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Nick Cave ha condiviso sul suo sito i ricordi più belli dell’amica e collaboratrice Anita Lane, scomparsa ad aprile

Come era prevedibile, a qualche giorno dalla scomparsa è arrivato il pensiero di Nick Cave per Anita Lane, cantante e coautrice fra le altre cose di brani dei Birthday Party e dei Bad Seeds. Cave ha affidato le sue parole al sito The Red Hand Files, dove scrive in risposta ai fan che gli hanno chiesto un ricordo della sua amica e collaboratrice:

Pensi di conoscere il lutto, pensi di aver elaborato i suoi meccanismi, pensi di essere diventato esperto del dolore – più forte, più saggio, più resiliente – pensi che niente possa più ferirti in questo mondo, e poi Anita muore. In piedi per strada in un baby-doll, circondata dalla luce del sole, ridendo e irradiando una bellezza penetrante di tale forza che smetti di respirare. Non potevo credere ai miei occhi. Più avanti, al mio tavolo della cucina a disegnare cose, aveva rapidità di tocco e una linea chiara e leggera piena di umorismo, getta via ogni disegno e ne inizia un altro, carica di un’energia dilagante, instabile, fatale che l’avrebbe seguita per tutta la vita. La mia linea, amatoriale e ponderosa. Tutti volevano lavorare con lei ma era come cercare di intrappolare un fulmine in una bottiglia. Mick Harvey è riuscito a portarla in studio di registrazione, ma queste offerte preziose sono una frazione di quello che era. Era di gran lunga la più intelligente e talentuosa di tutti noi. Era entrata nel più prestigioso college d’arte d’Australia – per capriccio – e raccontava il modo in cui aveva ottenuto il posto. Ha comprato un cavalletto, un po’ di carta da macellaio, dei pastelli, si è messa un vestito, si è pettinata e non è più tornata dentro. Pensava che le idee migliori fossero quelle che non vedevano la luce. Era il cervello dietro i Birthday Party, ha scritto alcune delle loro canzoni, ha scritto From Her to Eternity, The World’s a Girl, Sugar in a Hurricane e la mia canzone preferita dei Bad Seeds song, Stranger Than Kindness, ma è stata molto più di questo. Come poteva qualcosa di così luminoso portare tanta oscurità? Beveva gin da un biberon. Disprezzava il concetto di musa ma lo era di tutti. Parlava con una voce da bambina ed era la mia migliore amica. Due mesi fa, parlando con lei al telefono, sembrava lontana un milione di miglia. Amava i suoi figli più di qualunque altra cosa. Erano il suo orgoglio e la sua gioia. Amarla era facile e spaventoso allo stesso tempo. Lascia uno spazio grande e piangente.


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