
I Viagra Boys al Flowers Festival non hanno deluso e, come spesso accade, la resa live loro è esplosiva
Foto di Ettore Castellani
La band svedese Viagra Boys, tra art punk e post punk, ha trascinato il pubblico eterogeneo giunto per le grandi occasioni. Molte tentazioni viscerali ed emozioni senza mediazioni per il gruppo con un imprescindibile Sebastian Murphy alla voce, con tatuato in fronte “lös” (sciolto in svedese), tra l’eleganza apparentemente distaccata di David Byrne, il disordine di un Tom Waits o un’intensissima profondità, meno ieratica di Nick Cave ma forse ancora più disperatamente umana.
I tempi cambiano, ed i possibili futuri grandi classici anticipano il cambiamento. La distorsione è
probabilmente la nuova cifra stilistica che meglio traduce la musica in emozioni. I Viagra Boys ne hanno dato una rappresentazione tra il teatrale ed il selvaggio che rimarrà negli occhi e nei ricordi di chi ha visto. La serata è stata aperta dai sempre verdi Tre Allegri Ragazzi Morti e da quelle che potrebbero essere le nuove leve, con i promettenti Circus Punk.
Viagra Boys











Tre Allegri Ragazzi Morti




Circus Punk






