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di Stefania Ianne

Gli inglesi non capiscono le piazze. Colpa delle condizioni meteorologiche avverse. I pub sono il luogo preferito di incontri ufficiali e clandestini, casuali e rivoluzionari. Le piazze ci sono e non ci sono. Disordinate, ingombre, poco usate. Non amo Leicester Square, recentemente ripulita, ma che nonostante le luci eccessive continua ad apparire lugubre, buia, plastificata, una scusa dove stendere il tappeto rosso per le première dei film hollywoodiani. E inevitabilmente stasera all’arrivo in piazza mi imbatto nella macchina hollywoodiana al lavoro. Transenne dappertutto, riflettori da stadio, agenti della sicurezza, ragazzi in rosso, volantini e posters alla mano, cercano di attirare l’attenzione sull’imperdibile evento sul tappeto rosso della serata: la presentazione di Cuban Fury. Squallido il film, squallido il poster che ormai tappezza tutta la città. Sotto la pioggia i tecnici preparano le videocamere e i microfoni a forma di cannone con pelliccia, i camioncini delle varie antenne televisive invadono la piazza. I turisti guardano perplessi.

Dribblo i distributori di volantini, giro l’angolo e mi ritrovo all’Odeon Leicester Square. Nessun poster, nessun volantino, solo una coda discreta all’ingresso della première alternativa della serata, l’ultimo film di Jim Jarmusch, Only Lovers Left Alive. La presentazione dell’evento non potrebbe essere più anonima, il titolo del film non è nemmeno presente nella lista dei film della serata. Dai cartelloni giganteschi Colin Firth sembra evitare Nicole Kidman nella locandina del mediocre Railway Man, mentre Geoffrey Rush e Emily Watson ci guardano intenti dall’ancora più enorme locandina led che annuncia la prossima uscita di Book Thief.  Siamo nel posto giusto? In coda ci rassicuriamo a vicenda. Entriamo. I biglietti vengono raccolti, un esercito di ragazzi clippa intorno ai nostri polsi i braccialetti di plastica rossa che ci apriranno le porte del nightclub Heaven alla fine della proiezione.  L’attesa dura poco, Jeremy Thomas, produttore del film, sale sul palco e introduce Jim Jarmusch. Ci presenta il suo ultimo lavoro con molta modestia, ringrazia tutti i suoi collaboratori, gli attori, la meravigliosa Tilda Swinton e Tom Hiddleston. Una sorpresa anche per il regista. “I didn’t know he could act nemmeno dopo averlo diretto, ci dice. Lo ha visto al teatro in Corolanius la sera precedente. Ci strappa i sorrisi quando ci dice che di solito anche i suoi amici lasciano Londra quando arriva in città. “this time they couldn’t un accenno allo sciopero della metropolitana ancora in corso. Ci lascia con un “See you in Heaven. Le luci si spengono, la musica accattivante degli Sqürl, guidati dallo stesso Jarmusch, ci introduce nel mondo  dei vampiri protagonisti del suo film. Un cocktail ben riuscito di meraviglie visive e umore perverso, una variazione intelligente sul tema vampirico girato tutto di notte tra le stradine aggrovigliate di Tangeri e le rovine industriali della città fantasma che è ormai diventata Detroit. Il sangue, quello buono, è diventato raro e i vampiri protagonisti del film si riforniscono alla fonte, le banche del sangue degli ospedali con l’aiuto di dottori corrotti. La musica, composta da Jozef van Wissem, ha una parte quasi da protagonista nel film, onnipresente, intrigante. Adam, il personaggio animato da Hiddleston, è un musicista recluso ai margini di Detroit che spende l’eternità a comporre e a collezionare chitarre vintage, oggetti di una bellezza irreale. Eve, il personaggio di Tilda Swinton, vive a Tangeri di sangue e letteratura in tutte le lingue con il suo complice letterario Marlowe impersonato da un irriconoscibile John Hurt. I riferimenti letterari pervadono l’opera, divertente il dettaglio dei passaporti a nomi di Stephen Dedalus, Ulysses, e Daisy Buchanan, The Great Gatsby – Adam e Eve si muovono usando vari pseudonimi. Bellissima la visita notturna della decadente Detroit, e la fermata obbligatoria davanti alla casa dove è cresciuto Jack White.

Le due ore del film trascorrono veloci. È arrivato il momento di raggiungere il nightclub Heaven per la seconda parte della serata. All’ingresso dopo il passaggio obbligato al metal detector, siamo accolti da ragazzi abbigliati da dottori con mascherina ed occhiali da sole nella semi-oscurità. Ci passano dei bicchierini che contengono un liquido rosso, spesso, dal profumo intenso di cannella. “It’s the good one, ci dicono.  All’interno il set del film è riprodotto casualmente, libri e strumenti musicali sono sparsi dappertutto.  L’Heaven è perfetto per la serata: buio estremo, la struttura ad arco fatta tutta di mattoncini, siamo nelle arcate che sostengono i treni che raggiungono la stazione di Charing Cross. Per primo sul palco l’intrigante olandese Josef van Wissem, avvolto da luce blu, solo con il suo liuto, 24 corde, uno strumento di una bellezza indescrivibile. Ci affascina per 20 minuti prima di scendere le scale che separano il palco dal pubblico, cammina per quanto il cavo che amplifica il suo liuto permette, la luce soffusa rende l’atmosfera irreale. Il pubblico è affascinato, osserva meravigliato, le pupille dilatate.

Il secondo gruppo a salire sul palco accompagna la misteriosa e melliflua Yasmin Hamdan, minuscola e ipnotica come nella scena finale del film. Ma l’attesa principale è per gli Sqürl. La chioma alla Elvis Presley completamente bianca da decenni, Jarmusch è sul palco per preparare la sua chitarra. Accompagnato da Josef van Wissem alla chitarra e da un batterista irriconoscibile nell’oscurità totale, Jarmusch inizia ad intessere la tela ipnotica della colonna sonora. Abbandono la sala mentre intonano una versione psichedelica di I’m so lonesome I could cry – Hank Williams – con Jarmusch alla voce…