In una nuova realtà aumentata coi Pin Cushion Queen nel video di Hiccoughs in anteprima

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Hiccoughs è il brano che anticipa l’uscita del nuovo album dei Pin Cushion Queen, Stories

Tornano sulle scene i Pin Cushion Queen dopo la pubblicazione dei tre Ep Settings (2016/2017) e dopo l’inserimento in formazione di Paolo Mongardi (Zeus!, Fuzz Orchestra, Il Sogno del Marinaio…) che si aggiunge al nucleo fondativo, formato da Igor Micciola e Marco Calandrino. Il nuovo album Stories, una raccolta di dieci brani composti in periodi diversi e con intenzioni, suggestioni e influenze altrettanto diverse, uscirà il 18 ottobre su Locomotiv Records, ed è anticipato dal singolo Hiccoughs, di cui più sotto potete vedere il video in anteprima.

COVER SINGOLO HICCOUGHS

“Dopo il sipario di The haunted”, dice la band a proposito del brano, “i ‘singhiozzi della gravità’ (come recita il testo) aprono l’azione vera e propria, di cui sono protagonisti indiscussi i fusti della batteria: gravi, incalzanti e unico elemento di basse frequenze che àncora un’elettronica commossa, sognante e rarefatta. La voce, all’inizio appesa a un filo, si sdoppia e l’una e l’altra si rincorrono, si muovono dinamicamente fino a una sorta di spoken words nella seconda parte, in cui arrivano a rompere l’ultimo legame che le tiene a terra, confondendosi con gli accordi dilatati del climax finale. Ma anche in questo caso, la forma canzone viene negata (non c’è una parte che possa dirsi vero e proprio tema) e il sogno commosso deve fare i conti con intervalli strumentali noise e dispari, blitz violenti e improvvisi che rimarcano una tensione sempre presente e che a tratti rubano la scena, come se fosse difficile contenerli. In questa contraddizione, o piuttosto in questo equilibrio ritrovato, è il vero senso di Hiccoughs“.

Il video è opera dell’artista Elide Blind, una delle più promettenti e creative videomaker in circolazione, in grado di creare immagini a metà tra estrema prossimità fisica e astrazione della forma. Artista “digitale” a tutti gli effetti, ma ostinatamente legata a una dimensione “ottica”, riduce il lavoro sulla post produzione, inventandosi una nuova realtà aumentata che procede dallo sguardo “corrotto” e difettoso su quella fisica. Utilizza sistemi autocostruiti, lenti che cercano di recuperare l’aura storica della stenoscopia, ma che catturano necessariamente uno spirito diverso, sfruttando dispositivi consumer (smartphone, per esempio) insieme ad altri device professionali.

Redazione Rumore
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