Dischi da ascoltare questa settimana (17 – 23 febbraio)

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Daniil Zameshaev Unsplash
(Credits : Unsplash / Daniil Zameshaev)

Alcuni dischi da ascoltare usciti questa settimana, dal 17 al 23 febbraio

Cosa abbiamo ascoltato la settimana scorsa? Ecco qui.

Sam Fender People Watching Cover

Sam Fender People Watching (Polydor/Universal)

A quattro anni di distanza da Seventeen Going Under il cantautore inglese torna con il suo terzo album in studio. Un disco che, pur mantenendo i consueti rimandi al modello di Bruce Springsteen, si sposta dalle fondamenta tipicamente rock dell’artista per abbracciare sonorità più tendenti al pop. Intento di Fender è questa volta, come dichiarato da lui stesso, quello di raccontare storie e osservazioni colorate di personaggi di tutti i giorni che vivono la loro vita quotidiana, che spesso è anche straordinaria

The Murder Capital Blindness Cover

The Murder Capital Blindness (Human Seasons)

“Davanti a noi nel nostro campo visivo immediato, ci sono le cose che possiamo toccare, l’amore che possiamo sentire. Poi c’è tutto il resto. La cecità [Blindness] è la convinzione distorta. Il dietro di noi. L’isolato. L’amore a distanza. La fede negata. Il patriottismo deviato. Il volto sbiadito degli istanti nella vista posteriore. La cecità mette tutto a fuoco”. È con queste efficaci parole che il leader della band irlandese James McGovern ha voluto spiegare il senso del loro terzo album in studio, che segue il precedente Gigi’s Recovery del 2023.

Youth Lagoon Rarely Do I Dream Cover

Youth Lagoon Rarely Do I Dream (Fat Possum)

Trevor Powers giunge al suo settimo album in studio (il quinto con il suo alter ego) e assume come fonte d’ispirazione una vecchia scatola di ricordi d’infanzia, ritrovata nella casa dei suoi genitori. Di conseguenza, il disco, che arriva a due anni di distanza da Heaven Is A Junkyard, presenta atmosfere molto nostalgiche, in cui il suo consueto stile a cavallo tra indie e “musica da cameretta” si apre ad altre varie influenze in linea con i sentimenti di questo lavoro quali trip hop e jazz.

Joan Thiele Joanita Cover

Joan Thiele Joanita (Numero Uno/Sony)

Fresca di partecipazione al settantacinquesimo Festival di Sanremo, in cui si è classificata al ventesimo posto con il brano Eco, la cantautrice italo-colombiana pubblica il suo secondo album in studio. Il disco, che mancava dall’esordio del 2018 con Tango, è il frutto di tanti anni di lavoro e crescita, che le hanno permesso di sviluppare uno stile peculiare ed elegante, fatto di chitarre in stile western ed atmosfere cinematografiche. Tra le tracce si trova anche un featuring con Frah Quintale, che l’ha accompagnata sull’Ariston durante la serata delle cover.

Iosonouncane Lirica Ucraina Cover

Iosonouncane Lirica Ucraina (Tanca/Numero Uno/Trovarobato)

Reduce dalla colonna sonora del film Berlinguer – La Grande Ambizione di appena un anno fa, l’artista sardo, che collabora ormai da anni in modo assiduo con il mondo del cinema, è già tornato al lavoro per comporre le musiche del nuovo documentario della giornalista Francesca Mannocchi. Sulle composizioni l’autore ha detto: “Non c’è un tema ricorrente: a ritornare sono piuttosto certi timbri frastagliati di sintetizzatore e alcuni microscopici frammenti vocali che incalzano percussivi. La mia voce compare in due brani, trasfigurata e frastagliata”.

Saya Gray Saya Cover

Saya Gray SAYA (Dirty Hit)

Sono trascorsi appena tre anni dal debutto con 19 MASTERS, ma per l’artista nippo-canadese, che durante questo periodo ha attraversato una grande crescita (testimoniata dagli EP QWERTY I e II), è come se ne fossero passati almeno il doppio. In quello che possiamo considerare, quindi, un nuovo disco d’esordio Saya ha preso uno dei topoi letterari per eccellenza, la fine di una relazione, indagandolo traendo spunto da una lunga serie di influenze, tra le quali domina la musicista donna più importante del suo paese d’origine, Joni Mitchell.

Motorpsycho Motorpsycho Cover

Motorpsycho Motorpsycho (Det Nordenfjeldske Grammofonselskab)

Nel pieno di un periodo di grande produttività, che li sta portando a far uscire un album all’anno dal 2019 a questa parte, i ragazzi di Trondheim giungono alla pubblicazione del loro ventiquattresimo album in studio. Il cuore del disco, che segue Neigh!! del 2024, è perfettamente riassunto dalla sua copertina, che con i due personaggi di stella e luna riassume la doppia natura della band di Bent Sæther e compagni e del loro lavoro: da un lato brevi brani a cavallo tra rock e pop, dall’altro gargantuesche suite in stile prog rock della durata di oltre 10 minuti.

Puma Blue Antichamber Cover

Puma Blue antichamber (Blue Flowers/[PIAS])

A due anni di distanza dal precedente Holy Waters l’artista britannico, il cui vero nom è Jacob Allen, torna con il suo quarto album in studio, in cui si alternano canzoni effettive, brani ambient e anche una cover del brano dei Low Shame. Il processo creativo è stato così descritti dal suo autore: “Nel tentativo di non essere consumato durante un periodo buio, ho iniziato a registrare il mio tempo da solo senza intenzione di condividere con nessuno quella musica. Essa è diventata per me un compagno e ho iniziato a guarire. Quando ho avuto il coraggio di condividerla, mi hanno detto che era proprio la musica di Puma Blue.”

Basia Bulat Basia's Palace Cover

Basia Bulat Basia’s Palace (Secret City)

Giunta al suo settimo album in studio, che segue The Garden del 2022, la cantautrice canadese inizia a fare i conti con un periodo del tutto nuovo della sua vita, la maternità, che ha avuto grandi ricadute su temi e stili del suo nuovo lavoro. Come spiegato da lei stessa: “In questo periodo sto imparando ad essere madre di piccoli bambini, circondata da amore, ricordi e sogni. (…) È come un paesaggio speciale che viene fuori nelle ore più tarde della notte, che include tutto il casino che ereditiamo e ciò che ci lasciamo alle spalle.”

Baths Gut Cover

Baths Gut (Basement’s Basement)

Nonostante William Wiesenfeld in questi anni sia stato molto attivo musicalmente tra i progetti Geotic e [Post-Fœtus], torna oggi a pubblicare un nuovo disco sotto il suo moniker principale, il quarto, a ben otto anni di distanza dall’ultima volta, quando uscì Romaplasm. Le registrazioni sono iniziate addirittura prima della pandemia e hanno richiesto parecchio tempo per essere completate, tutto quello necessario per produrre un album che promette di ruotare attorno alla combinazione di chitarre ed archi e a brani dalle forti influenze post-punk.

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