad accesso pubblico.
All’epoca, nel 1999 uscì in VHS e successivamente in DVD. Nello streaming che trovate a fondo pagina della durata di quasi due ore, mancano gli ultimi 15 minuti extra di tre live al Wilson Center (1988) e al Lafayette Park (1991) di Washington DC e a  Seattle (1995)

Per il mese di aprile i Fugazi sono in copertina di Rumore con una esclusiva intervista di Andrea Pomini a tutta la band (produttore compreso) per i 30 anni di Repeater. La trovate in versione cartacea nelle edicole, in digitale. Nel caso vogliate abbonarvi a Rumore, qua trovate come farlo).

Qua sotto, potete guardare il documentario Instrument, diretto da Jem Cohen insieme alla band americana.


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