
Bird Machine è l’album degli Sparklehorse che esce a tredici anni dal suicidio di Mark Linkous, a cui è dedicata la copertina di Rumore di settembre
Bird Machine è l’album postumo degli Sparklehorse di Mark Linkous, a cui abbiamo dedicato la copertina del numero di settembre in un servizio di Carlo Bordone e Maurizio Blatto. La storia del disco inizia nel 2009: poco prima di suicidarsi il 6 marzo del 2010 all’età di 48 anni, Linkous stava lavorando a quello che doveva essere il quinto album. Dopo la sua morte, il fratello Matt e la cognata Melissa si sono messi a setacciare scatole di nastri con le registrazioni inedite di Mark, per portare alla luce un album postumo.


Quando Matt, Melissa e Bryan Hoffa, uno specialista di conservazione audio presso il National Audio-Visual Conservation Center della Library of Congress, hanno iniziato il processo di ascolto e archiviazione delle registrazioni di Mark, hanno trovato canzoni quasi complete e altre che necessitavano di arrangiamento o mixaggio. “Era come se le canzoni ti facessero sapere”, dice Melissa, “Mark ha comunicato queste canzoni. Abbiamo solo fatto del nostro meglio per trasmettere il messaggio”.
“È la decisione più difficile che abbia mai preso”, aggiunge Matt,
È difficile fare una scelta sull’arte di altri, anche se li conosci da una vita e hai lavorato con loro, anche se erano tuo fratello e il tuo migliore amico. Abbiamo avuto lunghe conversazioni sul non voler portare la cosa in una direzione diversa. Volevamo far emergere quello che c’era. Significa così tanto per me, quest’ultima serie di bellissime cose che mio fratello stava mettendo insieme. Quando mi siedo e indosso un paio di cuffie, lo ascolto fino in fondo. Tutto, da It Will Never Stop a Evening Star Supercharger a Stay, è Mark che lo fa venire fuori”.
Potete ascoltarlo qui sotto:



