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A un anno dalla scomparsa di Ozzy Osbourne guardiamo il documentario God Bless Ozzy Osbourne su Rai5

A un anno dalla scomparsa di Ozzy Osbourne guardiamo il documentario God Bless Ozzy Osbourne su Rai5

Celebriamo Ozzy Osbourne, uno degli artisti più influenti di sempre

Su Rai5 il miglior modo per celebrare Ozzy Osbourne: il documentario God Bless Ozzy Osbourne

È passato un anno dalla scomparsa di Ozzy Osbourne, quando a 76 anni il leader dei Black Sabbath, ci ha lasciati dopo aver dato l’addio alle scene qualche settimana prima al Back to the Beginning, svoltosi il 5 luglio 2025: un concerto epocale insieme a tantissimi ospiti allo stadio dell’Aston Villa, il Villa Park, il cui ricavato è andato completamente in beneficenza.

Nel documentario God Bless Ozzy Osbourne, il leader dei Black Sabbath dice una frase senza enfasi che è quasi una constatazione.

Sarei dovuto morire mille volte. Ma non è successo.

Ozzy Osbourne, nel documentario

In fondo, la sua vita è stata un continuo alternarsi di eccessi, cadute e ripartenze: droghe, alcol, incidenti, arresti, crisi familiari e notti di cui non conserva alcun ricordo. Terminata Racconta: “A 23 anni ero il re del mondo”. Un re destinato a pagare un prezzo altissimo per quella corona.

È la storia raccontata da God Bless Ozzy Osbourne, il documentario in onda mercoledì 22 luglio alle 23.45 in prima visione su Rai 5 (canale 23) e su Rai Play. Un ritratto intimo del “Principe delle Tenebre”, che parte molto prima della leggenda: dalla Birmingham operaia del dopoguerra, tra case senza acqua calda, bombardamenti ancora visibili e un futuro che sembrava già deciso tra fabbrica, esercito e carcere.

La svolta arriva con i Beatles, ricorda Osbourne:

Fu come se qualcuno avesse acceso il mondo davanti a me

Ozzy Osbourne, nel documentario

Insieme a Tony Iommi, Geezer Butler e Bill Ward nasce così un’idea destinata a cambiare la storia del rock: “Perché non facciamo musica che sembri uscita da un film dell’orrore?”. Da quell’intuizione prendono forma i Black Sabbath, pionieri di un suono più pesante, oscuro e inquieto, capace di raccontare il lato più cupo dell’esistenza.

Il successo è immediato. Paranoid conquista le classifiche e, con la fama, arrivano anche denaro, cocaina, LSD, alcol e alberghi devastati. La vita privata, però, inizia rapidamente a sgretolarsi. Il matrimonio con Thelma, i figli Jessica e Louis, le assenze e i compleanni dimenticati raccontano la storia di un uomo che, poco alla volta, smette di distinguere la persona dal personaggio. Quando, alla fine degli anni Settanta, viene allontanato dai Black Sabbath, tutto sembra finito. Ozzy si rifugia tra bottiglie e droga, convinto di non avere più un futuro. A tirarlo fuori da quel baratro sono Sharon, destinata a diventare sua moglie e manager, e il chitarrista Randy Rhoads. In meno di un anno nasce Blizzard of Ozz, il disco che rilancia la sua carriera solista. Poco dopo, però, un incidente aereo porta via Rhoads, aprendo un’altra ferita destinata a segnare profondamente la sua vita.

Il documentario ripercorre senza retorica anche gli anni delle dipendenze, delle riabilitazioni fallite e delle esplosioni di violenza, fino all’esposizione mediatica di The Osbournes, il reality che trasformò il caos della sua famiglia in intrattenimento televisivo. Ma racconta anche il lento percorso che lo ha portato, superati i sessant’anni, a conquistare la sobrietà e a ricostruire il rapporto con i figli. Per Ozzy, probabilmente, l’impresa più difficile di tutte: imparare a restare presente. Anche più di quella volta in cui, sul palco, staccò a morsi la testa di un pipistrello.

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