The Hard Quartet, 4 amici all’Electric Ballroom

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Hard Quartet Live

Stefania Ianne ci racconta il live londinese degli Hard Quartet, “supergruppo” di Stephen Malkmus, Matt Sweeney, Jim White ed Emmett Kelly

Sono fortunata stasera ad avere un biglietto per questo quartetto. Ovvio la stampa ha iniziato a parlare di super gruppo non appena si è sparsa la voce che Stephen Malkmus si fosse unito a Matt Sweeney, Emmett Kelly e Jim White sotto il nome Hard Quartet. Alimentata da rispetto reciproco nel corso di una vita trascorsa sui palcoscenici del circuito indipendente, la collaborazione forse non aggiunge nulla di nuovo a quello che già conosciamo dei quattro artisti ma era forse necessaria?

Perché iniziare un altro gruppo quando si ha successo? Come evitare una battaglia di ego? Forse quando non si è consapevoli di essere dei geni e si rimane umili e quando si mantiene la curiosità e l’entusiasmo musicale e si ha voglia di imparare da chi ci sta intorno? Sicuramente una collaborazione soffusa da una vena ironica e autoironica non indifferente, nonostante l’overdose di talento sul palco. Jim White non è semplicemente il batterista preferito da tutti, da quando ha sfondato il muro delle possibilità sonore percussive rompendo tutti gli stereotipi con The Dirty Three?

Nel video che accompagna la pubblicazione del quartetto, è evidente che Stephen Malkmus non abbia una grande opinione di sé stesso. Nel quartetto, circondato come dice da vero talento musicale, si auto definisce il nerd autodidatta. Si identifica ancora con il ragazzino suburbano intimorito dai tough guys del circuito. Descrive nel video la prima volta che ha incontrato Sweeney, pensava che lo avrebbe colpito con una siringa in un occhio e invece Sweeney si è dimostrato un ragazzo normale. Il quartetto è un gruppo di chitarristi: Emmett Kelly, completa il quadro – come dice Sweeney nel video tutti erano super eccitati dall’idea di collaborare con Kelly una presenza forse più lontana dai riflettori ma molto, molto quotata.

“I’m not a lyrics guy” non sono un chitarrista vero, non sono bravo con le parole, Malkmus ci confessa nel video. Davvero? “When I tried to cut my soul in two there was not much inside except the dregs of youth! ‘ Malkmus canta, in Gripping the Riptide. “I know you try to weep under the guise of sleep…” Gli esempi sono infiniti. Come considerare Malkmus not a lyric guy? Mi fa morire. In Heel Highway: “Shelter me from the Melody” liberaci dalle melodie scontate, sembra cantare Malkmus. E le canzoni firmate da lui per il quartetto, sono un viaggio psichedelico di una bellezza inconsapevole. Accompagnate dal viaggio ritmico imprevedibile di Jim White, temperate musicalmente dall’ecletticismo di Sweeney e Kelley sono come il maglione preferito rimasto in un angolo del guardaroba fin troppo a lungo.

Malkmus anche dal vivo e è di una potenza musicale indescrivibile, adorato da un numero inspiegabile di appassionati. Basta pensare che accanto a me al concerto da un lato avevo una ragazza giapponese residente a Berlino venuta apposta per il concerto. Dall’altro lato il ragazzo accanto a me invece era volato da Washington DC. “I bet you are a Pavement fan”, scommetto che sei una fan dei Pavement, mi chiedeva ripetutamente nell’intervallo prima dell’inizio del concerto. Yes, of course sono una fan dei Pavement, chi non lo è?

Sono doppiamente fortunata stasera. La sala è intima al punto giusto – odio le arene e i concerti superaffollati – e io sono quasi incollata ai pedali di Malkmus se si ignora la presenza del pit per i fotografi. Per un’ora circa il quartetto ci intrattiene con la riproduzione totale e fedele dalla prima all’ultima traccia del disco di esordio creato a Malibu, un affare tra 4 amici rilassati, musicisti che non devono dimostrare nulla a nessuno. Si vede che suonano per divertirsi, non per andare in testa alle classifiche.

E il concerto è una danza ben orchestrata, nessuno è il leader, tutti suonano il basso a turno, ovvio non Jim White. La sua presenza magnetica dietro la batteria è ammaliante. Sguardo vivissimo inebriante, spesso fisso a seguire le farneticazioni musicali di Malkmus. “Lo avete capito che stiamo suonando il disco nell’ordine di pubblicazione, vero?” Niente fronzoli, solo le canzoni del disco. Sweeney e Kelley sembrano cercare di facilitare i capricci musicali di Malkmus, le loro melodie più dirette ma non meno accattivanti quando prendono il microfono mentre Malkmus abbraccia il basso, “I lover her”, si corregge: “I love them!” Mi chiedo come ci si senta a essere parte della vecchia generazione dopo essere stato avanti per tutta la vita?

Setlist
Chrome Mess
Earth Hater
Rio’s Song
Our Hometown Boy
Renegade
Heel Highway
Killed by Death
Hey
It Suits You
Six Deaf Rats
Action for Military Boys
Jacked Existence
North of the Border
Thug Dynasty
Gripping the Riptide
Action for Military Boys Reprise

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