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Stephen Morris, il batterista dei Joy Division, parla di salute mentale e del suicidio di Ian Curtis

In una recente intervista, Stephen Morris ha ricordato Ian Curtis, di cui il 18 maggio ricorre l’anniversario della morte.

Il 18 maggio del 1980 Ian Curtis si toglieva la vita a soli ventiquattro anni nella sua casa di Manchester. Recentemente Stephen Morris, al suo fianco nei Joy Division come batterista, parlando del memoir appena pubblicato, Record Play Pause: Confessions of a Post-Punk Percussionist, è tornato sull’argomento, evidenziando come fortunatamente oggi sia più semplice parlare di problemi come la depressione, fino a qualche tempo fa coperti da silenzi e stigma sociale.

“Gli atteggiamenti nei confronti dei problemi di salute mentale sono sicuramente migliorati”, ha detto a NME, “nel senso che adesso è qualcosa di cui puoi parlare e la gente lo capisce. Ma a quei tempi le persone non capivano l’epilessia, pensavano che fosse qualcosa che si prende e c’era una sorta di stigma quindi non sapevi come affrontarlo. Ian era depresso e tu pensavi “tirati su, starai bene”, e non volevi ammettere che era sbagliato. Adesso va molto meglio mai giovani sono molto più sotto pressione di noi e ci sono molte più cose che possono spingerti in brutte situazioni. Anche oggi è difficile ammettere con te stesso che c’è qualcosa che non va. E devi farlo perché anche altri ci sono passati. Non ti ucciderà chiedere aiuto”.

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