
Nel numero di giugno di Rumore, Michael Gira racconta il nuovo album dei suoi Swans
The Beggar è il nuovo album degli Swans, il sedicesimo lavoro in studio della band di Michael Gira, scritto, racconta l’artista, “dopo numerose cancellazioni di tour indotte dalla pandemia per il precedente album degli Swans Leaving Meaning, e un apparente pozzo senza fondo di attesa, attesa, attesa e lo strano disorientamento causato da questo improvviso ma interminabile isolamento forzato. Quando finalmente sono stato in grado di viaggiare, canzoni alla mano, fino a Berlino per registrare questo disco con i miei amici, la sensazione è stata simile al momento in Il mago di Oz quando il film passa dal Bianco e nero al Colore”.
Nel numero di Rumore di giugno potete leggere l’intervista di Francesco Vignani a Michael Gira, che ha parlato della genesi dell’album, di come sono cambiati gli Swans negli anni, della sua etichetta Young God Records e di altro.
“Sono nato a Los Angeles ma non sono riuscito a districarmi fra le cose della vita sino alla metà dei 20 anni, quando sono scappato a New York”, dice Gira rispondendo alla domanda se il titolo del brano Los Angeles: City Of Death abbia un che di autobiografico,
Una delle mie maggiori esperienze formative risale a quando avevo 13 anni: ero strafatto di LSD, seduto in un parco con un gruppo di placidi e colorati hippies e mi sono ritrovato immobile a osservare mentre parecchi membri di una nota gang di bikers picchiavano senza pietà un ragazzino che aveva stupidamente toccato una delle loro motociclette. Il rumore dell’impatto dei loro stivali sulla sua testa e petto ha ancora una qualità talmente specifica da non permettermi di dimenticarlo. Ricordo che il mio intestino si rilassò… Ma in ogni caso, quando ho scritto il pezzo, ero nel pieno di intense fitte di nostalgia per Los Angeles, sebbene sapessi perfettamente che la città della mia infanzia non esisteva più e mi ricordassi la felicità assoluta che avevo provato decenni prima nel vederla scomparire dai finestrini dell’aereo per New York. A suo modo L.A. è la radic eda cui fiorisce tutto ciò che è meraviglioso e orrendo nella cultura americana. Un posto di incredibile glamour, superficiale e artificiale, sotto cui si nasconde ogni forma di depravazione, ingordigia e crudeltà gratuita. è la terra che ha dato alla lucele compartimentazioni tentacolari,gli shopping malls e le autostrade congestionate, oltre che la partria di quel gigantesco simulacro che è Disneyland. Un posto che, mentre lancia le sue metastasi verso il deserto, uccide tutto quanto le si para davanti. L’intera zona è un’area cancerogena, da un punto di vista ambientale, psicologico e culturale. E naturalmente sopra di lei c’è un sole maligno che fa del suo meglio per grigliare vivo tutto ciò che sfiora. Adesso ovviamente ci sono gli incendi, poi arriveranno le alluvioni e presto suppongo che un terremotobutterà a mare tutto questo schifo. Eppure ho memorie meravigliose del posto! In qualche modo mi attrae ancora. è un sogno impossibile ma se avessi i soldi mi comprerei subito una casa sulla spiaggia di L.A. e passerei il resto dei miei giorni a piedi nudi, fatto e abbronzato, proprio come da ragazzo.
Qui sotto potete ascoltare l’album:



