foto di Sara Tosi e Francesca Sara Cauli / testo di Marco Pecorari

L’infedele anima mediterranea di Lorenzo Urciullo è però fedele alla leggenda siciliana da cui l’artista siracusano ha preso il suo nome d’arte: prima di tornare ad esistere a volte occorre diventare pesce. E infatti così si presenta letteralmente così sul palco: vestito da narvalo, segno forse di necessità di navigare controcorrente rispetto agli altri esponenti dell’ondata itpop che ha ormai (s)travolto prerogative commerciali e radiofoniche (per quanto queste prerogative possano avere lo stesso senso che avevano ieri), navigando verso i porti aperti (con buona pace di chi li vuole chiusi) rappresentati dalle esigenze di un pubblico che ha della musica una fruizione bulimica anziché slow.

(Foto: Sara Tosi)

Noi, affidandoci ai pensieri associativi persi nello spazio cosmico (chissà se sia stia ingrandendo o rimpicciolendo…) nello spettacolo di questa sera abbiamo voluto vederci questo. Tantissimi sono i segnali/simboli della voglia di cambiare che c’è in lui lanciati durante live di quasi due ore. Lorenzo Urciullo porta in scena, sul palco di Ferrara Sotto le Stelle (un concerto gratuito durante la giornata internazionale delle Cooperative, a cura della Lega Coop Ferrara. Quasi come se la splendida cornice quasi completamente soldout del Castello estense volesse fronteggiare gli aggressivi flutti della grande mareggiata populista), come si direbbe se volessimo parlar finto ggiovane, davvero tanta roba: una manovra di distacco e di rimessa in discussione rispetto alla percezione del Colapesce come cantautore pop che avevamo avuto in precedenza. Infedele è un album sintetico (in un altro senso rispetto gli esordi altrettanto “sintetici” dei suoi Albanopower, anglofoni e con influenze da “mare del nord”, furono demo del mese su Rumore un’altra vita fa), carico di rimandi e di simboli a cominciare dalla scelta di incidere solo 8 tracce (numero dell’infinito e principio cardine della musica basata sulle otto note di cui un’ottava musicale è composta) che lascia l’ascoltatore con la soglia dell’attenzione ancora molto alta. Contiene un solo pezzo pop in senso stretto, Totale (scritto inizialmente per Luca Carboni), mentre per le restanti tracce si sviluppa intorno ad immagini più introspettive e autobiografiche, tra arrangiamenti e linee melodiche che derivano direttamente dal Fado, dalla concezione modale brasiliana, e che più prossimamente ci rimandano alla teoretica e alla vocalità di Battiato (cover citata a parte: i due sono nati a meno di 100 km di distanza, nella Sicilia orientale: più affinità che divergenze insomma). Un disco che per la sua breve durata quasi impone il doppio ascolto consecutivo, come fosse un tentativo di farsi assimilare e metabolizzare.

(Foto: Sara Tosi)

E così, mentre il nostro invitato speciale Alessandro Baronciani (coautore del fumetto La Distanza che poi autograferà con Urciullo alla fine dello spettacolo, per la gioia degli zelanti security people che vogliono ricacciare tutti nel silenzio di Ferrara entro la mezzanotte) è impegnato ad autografare le locandine disegnate ad hoc per la serata di festa alle 21.33 appare sul palco un Urciullo di pesce spada (i comunicati stampa dicono che sia un Narvalo) vestito.
Dal vivo come già accennato la carne (o meglio: il pesce) al fuoco: simboli e rimandi che sovraccaricano, che obbligano chi vuole essere obbligato a prestare attenzione a tutti i dettagli oltre che all’insieme. Quella che Urciullo mette in scena sul palco del Castello Estense è quasi una rappresentazione teatrale (che facciamo, azzardiamo l’ispirazione dell’Opera dei Pupi siracusani?), tesa a (s)mascherare le credenze erronee sul suo conto di artista pop. Colapesce ci appare in scena, in campo, come lo sceneggiatore/attore della sua stessa produzione musicale: con al seguito la sua compagnia di cinque elementi (fra cui il sassofonista Gaetano Santoro, già con Roy Paci nel progetto Banda Ionica e Mario Conte, con lui nell’avventura che ha portato alla riscoperta “post moderna” di Alfio Antico, il cui ultimo album è stato prodotto e suonato dai due) a tratti cede il ruolo di protagonista alla seconda chitarra e voce Adele Nigro/Any Other, a mo’ di Amalia Rodriguez de noantri.

Lascia stare gli inglesi, la trap, i cassoni non fanno per te
È più diventa industriale
Più la puzza è anale
C’è la miseria che annusa
la mia passione vitale Sei la punta di un iceberg
Sei la pensione che non avrò mai
Siamo il teorema che non capisco
Il futuro che avanza dentro a un fosso
Dentro a un fosso
Su un tappeto rosso

L’infedeltà ci appare quindi come il tradimento del genere dal quale era partito e nel quale l’avevamo catalogato, dopo il (relativo, rispetto ad altri nome, ma pure sempre tale) successo di Egomostro, perché forse Urciullo ha intenzioni e sicuramente origini profondamente diverse. È, per fare un parallelo scontato di questi tempi, una anima mediterranea più che Latina (L maiuscola), che ci parla di emigrazione (Maledetti Italiani), di lontananza (Sottocoperta), di amore (Reale), di separazione facendolo in una chiave anarchica e tutto sommato reticente ad uniformarsi alla grammatica musicale della cazzimma dell’indie nostrano. Sul palco Lorenzo è il puparo/maestro di cerimonia/imbonitore di una rappresentazione dove gli elementi autobiografici si risolvono in arrangiamenti orchestrali di fiati, assoli di chitarra e da intrecci di tonalità con la voce di Adele Nigro che irrompono cristallini sui bit di drum machine 808. Così, tra il dissacrante (Colapesce offre l’ostia al suo pubblico) e il mistico all’avanguardia (le pose che scimmiottano la febbre del sabato sera di John Travolta: chissà se Lorenzo ha visto il film drammatico Manero, produzione sudamericana del 2008), luci al led a forma di fulmine poste nel retro della giacca, il concerto si conclude, come un film girato in piano sequenza, con lui da solo, sul palco, con la sua chitarra. (Si ringrazia Antonella Garro per la consulenza).

(Foto: Francesca Sara Cauli)

“Quando il tempo in cui l’uomo di talento si trova a vivere è stupido e piatto, l’artista anche a propria insaputa, è assillato dalla nostalgia di un altro secolo. Non potendo che raramente e per poco tempo accordarsi con l’ambiente in cui cresce, esaurito che abbia il godimento che può dargli lo studio di quell’ambiente, l’osservazione e l’analisi esercitate su chi lo subisce- piacere che basta a distrarlo- istinti, sensazioni, tendenze ataviche, si risvegliano in lui, si precisano, si impongono. Divengono imperiosa esigenza.” Joris-Kar Huysmans, à rebours, 1884