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di Ercole Gentile

Il suo ultimo album Volume Massimo è uscito a fine settembre su Mute Records e forse si tratta del lavoro più completo di Alessandro Cortini. Il musicista romagnolo, da anni ormai membro fisso dei Nine Inch Nails di Trent Reznor, ha infatti pubblicato un LP che unisce tutte le sue anime, quella più sperimentale ed elettronica e quella più legata agli strumenti analogici. Ci sentiamo in Skype, ma in realtà viviamo a pochi isolati di distanza. Alessandro infatti da due anni si è trasferito a Berlino nel mio stesso quartiere, Friedrichschain. È naturale cominciare la nostra chiacchierata chiedendogli quando e come è maturata questa scelta e se è soddisfatto nella capitale tedesca.

“Dopo 20 anni che vivevo a Los Angeles sentivo l’esigenza di cambiare. Con la mia compagna (fotografa e autrice della cover di Volume Massimo e dei live-visual di Alessandro, ndr) eravamo stati un paio di volte a Berlino in occasione di miei live qui e ci eravamo fermati un po’ per scoprire la città. Ci era sembrato subito potesse fare al caso nostro. Così nel 2017, insieme ai nostri tre gatti, ci siamo spostati qui e stiamo molto bene. Quando vivi a L.A. alcune cose sono molto complicate a causa delle distanze enormi che ci sono in una città come quella e non è semplice mantenere rapporti personali. Ecco, avevamo voglia di una dimensione più piccola, ma allo stesso tempo aperta, con una scena artistica viva ed in evoluzione e qui l’abbiamo trovata. Posso dire che Los Angeles non ci manca, e comunque ci torniamo abbastanza spesso, sia per lavoro, sia perché la mia compagna è americana”.

Proprio a Berlino, nella cornice industriale dell’Atonal Festival (che si tiene dentro al Kraftwerk, stesso edificio dello storico techno-club Tresor), è stato presentato per la prima volta dal vivo il nuovo lavoro. Una cornice perfetta per sparare a Volume Massimo il nuovo album.

“Ci tenevo molto a presentare il nuovo show qui, come feci con Avanti, il mio precedente album. È un festival a cui sono molto affezionato e una situazione perfetta per questo nuovo show, che va suonato a volumi alti, al massimo appunto. Il titolo mi è venuto in mente proprio mentre ascoltavo il disco camminando per Berlino e avrei voluto alzare ancora di più il volume per sentire tutte le sfumature del disco, ma ero già al massimo. I miei precedenti lavori avevano un tema narrativo di fondo, stavolta invece ho voluto che a parlare fossero le emozioni, ho voluto lasciare totale libertà all’ascoltatore di crearsi il proprio mondo, di volare con le sensazioni”.

Un album che unisce diverse influenze ed è più variegato a livello sonoro rispetto al predecessore.

“Sì, io vengo dal rock. Ho suonato la chitarra per moltissimi anni fino a che ho voluto sperimentare altro e mi sono dato a synth e tastiere. Ma dentro di me c’è sempre il ragazzo che ama i Guns N’ Roses (ride). Ho pensato come poter inserire la chitarra in un disco elettronico, ed è stato un processo lungo e complicato, ma del quale alla fine sono molto soddisfatto”.

Volume Massimo esce su un’etichetta prestigiosa come Mute. Com’è nato il rapporto con questa label?

“Un po’ di tempo fa ho mandato via mail quattro pezzi a Daniel Miller di Mute, anche solo per avere un feedback. Gli sono piaciuti molto e così abbiamo deciso di iniziare a collaborare. La cosa che mi piace di Mute è che nonostante sia un’etichetta molto importante è una famiglia, un’entità piccola. Conosco personalmente tutti quelli che ci lavorano e sono persone aperte al dialogo e per nulla snob, questo per me è fondamentale. E poi se penso che Daniel Miller è quello che ha lanciato i Depeche Mode mi vengono i brividi”.

Inevitabile farti una domanda sui Nine Inch Nails, su com’è il tuo rapporto con loro e con Trent in particolare dopo tanti anni di collaborazione.

“Nessun problema, anzi, parlo sempre volentieri dei NIN. I rapporti tra noi sono ottimi e suonare con loro è come tornare in famiglia, c’è un gruppo di lavoro molto bello e sano. E sono trattato come un membro della band a tutti gli effetti, prima di prendere impegni viene chiesta sempre la disponibilità di tutti e questo è stupendo e assolutamente non scontato. Trent è un produttore eccezionale, avere l’opportunità di lavorare con lui è incredibile. Lui è un professionista assoluto, ma siamo molto diversi e collaborare su progetti diversi dai Nine Inch Nails può essere complicato perchè Trent è un workaholic, starebbe in studio 24 ore su 24 se non avesse anche una famiglia e figli. Io, invece, proprio lavorando con lui ho capito che ho bisogno dei miei tempi. Lavoro in studio tutti i giorni anche io, ma senza l’ansia di dover tirare per forza fuori qualcosa ecco, aspetto che i tempi siano maturi. Spero di vedere tutta la crew quando suonerò a Los Angeles prossimamente”.

Chi è Alessandro Cortini nella vita quotidiana?

“È uno che sta tantissimo sul divano a suonare la chitarra circondato dai gatti (ride). A parte le mie ore quotidiane dedicate alla musica, mi piace molto andare in mountain bike e visitare mostre e musei. E poi sono un fan dei videogiochi, è un modo per tenere viva la mia parte bambina. In questo periodo la mia passione è DayZ, un videogame post-apocalittico ambientato nell’Europa dell’est. La cosa che mi piace è che puoi anche camminare per ore senza che succeda nulla. I miei amici mi dicono che sono pazzo, a me rilassa un sacco”.

Hai mai pensato di tornare a vivere in Italia?

“La mia vita è suonare e purtroppo l’Italia non è molto connessa, sotto tutti i punti di vista. Però ecco, ora che vivo a Berlino mi fa piacere pensare di essere a solo un’ora e mezza di distanza dalla mia famiglia. Non ti nascondo che un giorno mi piacerebbe avere una casa a Bertinoro, sulle colline romagnole, passare un po’ di tempo lì in campagna, ma questo significherebbe non fare concerti per un po’. Vedremo”.

Curiosando sulla tua pagina Instagram ho visto che qualche tempo fa hai suonato le tastiere su un disco di Vasco Rossi. Com’è nata questa collaborazione?

“È una cosa risalente a parecchi anni fa (11, ndr) nata tramite il produttore Sandro Principini, noto anche come Sage. Comprai un’automobile da lui a Los Angeles e parlando venne fuori che aveva uno studio in città dove lavorava con moltissimi artisti, tra cui alcuni italiani. Così mi ha chiesto di suonare le tastiere in Gioca Con Me e poi anche in alcuni brani di Jovanotti per l’album Safari. Tra l’altro nel pezzo di Vasco suona anche Slash alla chitarra, uno dei miei idoli. Ma se c’è una cosa che ho imparato nella mia carriera è che è meglio non conoscerli di persona i propri idoli, meglio restino tali.” (ride)


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