Intervista a Rhiannon Giddens: “Adoro sfatare i miti”

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Rhiannon Giddens 1

Rhiannon Giddens suonerà a luglio al Teatro dal Verme di Milano in occasione del Worm Up festival

Usare l’arte e la musica per scavare nel passato e raccontare il presente senza risparmiare verità scomode, rivendicando fra le altre cose il ruolo di africani e afrodiscendenti nella costruzione dell’identità americana: è quello che fa la cantautrice – e membro dei Carolina Chocolate Drops – Rhiannon Giddens con il suo folk personale, che attinge a blues, jazz, cajun, country, gospel, rock, e alle tradizioni dei nativi americani. You’re the One, il terzo album solista uscito lo scorso anno, è il primo composto solo da brani originali, scritti e registrati con alcuni dei suoi più stretti collaboratori musicali, tra cui i polistrumentisti Francesco Turrisi e Dirk Powell, il bassista Jason Sypher, il chitarrista congolese Niwel Tsumbu e il batterista Attis Clopton.

Giddens è uno dei nomi dei pomeriggi musicali del festival Worm Up! al Teatro Dal Verme, dove si esibirà il 3 luglio insieme a Micah P. Hinson. In occasione del suo arrivo in Italia le abbiamo fatto qualche domanda.

Nel tuo lavoro spesso si trovano riferimenti alle tradizioni musicali afroamericane e dei nativi americani. In che modo il tuo patrimonio culturale ha influenzato la tua musica e la tua mission come artista?

“Sono una persona di origini etniche miste della Carolina del Nord: non rivendico un’affiliazione tribale ai nativi americani, ma riconosco quell’eredità nella mia linea ancestrale, quindi penso sempre a modi per evidenziare non solo le musiche e le arti culturali, ma il modo in cui si mescolano e si contaminano e diventano qualcosa di nuovo”.

Riguardo questo tuo impegno nella preservazione della musica folk afroamericana, cosa fai per educare gli altri?

“Prima mi istruisco e cerco di assicurarmi di avere i fatti più validi che posso. Poi li presento alle persone in un senso di condivisione della scoperta: molte di queste cose non le sapevo da giovane, e penso che sia meglio poter scoprire le cose tutti insieme e non vergognarci di non conoscerle”.

Ci sono influenze o passioni non musicali che influiscono in modo significativo sul tuo lavoro?

“Soprattutto la storia! Adoro sfatare i miti di ogni tipo”.

Infatti la tua musica spesso incorpora temi e storie storiche. Come conduci le tue ricerche, quali sono le scoperte più affascinanti che hai fatto?

“Leggo MOLTO – ho molti libri scritti da studiosi estremamente intelligenti che hanno fatto del lavoro della loro vita quello di collegare i punti, spesso molto complicati, pochi e sparsi, che compongono il quadro della prima musica americana”.

Com’è il tuo processo di scrittura delle canzoni? Come ti avvicini alla fusione di suoni tradizionali con elementi contemporanei?

“È molto istintivo: ho ascoltato e studiato molta musica tradizionale e a questo punto le forme e gli schemi delle parole e della musica sono radicati nel profondo della mia psiche, quindi di solito la canzone arriva già in una forma tradizionale se è ciò di cui ho bisogno. Lo strumento che suono spesso con le canzoni che scrivo, il mio banjo fretless del 1858, darà alle canzoni un certo suono proprio per lo strumento che è”.

Come vedi l’evoluzione del panorama della musica folk e roots, e quale ruolo speri di ricoprire nel suo futuro?

“La grande sfida che vedo nel panorama della musica folk e roots è la distanza, che diventa sempre più grande, tra il suo inizio, come musica ‘fatta a mano’ da persone della classe operaia, a una forma d’arte che ora puoi studiare in conservatorio e che alcuni imparano per avere una carriera a tempo pieno e diventare celebrità. C’è una disconnessione fondamentale lì, che rende difficile mantenere in primo piano e al centro del discorso ciò che è significativo in questo genere di musica. Io cerco semplicemente di continuare a portare avanti il discorso e di far emergere la funzione di questa musica – se la funzione cambia radicalmente, il modo in cui è realizzata e il perché, allora diventa qualcos’altro – su cui dobbiamo essere onesti”.

Cosa possiamo aspettarci da questi nuovi live?

“Ho messo insieme una band favolosa che rappresenta gran parte della mia storia passata: una bellissima rappresentazione di alcune delle culture più presenti alla nascita della musica americana, e musicisti fantastici”.

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