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Appunti dalla quarantena è un appuntamento libero con stralci, storie, situazioni, pensieri casuali (e non) che il troppo tempo chiusi nelle quattro mura fa emergere. Solitamente scritti dalle nostre firme. In questo caso abbiamo un ospite:

di Ettore Giuradei

Forse quello che sento è un senso di attesa. Questa brutta sorpresa, che in fondo, s’è presa un po’ tutto, m’ha rovinato i piani, ha obbligato tutti a fermarsi. Non so se sia più utile dire che presto si risolverà o piuttosto prepararsi a una lunga sosta: un mese, due mesi, chissà. Forse non è passeggera, è un passaggio. Non è un virus, è una maledizione. Non è una pausa, è un periodo. Non è una sospensione, è un altro livello di vita, un segno. Buttarsi, lanciarsi, anche insicuri, con gli occhi chiusi!? Sento già urlare nelle case, la pazienza scoppia, ed è solo l’inizio. Andrà tutto bene? Non so. A me dà più l’impressione d’essere la porta d’ingresso di un nuovo mondo, di una nuova cultura: il cambiamento di certe abitudini può esserne la prova. Non riesco a convincermi che tornerà tutto come prima. Probabilmente sì, ognuno continuerà a fare quello che ha sempre fatto ma con qualcosa di diverso, dentro, qualcosa di profondo. È la prima volta che l’uomo “pronto a tutto” riesce a vedere chiaramente la sua fragilità, le sue debolezze. Prima di morire veramente, vede la morte dei suoi ideali, delle sue certezze, delle sue scelte. E non pensate che l’uomo che continuerà con dentro così tante sconfitte sarà un uomo diverso? Per me sì. Sarà sconvolgente. Credo continuerò a fare quello che avevo in testa, mi stanno contattando per i concerti di quest’estate ma, se non se ne farà nulla, prenderò un’altra strada. Sembra una costante: quando si trova un punto d’equilibrio si è costretti a cambiare. Vorrei scrivere, commentare questo passaggio. Cosa resterà? Quanto resterà di umano? Questo è quello che sento. L’uomo non è più quello che è sempre stato, si è modificato, nel DNA e questo virus ne è la prova. Come c’è il coronavirus, l’anno prossimo nessuno può escludere altre epidemie, altri nuovi virus, e cosa faremo? Continueremo a consolarci, ad aspettare? Staremo in casa per sempre? Questo maledetto virus è nuovo come siamo nuovi noi, in qualche modo, che agli albori di una nuova era viviamo questa fase “bio-meccanica” dove dobbiamo avere a che fare con un corpo diverso, sempre più ibrido, pieno di nuovi accessori, di pezzi, che non ci appartengono ma che ormai fanno parte di noi. Come in noi si sta modificando l’anima che a volte sembra stia svanendo. Partiamo da un virus proiettati nell’era bionica, noi che ci siamo sempre divisi tra corpo e anima, avremo dentro di noi la macchina? Se sì, sicuramente più freddi saremo, come la morte o no, magari solo più precisi. E quel contrasto o quello scambio dominerà i nostri nuovi modi, i nostri nuovi mondi. Cosa saremo? Come ci modificheremo? Certo finché avrò la lingua di carne, farò il vino, rosso come il sangue e finché avrò la voce continuerò a cantare… ma sì, più che crescere, curare, cambieremo i pezzi e forse non sapremo amare, anzi, ameremo in modo diverso, anzi, ci saranno nuove parole per nuovi significati, per descrivere cose che dobbiamo ancora diventare. Fino in fondo non mi sono accorto o non riconosco questo lungo addestramento che mi ha già modificato: stare zitti; il compenso; una strana educazione; la forza del denaro sul senso, sulla coscienza che sì, sta scomparendo, ma che forse proprio grazie a questa calamità, rinascerà in noi e ci accompagnerà tenendo a galla una parola, un significato che forse ci sta a cuore più di tutto e che più di tutto tiene a galla la nostra umanità: il concetto di civiltà. I nostri antenati hanno riconosciuto i venti per scoprire nuovi mondi, dato i nomi alle stelle per orientarsi. Noi in questo momento possiamo solo stare fermi. Non vorrei essere pessimista, ottimista, allegro o triste. Vorrei capire come stare sul pezzo, come vivere ma nessuno ce lo può dire, sarà tutto da scoprire. Sarà difficile, continueremo a vedere un sacco di crudeltà; come in un Nuovo Medioevo, bionico, moderno, dove non ci si sporcherà di sangue ma di particelle tossiche, invisibili e si morirà. Nel frattempo spero, almeno, che la macchina prenda il posto della caterva di inutilità di questo senso delle cose, di questa noiosissima normalità. Spunterà il diverso e la macchina si prenderà il posto di tutte queste brutte bellezze, di certe regole disumane. Sì, in attesa, in attesa, resto in attesa…non vedo l’ora di mescolarmi per specchiarmi nella mia nuova mostruosità e per vivere con altri mostri che a grandi passi vivranno questo momento.


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