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In occasione dei 20 anni di In Utero, il disco era stato ristampato dalla Universal. All’interno dell’edizione in boxset della ristampa c’era il testo integrale della lettera che Steve Albini, produttore del disco, scrisse a Kurt Cobain, Krist Novoselic e Dave Grohl prima di iniziare le registrazioni. Albini è il fondatore di Big Black,Rapeman e Shellac, e ha prodotto, tra i tanti, dischi di Pixies, Godspeed You! Black EmperorMogwai, Uzeda, The Jesus Lizard, Joanna Newsom, Low, Jawbreaker e Motorpsycho.

Il testo è una dichiarazione di intenti da parte di Albini, che parla del suo approccio alla registrazione, del suo rapporto con le royalties e i soldi, e molto altro. Qua sotto, qualche estratto tradotto.

Sul lavoro come produttore:

Mi interessa lavorare solo a dischi che riflettono legittimamente la percezione che una band ha di sé stessa e della propria esistenza. Se sceglierete di attenervi a questo principio cardine, allora mi farò un culo così per lavorare per voi.

Ho lavorato a centinaia di dischi (alcuni fantastici, alcuni buoni, alcuni orribili, la maggior parte normali), e ho visto un collegamento diretto tra la loro qualità e l’umore della band durante le registrazioni. Se ci vuole tanto tempo per fare il disco, e tutti si alterano e si mettono a scrutinare ogni singolo passo, allora il risultato finale sarà lontano dall’effetto che una band ha dal vivo – e tutto tranne che lusinghiero. Fare dischi punk è certamente un campo in cui “lavorare” di più non implica un miglior risultato finale.

Mi piace lasciare spazio agli incidenti e al caos. Fare un album impeccabile, in cui ogni nota e sillaba sono al posto giusto e ogni colpo di cassa è identico al precedente, non è un’impresa. Qualsiasi idiota con abbastanza pazienza e un budget che gli permetta di fare una tale idiozia può farcela. Io preferisco lavorare a dischi che aspirano a cose più grandi, come l’originalità, la personalità e l’entusiasmo”.

Sul suo pagamento:

Non voglio prendere alcuna royalty su qualsiasi disco registro e registrerò. Penso che pagare una royalty a un produttore o tecnico del suono sia eticamente indifendibile. La band ha scritto le canzoni. La band suona la musica. Sono i fan della band che comprano il disco. La band è responsabile della qualità dell’album, sia esso incredibile o orribile. Le royalties appartengono alla band. Vorrei essere pagato come un idraulico. Faccio il mio lavoro, e vengo pagato per quello che vale.

Devo sentirmi a mio agio con la quantità di soldi che mi pagherete, ma sono i vostri soldi, e insisto perché anche voi vi sentiate a vostro agio. Kurt ha suggerito di pagarmi una parte che io considererei come un pieno pagamento, e poi eventualmente una seconda parte dopo avervi permesso di passare un po’ di tempo assieme al disco – se penserete che io me la meriti. Una procedura simile andrebbe bene, ma probabilmente darebbe più rogne che vantaggi.

L’ultima frase della lettera:

Se ci vuole più di una settimana a fare un disco, qualcuno sta sbagliando qualcosa.

Potete leggere l’intera lettera (in inglese) qua sotto

Steve Albini letter

Qua sotto, una performance dal vivo dei Nirvana di Pennyroyal Tea per il canale francese Canal+, filmata nel 1994.


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